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Coronavirus. Strada è ancora lunga. Curva risale anche se continua il calo dei pazienti ricoverati e in terapia intensiva. Css: “Attenzione alla Fase 2 o si rischia una nuova ondata”


Rispetto a ieri si registrano 4.204 casi in più con un totale che sale a 143.626 di cui 28.470 persone guarite (+1.979 rispetto a ieri pari al +7%) e 18.279 deceduti (+609 rispetto a ieri pari al +3%). Le persone attualmente positive sono quindi 96.877 (+1.615 rispetto a ieri pari al +2%). Complessivamente sono stati effettuati 853.369 tamponi (+46.244 rispetto a ieri). Oltre 14 mila gli operatori sanitari contagiati. IL REPORT

09 APR - I casi di nuovo Coronavirus in Italia sono saliti a 143.626 (+4.204 rispetto a ieri pari al +3%), tra cui 28.470 persone guarite (+1.979 rispetto a ieri pari al +7%) e 18.279 deceduti (+609 rispetto a ieri pari al +3%). Le persone attualmente positive sono quindi 96.877 (+1.615 rispetto a ieri pari al +2%). Complessivamente sono stati effettuati 853.369 tamponi +46.244 dei quali oltre 500 mila in Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Piemonte, Toscana e Veneto.

Questi i dati principali dell’aggiornamento odierno forniti dal Capo della Protezione Civile Angelo Borrelli durante il punto stampa delle ore 18. Torna a crescere con vigore la curva dei nuovi contagi anche se prosegue il calo delle persone ricoverate in ospedale. Sempre alto il numero giornaliero dei guariti ma purtroppo anche quello dei decessi.
 
Ad oggi il numero di persone tuttora positive (esclusi deceduti e guariti) nelle singole Regioni risulta il seguente: 29.074 i malati in Lombardia (+529 rispetto a ieri pari al +2%), 13.258 in Emilia Romagna (+148 pari al +1%), 10.449 in Veneto (+278 pari al +3%), 11.336 in Piemonte (+347 pari al +3%), 3.401 nelle Marche (-161 pari al -5%), 2.873 in Campania (+14 pari al +0,5%), 3.253 in Liguria (+8 pari al +0,2%), 5.703 in Toscana (+146 pari al +3%), 3.532 nel Lazio (+84 pari al +2%), 1.390 in Friuli Venezia Giulia (-25 pari al -2%), 1.942 in Sicilia (+49 pari al +3%), 2.301 in Puglia (+63 pari al +3%), 1.566 in Abruzzo (+32 pari al +2%), 1.978 nella Pa di Trento (+38 pari al +2%), 189 in Molise (+8 pari al %), 792 in Umbria (-31 pari al -4%), 1.315 in provincia di Bolzano (+34 pari al +3%), 765 in Calabria (+10 pari al +1%), 876 in Sardegna (+36 pari al +4%), 609 in Valle d’Aosta (+3 pari al +0,5%) e 275 in Basilicata (+5 pari al +2%).
 
Le vittime sono 10.022 in Lombardia (300 in più di ieri pari al +3%), 2.316 in Emilia Romagna (+82 pari al +4%), 756 in Veneto (+20 pari al +3%), 669 nelle Marche (+17 pari al +3%), 1.454 in Piemonte (+76 pari al +6%), 682 in Liguria (+28 pari al +4%), 253 nel Lazio (+9 pari al +4%), 171 in Friuli Venezia Giulia (+2 pari al +1%), 194 in Abruzzo (+15 pari al +8%), 408 in Toscana (+16 pari al +4%), 227 in Campania (+6 pari al +3%), 105 in Valle d’Aosta (+3 pari al +3%), 268 nella Pa di Trento (+13 pari al +5%), 187 nella Pa di Bolzano (+8 pari al +4%), 138 in Sicilia (+5 pari al +4%), 64 in Sardegna (+5 pari al +8%), 61 in Calabria (+1 pari al +2%), 13 in Molise (+0), 51 in Umbria (+1 pari al +2%), 15 in Basilicata (+1 pari al +7%) e 225 in Puglia (+6 pari al +3%).
 
Delle persone attualmente positive (96.877) sono ricoverate con sintomi 28.399 (-86 pari a -0,3% rispetto a ieri), 3.605 (-88 pari a -2%) sono in terapia intensiva, mentre 64.873 (+1.789 pari al +3%) si trovano in isolamento domiciliare.
“Non dobbiamo allentare la guardia, non dobbiamo pensare che abbiamo vinto la battaglia contro il virus. Dobbiamo continuare ad adottare comportamenti responsabili e limitare gli spostamenti”, ha detto il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli in conferenza stampa a chi gli chiedeva dell'aumento dei controlli previsto per le feste di Pasqua. “Ringrazio il ministro dell'Interno, le forze di polizia e le polizie municipali che garantiscono questi controlli - ha aggiunto - il potenziamento era stato chiesto anche dalle regioni”.
 
“Credo che sia assolutamente importante che in questo momento ognuno faccia quello che è chiamato a fare. I membri del Comitato tecnico scientifico forniscono orientamenti, il decisore politico ha la necessità, l'obbligo e l'onere delle scelte politiche. Questo rapporto dialogico con la chiara distinzione dei ruoli l'ho sempre trovato molto netto. Tutto quello che riguarderà politiche di riaccensione delle attività produttive non essenziali andrà fatto con molta cautela per evitare che andiamo incontro alla seconda ondata. Ed è la posizione che è stata ripetutamente espressa dal ministro della Salute”, ha detto il il presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), Franco Locatelli.
 
Sulla fase 2 Locatelli ha precisato che “le politiche che verranno scelte dal decisore dovranno forse avere più un carattere di ordine nazionale piuttosto che regionale, semmai tenendo conto dei profili di rischio dei lavoratori”. Locatelli ha ricordato che alcuni profili di lavoratori sono più esposti di altri, ad esempio “i parrucchieri” sono più a rischio ad esempio “rispetto a chi si occupa della cura dei boschi”.
 
Sulla riapertura o meno degli asili nido e delle scuole materna e settembre il numero uno del Css ha rimrcato come “personalmente credo sia prematuro anche solo ipotizzare scelte per uno scenario di settembre. Auspico che questo problema non si ponga”. In ogni caso “per quanto riguarda la ripresa della didattica frontale in questo anno scolastico le decisioni spettano al ministro dell'Istruzione e al presidente del Consiglio. Fra gli scenari che abbiamo valutato come Comitato tecnico scientifico c'è anche l'impatto della riapertura delle scuole”.
 
Per quanto riguarda poi i test sierologici essi saranno condotti appena pronto il protocollo “il dimensionamento campionario verrà fatto considerando il genere della popolazione, ma anche sei fasce di età, che abbiamo deciso di considerare grazie all'indicazione di Istat, e poi un numero limitato di profili lavorativi e di differenze regionali. Verrà scelto un test con elevata sensibilità, specificità, applicabilità larga su tutto il territorio nazionale, con larghissimo coinvolgimento delle Regioni”.
 
“Oggi si è andati ulteriormente avanti - ha aggiunto - nella costruzione dello studio di sieroprevalenza, abbiamo avuto una proficua teleconferenza per condividere quello che sarà un modus operandi per cercare di attivare questo studio”.
 
“Oggi – ha rimarcato Locatelli commentando i dati - pur nel numero ancora importante di decessi ci sono 10 regioni, principalmente al centrosud, e la provincia di Bolzano, in cui questo numero è inferiore alle 10 unità. Questo è un successo importante da attribuirsi alle misure di restrizione, oltre che alla capacità di tutto il sistema sanitario di aver fatto fronte a una situazione come questa”.
 
“Degli ultimi 5 giorni – ha evidenziato - , ben 4 si sono conclusi con un numero negativo di pazienti ricoverati rispetto al precedente. mentre rispetto al numero di pazienti in terapie intensive siamo a 5 giorni su 5 di calo rispetto al giorno prima. Il che documenta che c'è una riduzione della pressione sanitaria, va anche visto in una prospettiva in cui quando si parla di fase 2 non sempre viene adeguatamente sottolineata. Ridurre questa pressione sul sistema sarà utile soprattutto nelle regioni a più alto tasso epidemico”.
 
“Nessun operatore sanitario avrebbe dovuto morire per assistere i malati di covid 19” ha detto poi il presidente del Consiglio superiore di sanità sottolineando che “chi assiste malati come questi deve essere sempre messo nelle condizioni” di poter operare con “dispositivi di protezione individuale» e necessità di una «formazione” perché “è evidentemente che uno scenario di questo tipo non lo avevamo mai vissuto e dunque c'è stato una sorta di learning process”.
 






09 aprile 2020
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