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Coronavirus. Iss: “Il 37% dei decessi nelle Rsa tra persone positive al virus o con sintomi influenzali. Carenza personale e Dpi i problemi più rilevanti”. Solo il 47% può isolare pazienti sospetti


Nuovo aggiornamento dell’indagine dell’Istituto superiore di sanità sulle Residenza sociosanitarie anche se solo il 27,9% delle strutture contattate ha risposto. In Lombardia e in Liguria circa un quarto delle strutture (rispettivamente il 23% e il 25%), presenta un tasso di mortalità maggiore o uguale al 10%. IL REPORT

08 APR - “Tra il totale dei 3859 soggetti deceduti, 133 erano risultati positivi al tampone e 1310 avevano presentato sintomi simil-influenzali. In sintesi, il 37.4% del totale dei decessi (1443/3859) ha interessato residenti con riscontro di infezione da SARS-CoV-2 o con manifestazioni simil-influenzali. Il tasso di mortalità fra i residenti (residenti al 1° febbraio e nuovi ingressi dal 1° marzo), considerando i decessi di persone risultate positive o con sintomi simil-influenzali, è del 3.1% ma sale fino al 6.8% in Lombardia. Da un ulteriore approfondimento, risulta che in Lombardia e in Liguria circa un quarto delle strutture (rispettivamente il 23% e il 25%), presenta un tasso di mortalità maggiore o uguale al 10%”. È quanto riporta il nuovo aggiornamento della survey effettuata dall’Istituto superiore di sanità sulle Residenza sociosanitarie (Rsa) che evidenzia con il maggior numero dei decessi dsi è verificato a marzo, quindi in piena emergenza Covid e con il picco influenzale già alle spalle.
 
Ricordiamo che la survey (vedi la prima versione) è iniziata il 24 marzo 2020 ed ha coinvolto ad oggi 2166 RSA (90% del totale) distribuite in modo rappresentativo in tutto il territorio nazionale. Dal 25 marzo al 6 aprile sono state complessivamente effettuate dal gruppo di lavoro dell’ISS circa 1550 telefonate. Alle ore 9.00 del 06 aprile hanno risposto al questionario 577 strutture pari al 27% delle strutture contattate.

 
I problemi maggiori: assenza di Dpi e carenza personale.Delle 547 strutture che hanno risposto alla domanda, 470 (85.9%) hanno riportato la mancanza di Dispositivi di Protezione Individuale, mentre 97 (17.7%) hanno riportato una scarsità di informazioni ricevute circa le procedure da svolgere per contenere l’infezione. Inoltre, 65 (11.9%) strutture segnalano una carenza di farmaci, 192 (35.1%) l’assenza di personale sanitario e 62 (11.3%) difficoltà nel trasferire i residenti affetti da COVID-19 in strutture ospedaliere. Infine, 136 strutture (24.9%) dichiarano di avere difficoltà nell’isolamento dei residenti affetti da COVID-19 e 37 (6.8%) hanno dichiarato altro, specificando fra le principali difficoltà quelle di reperire i DPI e l’impossibilità di eseguire tamponi.
 
Il 17% delle strutture ha dichiara una positività tra il personale sanitario. Su 560 strutture che hanno risposto a questa domanda 97 (17,3%) hanno dichiarato una positività per SARS-CoV-2 del personale della struttura. La regione che presenta una frequenza più alta di strutture con personale riscontrato positivo è la Lombardia (34.6%), seguita dalla provincia di Trento e Liguria (entrambe 25%), Marche (16.7%), Toscana (15.8%), Veneto (14.6%), Friuli Venezia Giulia (13.3%) e valori inferiori al 10% o uguali a zero per le altre regioni. Questa variabile risente delle politiche adottate da ciascuna Regione, e a volte da ciascuna ASL o distretto sanitario, sull’indicazione ad eseguire i tamponi.
 
Solo una struttura su due in grado di isolare i pazienti sospetti.Il 47% della Rsa interpellate hanno dichiarato di poter disporre di una stanza singola per i residenti con infezione confermata o sospetta.
 
Sì a piani d’azione scritti ma ancora scarsa formazione degli operatori. Su 569 strutture che hanno risposto il 91.2% hanno dichiarato la presenza di un piano/procedura scritta. Per quanto riguarda la formazione del personale sanitario e di assistenza anche con esercitazioni pratiche specifico per Covid 19 (Corso FAD dell’ISS, video...) solo il 54% degli operatori è stato formato.

08 aprile 2020
© Riproduzione riservata

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