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Coronavirus. La sanità italiana divisa anche su come combatterlo. A confronto i modelli di assistenza di Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna e Lazio. Il Report di Altems


L'analisi è stata effettuata nel secondo Report Covid di Altems (Università Cattolica di Roma) che ha rilevato tre modelli di risposta all'epidemia: gestione prevalentemente ospedaliera, che caratterizza la Regione Lombardia e in parte la Regione Lazio; gestione prevalentemente territoriale che caratterizza la Regione Veneto; e gestione combinata ospedale-territorio che caratterizza Emilia-Romagna e Piemonte. I dati mostrano ad oggi un'incidenza doppia di casi in Lombardia rispetto alla media nazionale ed anche una percentuale più elevata di operatori contagiati. IL REPORT

09 APR - Nell’arco di 8 giorni (dal 31 marzo al 7 aprile), l’incidenza dei casi Covid-19 in Lombardia è passata dallo 0,43% allo 0,52%, oltre il doppio di quella media calcolata su tutta Italia (che è lo 0,22%, in crescita rispetto allo 0,17% al 31 marzo). In Piemonte l’incidenza di casi Covid-19 si attesta a 0,31%, nella Regione Lazio è dello 0,07%.
 
Lo rileva il secondo Istant Report Covid-19, una iniziativa dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari - Altems dell’Università Cattolica che cerca di offrire un confronto sistematico dell’andamento della diffusione del Sars-COV-2 a livello nazionale e in 5 Regioni italiane (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Lazio), che rappresentano il 48,9% della popolazione nazionale e che, al 7 Aprile 2020, vedono tra i loro cittadini il 70% dei positivi al virus rispetto al totale dei positivi sul territorio nazionale e il 74% dei casi.
 
I dati mostrano che la percentuale di casi attualmente positivi (n = 94.067) sulla popolazione nazionale è pari allo 0,16% dell’intera popolazione nazionale (era lo 0,13% al 31/3). La percentuale di casi (n= 135.586) sulla popolazione italiana è lo 0,22%, in crescita rispetto allo 0,17% (al 31/3).
 

 
L’analisi della letalità mostra estrema variabilità ed appare in linea con la diversa intensità del contagio: più elevata in Lombardia, intermedia in Emilia Romagna e Piemonte, molto più bassa in Veneto e Lazio.
 
Il contagio ha riguardato più intensamente gli operatori sanitari in Regione Lombardia (12,2% dei contagiati), meno le altre Regioni (intorno al 5% Veneto ed Emilia Romagna; 3% nel Lazio; 1% in Piemonte).
 

 
A partire dal 23 di marzo, si registra un trend significativamente più stabile che sottolinea l’implementazione di protocolli standardizzati che hanno garantito una gestione più uniforme dell’emergenza sanitaria.
 
Sotto il profilo della risposta organizzativa, il rapporto Altems, attravreso l'analisi dei diversi indicatori, mostra come stiano emergendo tre modelli di risposta: 
· gestione prevalentemente ospedaliera, che caratterizza la Regione Lombardia e in parte la Regione Lazio;
· gestione prevalentemente territoriale che caratterizza la Regione Veneto;
· gestione combinata ospedale-territorio che caratterizza Emilia-Romagna e Piemonte (soprattutto dopo il 20 marzo).
 
Il modello di gestione prevalentemente ospedaliera si caratterizza per i seguenti aspetti: 
· caratterizza prevalentemente la Regione Lombardia e in modo meno marcato, il Lazio;
 
· una incidenza di tamponi effettuati sulla popolazione che è inferiore rispetto alla risposta prevalentemente territoriale o combinata (vedi Veneto ed Emilia Romagna); in Lombardia i tamponi sono riservati agli asintomatici;
 
· la crescita dei posti letto in terapia intensiva cresce meno del 50% (al 31.3. non erano ancora attivati i PL in Fiera) che passano da 9/100.000 abitanti a 12,58 (Lombardia) e da 9,44/100.000 a 11,99 nel Lazio con un tasso di saturazione medio che va oltre il 100% in Lombardia e in Piemonte e che rimane basso nelle altre Regioni (es. nel Lazio è al 27%, in Emila Romagna al 38%);
 
· un maggiore ricorso all’ospedalizzazione che riguarda in media il 50% dei positivi in Lombardia e si attesta intorno al 45% per le altre Regioni con eccezione del Veneto che ha ricoverato «solo» il 22% dei positivi;
 
· una minore incidenza dell’uso delle terapie intensive per i pazienti una volta giunti in ospedale rispetto all’outlier che è la Regione Veneto (25,5% in media); nelle altre Regioni siamo tra il al 10e il 19% del Piemonte;
 
· il rapporto tra pazienti trattati in terapia intensiva e pazienti trattati a domicilio è ad oggi doppio in Regione Lombardia e nella Regione Lazio rispetto a quanto accada in Veneto, Emilia Romagna e Piemonte.
 

 
Il secondo modello, basato su una gestione prevalentemente territoriale si caratterizza per i seguenti aspetti:
· è il modello che caratterizza la Regione Veneto;
 
· una alta incidenza di tamponi effettuati fin dai primi giorni anche sugli asintomatici che in Regione Veneto raggiunge il 3,13% della popolazione regionale (vs 1,25% dato nazionale);
 
· una crescita dei posti letto in terapia intensiva superiore al 50%, che passano da 10/100.000 abitanti a 16,81 in Veneto (36%);
 
· un minore riscorso all’ospedalizzazione che riguarda il 23% dei positivi, nel caso del Veneto;
 
· una maggiore incidenza dell’uso delle terapie intensive per i pazienti una volta giunti in ospedale che distingue il comportamento del Veneto (20%) rispetto alle altre Regioni;
 
· il rapporto tra pazienti trattati in terapia intensiva e pazienti trattati a domicilio è la metà in Veneto ed Emilia Romagna rispetto a quanto accade nella Regione Lombardia e nella Regione Lazio.
 
Il terzo modello è quello della gestione combinata ospedale-territorio:
 
· questo modello sembra essere adottato dalla Regione Emilia Romagna sin dall’inizio della crisi e successivamente al 23 Marzo anche dal Piemonte;
 
· una incidenza di tamponi effettuati superiore alla media nazionale in Emilia Romagna (1,7% vs 1,25% dato nazionale) anche se concentrati sui sintomatici;
 
· massima crescita dei posti letto in terapia intensiva superiore al 50%, che passano da 10/100.000 abitanti a 21,81 in Emilia Romagna;
 
· un riscorso intermedio all’ospedalizzazione che riguarda in Emilia Romagna ha riguardato il 40% dei positivi inferiore alla situazione della Lombardia, del Lazio e del Piemonte ma ben superiore all’incidenza registrata in Veneto;
 
· una minore incidenza dell’uso delle terapie intensive per i pazienti una volta giunti in ospedale; Emilia-Romagna e Piemonte hanno in questo caso un comportamento analogo a quello della Regione Lombardia;
 
· si osserva una propensione a trattare i pazienti a domicilio rispetto al ricorso alla terapia intensiva: l’Emilia Romagna in questo indicatore appare analoga al Veneto. Il Piemonte dopo un primo momento di basso utilizzo dell’assistenza domiciliare cambia repentinamente atteggiamento dopo il 20 marzo all’acuirsi del contagio.
 
Sul fronte “digital” Lombardia e Lazio appaiono più attive nella fase attuale con iniziative a livello Regionale. Tutte le Regioni, però, si caratterizzano per iniziative che riguardano le singole aziende sanitarie, dedicate sia al monitoraggio dei pazienti positivi e non positivi a livello domiciliare. In presenza di medesime linee di indirizzo emanate a livello nazionale, le Regioni sembrano aver adottato modelli assistenziali diversi seguendo, con ogni evidenza, la loro naturale “vocazione”.
 
Questo ha portato il Veneto ad orientarsi ad una gestione territoriale e a ricercare attivamente i casi “positivi” anche tra gli asintomatici. Ha suggerito l’Emilia Romagna ad utilizzare la forte rete territoriale già disponibile ricorrendo all’ospedale in modo comunque importante.
 
Lombardia e Lazio hanno confermato la loro vocazione “ospedaliera”, pur trovandosi ad affrontare emergenze di una intensità assolutamente non comparabile.
 
Nella seconda fase dell’emergenza tutte le Regioni (in particolare Lombardia e Lazio) hanno puntato sulla strategia “digital” per rafforzare il monitoraggio domiciliare di positivi e non e per mappare gli spostamenti della popolazione sul territorio.
 
Vai al report integrale.

09 aprile 2020
© Riproduzione riservata


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