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Quale sanità dopo il Covid? Speranza un progetto ce l’ha

di Ettore Jorio

Al di là degli assi non «cartesiani» utilizzati dal ministro per conseguire il risultato preteso, il progetto c'è. Così come sembrano esserci anche i quattrini, anche se da conquistare tutti con l'elaborazione dei relativi progetti, che però ancora non ci sono, e da incassare, poi, a stati di avanzamento

30 SET - Interessanti le audizioni tenute, alla Commissione Affari sociali della Camera e Sanità del Senato, dal ministro Speranza sul progetto di rilancio del Ssn. Alcune idee sono apprezzabili, soprattutto la volontà di intervenire strutturalmente e non già con i soliti ritocchi emergenziali. Questo è finalmente il modo di intervenire prevedendo investimenti stabili e produttivi del reale cambiamento da realizzare subito e a valere per il prossimo decennio.
 
Al di là degli assi non «cartesiani» utilizzati dal ministro per conseguire il risultato preteso, il progetto c'è. Così come sembrano esserci anche i quattrini, anche se da conquistare tutti con l'elaborazione dei relativi progetti, che però ancora non ci sono, e da incassare, poi, a stati di avanzamento.
 
A questi fodi, ovviamente, potrebbero aggiungersi i 37 miliardi del Mes, cui il ministro ha fatto solo un timido accenno. Uno strumento quest'ultimo più idoneo sia per consistenza che per semplicità degli adempimenti di accesso più adatto ad assistere la rivoluzione che Roberto Speranza ha in mente di portare avanti nella sanità italiana. Una svolta che dovrà prevedere la realizzazione dell'assistenza integrata, vera anima di quella territoriale che dovrà bussare alla porta dei cittadini, per garantire ai medesimi prevenzione a 360°, cure primarie e riabilitazione in prossimità dei loro domicili. Soprattutto al ceto meno abbiente, costretto altrimenti a soccombere a prescindere dalla recrudescenza epidemica con la quale dovere fare comunque i conti.
 
Dunque, ben venga il Piano degli investimenti funzionale ad assicurare «prossimità» assistenziale, garantita da una sanità circolare che accompagni la persona in tutta la sua esistenza e che mandi in soffitta l'attuale organizzazione programmata «per silos e tetti chiusi» (ministro dixit).
 
Ben arrivino, finalmente, le reti ospedaliere di nuova generazione, attraverso una doverosa revisione del famoso DM 2 aprile 2015 n. 70, che ha tante colpe da espiare. Così come l'assistenza primaria e intermedia collaborata da una reale rivoluzione digitale, che dovrà essere ben diversa da quella speculativa che ha fatto finta di fare qualcosa negli ultimi anni a fronte di camionate di milioni buttati al vento.
 
Con questo, si spera di dare il benvenuto al cambio delle regole sui cosiddetti piani di rientro, che ha determinato un complesso sistema speculativo, ove a goderne sono stati in tanti, tranne i cittadini interessati. Se risanamento deve esserci, e in alcune regioni ce n'è tanto bisogno, dovrà essere estinto l'attuale sistema formato da una moltitudine di strutture inutili e da sovrastrutture spesso indebite. I valori di bilancio che offriranno certezza dovranno essere quelli fondati sul netto patrimoniale e non sul debito generalizzato, che significa poco o nulla.
 
Il tutto con conseguente responsabilità civile professionale di chi assume ruoli di revisione e politica (e non solo) delle Regioni, che hanno il compito di risanare. Un compito fino ad oggi svolto male e a totale carico dei cittadini che oltre al danno (quello di non avere affatto l'assistenza sociosanitaria) hanno subito anche la beffa (quello di pagare maggiori imposte per l'incuria di chi era tenuto a salvaguardare il loro diritto alla salute). 
 
Ettore Jorio
Università della Calabria

30 settembre 2020
© Riproduzione riservata


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