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Dl Rilancio. Solo 13 Regioni hanno preparato i loro piani di riorganizzazione ospedaliera


Il conto lo ha fatto Altems nel suo ultimo report sul Covid in cui è stata monitorata l’applicazione del decreto. I piani indispensabili per poter accedere ai finanziamenti dovevano essere pronti entro il 19 giugno. Registrato anche un calo nella discesa dei casi così come però il numero dei tamponi. IL REPORT

25 GIU - Al 24 giugno 2020 sono 13 le Regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Pa Bolzano, Pa Trento, Sardegna, Toscana e Veneto) su 21, ad aver deliberato specifici piani di riorganizzazione dell’attività ospedaliera per il potenziamento della rete ospedaliera e delle terapie intensive previsti dal Dl Rilancio e che dovevano essere presentati entro il 19 giugno. Sono alcuni dei dati emersi della 13/ima puntata dell’Istant Report Covid-19 curato dall’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica.
 
“A livello nazionale – si legge nel Report - , al momento si registra una differenza tra le regioni sulla base della diffusione del virus. La totalità delle regioni in cui il virus ha circolato maniera molto consistente ha approvato piani di riorganizzazione della rete ospedaliera. La maggior parte delle regioni in cui il virus circolato a livello di intensità media hanno deliberato i suddetti piani: fanno eccezione il Lazio e la Puglia. Sono ancora poche le regioni che hanno registrato un numero di casi limitati che hanno approvato in Giunta Regionale piani di riorganizzazione ospedaliera”.

 
La sintesi del Report:

Calano i casi. La percentuale di casi attualmente positivi (n = 19.573) sulla popolazione nazionale è in discesa (dati aggiornati al 23 Giugno) e pari allo 0,03% (era lo 0,4% la settimana scorsa). La percentuale di casi (n= 238.833) sulla popolazione italiana è leggermente incrementata, passando da 0,39% a 0,40%. Si registra un forte decremento del Piemonte che è passato dallo 0,08% (al 16/6) allo 0,04% di questa settimana, delle Marche, dallo 0,07% (il 16/6) allo 0,03% e dell’Emilia-Romagna, dallo 0,05% (il 16/6) allo 0,02%, quest’ultimo dato in linea sotto la media nazionale (0,03%). Anche nelle altre regioni vi è un decremento generale, che evidenza la scomparsa del gradiente nord-sud finora evidente
 
Tamponi diagnostici. Per quanto riguarda la ricerca del virus attraverso i tamponi, si osserva che il trend nazionale, è tornato nuovamente a scendere: rispetto alla settimana scorsa, in Italia il tasso per 100.000 abitanti è passato da 6,25 a 5,93. Relativamente al tasso settimanale di nuovi tamponi, i valori più alti di tamponamento vengono registrati nelle regioni del nord (Veneto, Trentino-Alto-Adige, Friuli-Venezia-Giulia ed Emilia-Romagna). Il valore più basso viene registrato nella Regione Sicilia (2.48).
 
Assistenza sanitaria per i pazienti non Covid. Si stanno moltiplicando le pubblicazioni scientifiche che presentano le prime evidenze relative all’impatto che ha avuto sull’emergenza COVID-19 sull’assistenza fornita a pazienti non-COVID-19 in Italia.
In questo rapporto particolare attenzione è dedicata l’area gastroenterologica. Solo il 2,5% delle unità di gastroenterologia a livello nazionale ha proseguito l’attività senza cambiamenti durante l’emergenza Covid, cioè praticamente quasi nessuna. Il 40% dei gastroenterologi valuta come notevole l’impatto sulle lista d’attesa; il 70% delle unità denuncia un allungamento pericoloso delle liste d’attesa.
 
Una nuova mappa per le terapie intensive. Il Friuli-Venezia Giulia rappresenta la regione che attualmente registra il rapporto più elevato tra ricoverati in terapia intensiva sui ricoverati totali (25%; percentuale dovuta presumibilmente ad un numero di ricoverati totali basso) seguita dalla Toscana (23%). In media, in Italia, il 5,84% dei ricoverati per COVID-19 ricorre al setting assistenziale della terapia intensiva.
 
La digitalizzazione in epoca di Covid-19. Connessioni e supporti per la comunicazione digitale. L’analisi qui presentata rispecchia una sintesi delle Regioni in cui è stato maggiore il contagio (Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Marche e Lazio).
Nel corso della Fase 1 dell’emergenza, in media le regioni hanno pubblicato contenuti principalmente di natura informativa (69,0%), con percentuali particolarmente elevate in Lombardia (75,2%) e Lazio (73,6%).

In dettaglio, analizzando le funzioni comunicative veicolate dai contenuti, è emerso come in Emilia-Romagna la comunicazione abbia puntato a promuovere la responsabilità della comunità nella gestione del “new normal” – la c.d. communityship (21,2%) in modo più frequente rispetto alla media delle altre regioni. In merito alla sensibilizzazione-educazione dei cittadini, le regioni sono pressoché allineate, con il Veneto che presenta la maggior percentuale di contenuti recanti questa funzione (12,2%).

In merito a contenuti che promuovessero servizi di accompagnamento e di sostegno, si osservano percentuali maggiori nella Lombardia (12,2%), in Lazio e Marche (10,1% e 10,1%). Nella media generale i cittadini (71,7%) risultano il target di utenti a cui maggiormente si sono riferite le comunicazioni proposte dalle aziende sanitarie territoriali durante la Fase 1.

L’85,7% delle comunicazioni sui siti web delle aziende sanitarie per la regione Marche dedicate ai cittadini; l’Emilia-Romagna e il Veneto presentano più di metà delle comunicazioni indirizzate ai cittadini (rispettivamente 61% e 63,2%).

Il Veneto risulta essere la regione che ha dedicato il maggior numero di comunicazioni al personale sanitario (24%). Attenzione al target aziendale non sanitario è emersa in particolare in Emilia- Romagna e Veneto (rispettivamente 11,4% e 11,2%). In generale, risultano meno frequenti le comunicazioni dedicate ad altri target ad eccezione dell’Emilia- Romagna (12,4%), che principalmente ha riservato comunicazioni al comparto scuola e forze dell’ordine.

25 giugno 2020
© Riproduzione riservata

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