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Quale futuro per il Forlanini di Roma? La Regione decida e presto

di Rino Giuliani

Ci sono oggi risorse finanziarie  che consentono di tenere fede agli impegni e di restituire alla città di Roma un bene pubblico dotandolo di servizi polifunzionali

30 LUG - L’ospedale Forlanini è un bene pubblico e tale deve restare.
Un bene dei cittadini della città di Roma.
Lo abbiamo detto alla Regione il 23 marzo 2017 insieme al Coordinamento dei comitati per il Forlanini bene pubblico. Lo abbiamo ripetuto il successivo primo aprile in una manifestazione pubblica in piazza.
 
La riapertura del Forlanini è per noi CGIL, soprattutto, parte di un processo di potenziamento e riqualificazione delle reti sanitarie di cui la città ha bisogno.
Il presidente della giunta regionale del Lazio Zingaretti a suo tempo ha affermato che il risanamento del complesso ospedaliero proseguiva attraverso un progetto pubblico con il coinvolgimento delle istituzioni e dei cittadini che si sarebbero potuti esprimere sui servizi prioritari.
 
La Regione Lazio il 23 marzo 2017 ha dato un appuntamento per specificare in un confronto quali dovessero essere i servizi prioritari da insediare.
Un tavolo di confronto mancato che già nel 2015 veniva sollecitato con una mozione  dalla consigliera regionale Bonafoni.
Servizi prioritari che per noi vanno individuati nell’ambito sociosanitario e sociale.

 
Una consultazione promossa on line dalla Regione, il “Bando delle idee” ha riconfermato queste priorità-
In tutto questo tempo la Regione tuttavia si è mossa in tutt’altra direzione: dal tentativo di mettere il Forlanini disponibile per la vendita alla indisponibilità del bene  per alienazioni, riaffermata dal Tar del Lazio.
Si è passati dall’idea, discutibile ma ragionevole, di riunire gli uffici regionali sparsi in una “cittadella della p.a.” a un progetto d’insediamento di istituzioni internazionali oggi domiciliate in altre parti della città.
 
Oggi siamo fermi a questa, per ora, ultima stazione.
La chiusura del Forlanini però parte da lontano da quando, da proprietà della A.O. San Camillo-Forlanini-Spallanzani, con una riga “Forlanini non più destinato a attività sanitarie” nella legge di assestamento del bilancio, nel 2008 se ne previde la chiusura nel 2014.
Il Forlanini lo si fa uscire dalla sanità per farlo entrare nel patrimonio regionale con vincolo storico-artistico.
La Regione trasferisce reparti del Forlanini al San Camillo e allo Spallanzani appesantendone in molti casi la funzionalità.
 
Il Forlanini viene formalmente ma non di fatto definitivamente chiuso nel 2015.
Nel 2016 la deliberazione regionale n. 766 rendeva disponibile per la dismissione il bene pubblico Forlanini.
Il Tar del Lazio riaffermava  il vincolo di destinazione pubblicistico del complesso immobiliare senza entrare nel merito delle  soluzioni di riuso se non per dire che fare la cittadella della p.a. era coerente con la normativa di valorizzazione di beni immobili pubblici.
 
Di quella ipotesi, la cittadella della p.a. la Regione oggi non parla. Se ne palerà in Consiglio di Stato mentre resta in stand by una nuova ipotesi di insediamento di uffici di istituzioni internazionali dell’ONU oggetto di una “memoria di giunta” del dicembre 2019.
Uno studio di fattibilità e molti impegni presi sulla testa dei cittadini romani.
Dalla cittadella della p.a. alla cittadella delle organizzazioni internazionali.
 
In questa scelta la Regione Lazio si riserverebbe solo una piccola parte dei 170 mila metri quadri del Forlanini. Tutto il resto verrebbe gestito da altri.
Dentro questa piccola parte l’ormai avviata ristrutturazione dell’immobile di via Portuense  come sede locale dei carabinieri.
 
La Regione che non ha tenuto fede ai suoi impegni e non ha incontrato la CGIL e il coordinamento dei comitati, non ha tenuto in conto neanche  i cittadini che, direttamente chiamati con il cosiddetto “bando delle idee”  ad esprimere la loro opinione a gennaio 2008, prevalentemente hanno chiesto di destinare gli spazio del Forlanini a servizi  sociosanitari, sociali, culturali e per funzioni di pubblica amministrazione.
 
Quello che emerge è:
- La sottovalutazione delle esigenze attuali e future della popolazione rese più evidenti dal Covid che richiede un potenziamento del Servizio Sanitario regionale.
- Una decisionalità tutta risolta all’interno di burocrazie regionali e ministeriali.
- L’impossibilità per i cittadini inascoltati di essere messi in grado di conoscere le effettive intenzioni della Regione sulla destinazione del complesso ospedaliero.
- La mancanza di una progettualità definita sulla riutilizzazione dell’ospedale Forlanini che, sorprendentemente, non è stato adeguatamente custodito, è stato in parte vandalizzato, i suoi beni mobili abbandonati, dispersi o sottratti.
 
Come è possibile che un bene della cui riqualificazione la Regione doveva essere garante non sia stato fatto custodire adeguatamente?
Non c’è alcuna economicità nel far degradare un bene di cui si ha l’obbligo di tutela in quanto oggetto di vincolo  storico.
Come CGIL dissentiamo dalle scelte della Regione.
 
Le cose che non vanno  si cambiano.
La riapertura  del Forlanini è per noi un obiettivo ed è una vertenza per la quale ci sentiamo pienamente impegnati.
Il 18 marzo scorso e di nuovo il 25 giugno il segretario generale della CGIL Azzola ha chiesto al presidente Zingaretti un confronto.
Non abbiamo avuto risposta.
 
A distanza di tre anni dal 2017 sono successe molte cose: tra queste l’uscita dal commissariamento e la necessità di potenziare la sanità pubblica anche attraverso il grande patrimonio immobiliare esistente che non va disperso.
Ci sono oggi risorse finanziarie  che consentono di tenere fede agli impegni e di restituire alla città di Roma un bene pubblico dotandolo di servizi polifunzionali.
 
Il sindacato della CGIL, il coordinamento dei comitati, diversi cittadini hanno formulato proposte di soluzione molto concrete, di riuso dell’intero complesso ospedaliero che chiediamo siano ascoltate dalla Regione la quale oggi non ha un progetto per i cittadini e non può seguitare a far dire all’assessorato al bilancio che il Forlanini “ è fuori della programmazione sanitaria”. Se il Forlanini lo avete escluso lo potete reincludere. La Regione lo può fare in tre minuti, decidendolo.
 
Quello che oggi è in stand by, la cittadella delle organizzazioni internazionali, l’ultima delle ipotesi regionali, è ora uno studio di fattibilità i cui risultati sono previsti per giugno 2021.
Dopo, solo dopo, eventualmente  si potrà decidere, ammesso che il governo trovi al suo interno una intesa per finanziarlo e ammesso che ancora dopo ci sia intesa per una ratifica degli accordi internazionali tra stato italiano e le due agenzie dell’ONU per le quali il MEF vorrebbe il complesso del Forlanini.
 
Quella istituzione di un tavolo di confronto aperto che l’assessore al bilancio Sartore si era impegnato a avviare alla fine dell’incontro del 23 marzo 2017, per monitorare lo stato d’avanzamento del progetto di riorganizzazione del Forlanini noi lo chiediamo oggi di nuovo al presidente della giunta regionale del Lazio.
In questo arco di tempo è mancato l’esercizio di un controllo efficace delle scelte e dei comportamenti anche omissivi dei decisori regionali.
 
I cittadini e i soggetti collettivi della rappresentanza sociale, e noi fra loro, sono stati intermittenti nell’azione, fra loro non coordinati nella risposta che andava data ai comportamenti elusivi e alle decisioni contraddittorie di volta in volta assunte dalla Regione.
C’è bisogno di una unità d’intenti.
 
Come CGIL auspichiamo e rivendichiamo una condivisione larga dell’obiettivo della riapertura del Forlanini. La ricerchiamo nel consenso dei cittadini di Roma.
Insieme possiamo farcela, perché il Forlanini sia un bene pubblico per la città, perché il Forlanini sia restituito ai cittadini romani.
 
Rino Giuliani
Dipartimento Welfare Spi Cgil di Roma e Lazio
 
Nota:
il presente intervento è stato svolto martedì 28 luglio durante l diretta facebook cuihanno partecipato  il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio Michele Azzola,  il prof. Massimo Martelli, chirurgo toracico e il dott. Luigi Macchitella, ex direttore generale San Camillo Forlanini. A coordinare il dibattito la segretaria generale dello Spi Cgil di Roma e del Lazio Alessandra Romano e il segretario generale della Fp Cgil di Roma e del Lazio Giancarlo Cenciarelli.

30 luglio 2020
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