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Finanziamenti UE. Da associazioni e sindacati un Piano da 30 miliardi per rilanciare la sanità territoriale


Il documento prevede una spesa totale per 30 miliardi distribuiti su 3-4 anni per una "solida infrastrutturazione della rete territoriale finalmente ai livelli previsti per la rete ospedaliera". La proposta viene articolata in 10 diversi progetti che vanno dal Piano nazionale per l'assistenza socio sanitaria territoriale, alle case della salute, fino alle cronicità, salute mentale, dipendenze e carcere. LE PROPOSTE

13 OTT - Almeno 30 miliardi destinati a 10 Progetti per il potenziamento dell’Assistenza Socio Sanitaria Territoriale. Questo quanto previsto in un documento con l’appello-proposte lanciato da una vasta coalizione di associazioni e sindacati (vedi le sigle in calce al documento allegato). 
 
Nel documento si spiega come l’emergenza sanitaria da Covid-19 abbia spinto i Governi dell’Unione Europea a riconsiderare le politiche di austerity e a mettere a disposizione ingenti risorse per il rilancio dei Paesi colpiti dall’epidemia. "Si tratta di una fondamentale occasione per ripensare e rilanciare il nostro welfare socio sanitario".
 
Le risorse sono sostanzialmente, ma non solo, quelle provenienti dal Recovery Fund (progetto Next Generation UE; per l’Italia: 209 miliardi di cui 90 come sovvenzioni) e quelle (ancora da decidere) del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES).
 
Il documento prevede una spesa totale per 30 miliardi distribuiti su 3-4 anni per una "solida infrastrutturazione della rete territoriale finalmente ai livelli previsti per la rete ospedaliera".
 
 
Queste le 10 proposte di associazioni e sindacati su come spendere al meglio queste risorse.
 
1. Il Piano Nazionale per l’assistenza socio sanitaria territoriale (PNT)
"Un efficace potenziamento delle reti dell’assistenza socio sanitaria territoriale - si spiega - richiede un impegno collettivo e un'organizzazione "strutturata" nel Distretto in grado di organizzare i servizi in funzione delle persone e della comunità (e non delle malattie), realizzando una forte integrazione fra professionisti e fra istituzioni, fra sociale e sanità, con la partecipazione della popolazione. E’ dunque il Distretto socio sanitario, inteso come “struttura forte”, il baricentro e il motore per l’assistenza territoriale, e da cui devono dipendere strutture e professionisti".
 
Il PNT individua 7 obiettivi da perseguire:
1. Rispettare la dignità di ogni persona e il diritto universale alla tutela della salute e all’accesso tempestivo ad un’assistenza sociale e sanitaria di qualità. Un’attenzione particolare è rivolta alle persone fragili, nel rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia.
2. Migliorare la qualità dell’assistenza e rispettare il diritto di curarsi nel proprio contesto di vita
3. Superare i divari territoriali per garantire il diritto alla salute e alle cure in ambito sociale e sanitario su tutto il territorio nazionale, come prevede la Costituzione
4. Favorire un’occupazione stabile e di qualità nel settore sociale e sanitario, e nei settori extra welfare (es. per chi lavora nella riqualificazione degli ambienti e delle strutture)
5. Migliorare la qualità e la sicurezza dei luoghi delle cure, a beneficio di utenti e operatori
6. Promuovere comunità dotate di luoghi/spazi adatti alle esigenze delle persone vulnerabili
7. Promuovere l’uguaglianza di genere, anche sostenendo le attività informali di cura.
 
Previste poi 15 azioni da realizzare, anche all’interno degli specifici progetti:
1.
Definizione di standard e requisiti qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi per l’assistenza territoriale, e per le strutture residenziali e semi residenziali che operano nell’area della integrazione socio sanitaria
2. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali e di strumenti per l’integrazione con i Lea sanitari, con i relativi finanziamenti (es. budget di salute)
3. Transizione dai percorsi verticali orientati alla cura della patologia (PDTA) e alle reti integrate di cure primarie orientate alla salute di persone e comunità.
4. Formazione e aggiornamento professionale (cure primarie, presa in carico proattiva, integrazione, lavoro in rete, budget di salute, ecc.), informazione e comunicazione.
5. Potenziamento delle reti socio-sanitarie territoriali a partire dall’adeguamento delle risorse di personale nel sociale e nel sanitario, integrate e coordinate dal Distretto.
6. Formazione universitaria di MMG e professionisti sociosanitari, anche con percorsi formativi comuni alle diverse figure professionali. Inserimento di MMG, PLS all’interno del Distretto
7. Significativo potenziamento di assistenza domiciliare, cure palliative e terapia del dolore
8. Adeguamento delle dotazioni tecnologiche e informatizzazione dell’assistenza territoriale, anche per la relazione/continuità ospedale territorio.
9. Ristrutturazione/realizzazione di tutte le strutture territoriali: Case della Salute, strutture intermedie, presidi a degenza temporanea-Ospedali di Comunità, Consultori, Centri di Salute Mentale, Servizi per le Dipendenze, Poliambulatori, Centri neuropsichiatria infantile, hospice, ...
10. Adeguamento e qualificazione di tutti i luoghi delle cure destinati all’assistenza territoriale (compresi impianti di areazione/climatizzazione, sale di attesa, servizi igienici, spazi verdi, ecc.). Superare i divari territoriali per garantire il diritto alla salute e alle cure in ambito sociale e sanitario su tutto il territorio nazionale, come prevede la Costituzione
11. Riconversione delle strutture residenziali di grandi dimensioni e non inserite nelle comunità
12. Realizzazione nelle comunità di luoghi, spazi, abitazioni adeguati alle esigenze delle persone fragili e con disabilità, compresi interventi di domotica
13. Realizzazione di interventi per rendere le “Comunità amiche delle persone con demenza” (dando attuazione alle Linee Indirizzo Conferenza Regioni dicembre 2019)
14. Realizzazione di progetti per la mobilità delle persone con disabilità
15. Potenziamento delle attività di prevenzione, individuale e collettiva (anche dando attuazione del nuovo Piano nazionale della Prevenzione 2020-2025)
 
La stima di spesa per il PNT è di 4 miliardi. 
 
2. Progetto Case della Salute (Case di Comunità, Case di Prossimità...)
Il Progetto, parte integrante del PNT, deve indicare e finanziare soluzioni per potenziare una rete diffusa di Case della Salute (o strutture similari, comunque denominate: es. Casa di Comunità o Prossimità) come struttura del Distretto che:
- attua il Livello essenziale socio sanitario di base: accoglienza, informazione, orientamento, accompagnamento, prenotazione, consulenza sulla rete dei servizi e sulle alternative disponibili. Presa in carico, valutazione muldimensionale e multiprofessionale, definizione di progetti individuali di assistenza e supporto in favore di persone singole, di famiglie, di gruppi e di comunità per la prevenzione, il sostegno e il recupero di situazioni di bisogno, iniziative di auto aiuto;
- è aperta almeno h 12 tutti i giorni;
- è sede dell’integrazione tra assistenza Sanitaria e Sociale (ospita servizi Asl e del Comune);
- utilizza il Budget di salute come strumento di integrazione socio sanitaria e di personalizzazione degli interventi;
- è sede unica dei servizi e degli operatori (Medici di Medicina Generale, Pediatri di Libera Scelta e tutti i Professionisti sanitari e sociali);
- pratica un’assistenza socio sanitaria “d’iniziativa”, secondo il “Chronic Care Model” (che implica un potenziamento del ruolo degli infermieri e una loro maggiore interazione con i Medici di MG);
- assicura la continuità assistenziale (presa in carico, dimissioni protette, percorsi diagnostico- terapeutici, ecc), organizzando legami forti (e strutture intermedie) tra domicilio, servizi territoriali e ospedali;
-  è dotata di tecnologie digitali per un welfare di comunità integrato, orientato alla persona, FSE, Telemedicina, Teleassistenza ecc)
- prevede e promuove spazi di partecipazione dei cittadini e delle associazioni.
 
La stima di spesa è di 6 miliardi.
 
3. Progetto Cronicità - Non autosufficienza e Disabilità
Il Progetto deve indicare e finanziare soluzioni per potenziare dare attuazione al Piano della Cronicità, per garantire l’assistenza alle persone non autosufficienti prioritariamente nel proprio contesto di vita e per promuovere la vita indipendente delle persone con disabilità tramite:
1. Le risorse del progetto sono destinate all’attuazione del Piano nazionale della Cronicità (per i dettagli: PNC Accordo Stato Regioni 15.9.2016) che deve essere integrato con il Piano nazionale per la Non Autosufficienza opportunamente rivisto). Il progetto così può creare le condizioni per l’approvazione di una Legge quadro sulla Non Autosufficienza.
2. Inoltre, e in particolare, il progetto deve indicare e finanziare soluzioni, in attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, per:
- il diritto di ogni persona di vivere (e di curarsi) a casa propria (sostegno alla vita indipendente, interventi per favorire la permanenza al proprio domicilio (adattamento abitazione, domotica, dispositivi personalizzati, ecc.), abitare assistito, co-housing, gruppi appartamento. Assistenza sociosanitaria: domiciliare, in centri diurni e semiresidenziali (anche di tipo innovativo: es. giardini Alzheimer). Telemedicina e della Teleassistenza. Riqualificazione dell’assistenza e del lavoro di cura domiciliare di caregiver e badanti, misure di sollievo e sostegno alle famiglie;
- la riqualificazione, la riconversione, il ridimensionamento, la programmazione appropriata delle strutture di ricovero (aggiornamento accreditamenti esistenti, nuove dove carenti: con particolare riferimento al rispetto dei diritti degli utenti). Con l’obiettivo di superare i grandi istituti e di creare piuttosto nuclei piccoli inseriti nel tessuto urbano e quindi parte integrante della comunità;
- l’abbattimento delle barriere architettoniche;
- garantire la mobilità delle persone non autosufficienti e con disabilità;
- il superamento della contenzione meccanica;
- la garanzia dell’inclusione scolastica alunni con disabilità e patologie croniche;
- la formazione e il sostegno al cambiamento culturale e aggiornamento professionale indipendente. La formazione e il sostegno ai caregivers. 
 
La stima di spesa è di 9 miliardi.
 
4. Progetto Salute Mentale
Il Progetto deve indicare e finanziare soluzioni per potenziare una rete diffusa di servizi per la salute mentale inclusivi, integrati e radicati nel territorio, tramite:
- Il potenziamento dei Dipartimenti di Salute Mentale DSM, in particolare del Personale: con piani di assunzioni per adeguarli alle accresciute e diversificate funzioni che fanno capo ai Dsm; Formazione, universitaria e continua, ispirata dalla legge 180 e orientata a percorsi di ripresa e di emancipazione, al sostegno per l’intera vita e alla salute mentale di comunità; adeguamento delle strutture in particolare con riqualificazione, riprogettazione e potenziamento dei Centri di Salute Mentale h12/24 (dotato di un’equipe multidisciplinare, mobile e capace di fornire risposte integrate nei luoghi di vita delle persone, anche in situazioni di crisi e acuzie) e del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, SPDC, libero da contenzione e strettamente integrato ai servizi territoriali. Ove necessario, occorre un adeguamento/ridimensionamento dei bacini di utenza dei servizi.
- L’adozione sistematica di progetti di cura personalizzati, sostenuti dal Budget di salute, emancipativi e partecipati (inserimento lavorativo, abitativo, scolastico e sociale), anche in collaborazione con la cooperazione sociale e con un’integrazione fra ASL - DSM e Servizi del Comune.
-  Azioni per il superamento delle strutture di residenzialità protratta, per “sostituire i luoghi dell’esclusione con i luoghi della vita”, organizzando forme di abitare supportato per la vita autonoma delle persone con disturbi mentali, evitando di sostenere ogni azione che preveda la istituzionalizzazione delle persone.
- Azioni per il superamento delle pratiche repressive, quali la contenzione meccanica (formazione e conoscenza) e l’utilizzo inappropriato del TSO.
-  Azioni per sostenere la piena attuazione della legge 81/2014 sul superamento degli OPG, privilegiando le misure non detentive territoriali e adeguando i DSM per una efficace presa in carico sia dei prosciolti per infermità mentale sia delle persone detenute con sopravvenuto disturbo psichiatrico.
- Potenziamento dei centri per la neuro psichiatria infantile, per l’adolescenza e i giovani adulti.
 
La stima di spesa è di 2 miliardi.
 
5. Progetto Dipendenze
Il Progetto deve indicare e finanziare soluzioni per potenziare processi di cambiamento strutturale, in coerenza con le Linee guida europee e con fondi vincolati, tramite:
- Adozione in tutto il Paese dei Lea approvati nel 2017, a partire dalle azioni per la limitazione dei rischi e la riduzione del danno RdD (anche con un Atto di indirizzo Stato Regioni), attraverso un Piano straordinario di interventi, mettendo in sicurezza i contesti del consumo socialmente marginali (servizi a bassa soglia, prevenzione e cura HIV e HCV) e ricreativi.
- Sviluppo di un sistema innovativo mirato alla popolazione giovanile, anche attraverso interventi di limitazione dei rischi validati a livello internazionale
- Azioni per la messa a regime degli interventi sulla salute per le persone con dipendenze ospitate negli istituti penitenziari, includendo la RdD. Interventi per le pene alternative al carcere, con programmi di formazione-lavoro e socializzazione, progetti di housing first e di cohousing
- Piano straordinario per la ricerca: ricerca quanti-qualitativa su nuovi modelli di consumo, strategie e culture delle PUD, per individuare modelli efficaci di governo sociale del fenomeno
- Piano di formazione per le professioni del settore: percorsi formativi su modelli di uso di sostanze, le dipendenze e gli interventi secondo gli orientamenti più aggiornati.
- Revisione della normativa sull’accreditamento del Terzo Settore no profit in particolare per le attività da realizzare in integrazione con i servizi dipartimentali territoriali e di area penale delle ASL.
- Sviluppo di strumenti per la valutazione delle politiche pubbliche sulle droghe, con messa a punto di indicatori di impatto e risultato innovativi rispetto all’esistente.
- Azioni per promuovere la partecipazione della società civile e delle persone che usano droghe e con dipendenze ai processi di elaborazione, implementazione e valutazione delle politiche, a livello nazionale e regionale.
 
La stima di spesa è di 1,5 miliardi.
 
6. Progetto Salute e Carcere
Il Progetto deve indicare e finanziare iniziative volte a riaffermare il pieno diritto alla tutela della salute delle persone private della libertà, confermare la responsabilità dell’assistenza in capo al Servizio sanitario nazionale e migliorare le azioni di promozione, cura e riabilitazione a favore di chi è ospite o lavora negli istituti penitenziari, attraverso:
- Definizione e implementazione di un moderno sistema di sorveglianza epidemiologica e degli eventi critici, adeguato alle specifiche problematiche della popolazione carceraria.
- Azioni per la promozione della salute dei minori ospitati negli Istituti penali per minorenni.
- Azioni strutturali per la messa a regime degli interventi sanitari per tutti i detenuti e in particolare per le persone con sofferenza mentale, dipendenze, malattie infettive e malattie croniche (telemedicina, formazione del personale, dotazione di presidi e tecnologie, definizione di protocolli per la presa in carico globale e multidimensionale, programmi di formazione/lavoro e socializzazione, rapporti con la medicina generale, ...);
- Programma per la prevenzione e la promozione della salute nei luoghi della detenzione: informazione ed educazione sanitaria, screening, rischio autolesivo e suicidario, sostegno alla genitorialità e all’affettività, salute di genere, mediazione culturale, attività culturali e sportive, ecc.
- Interventi per la tutela della salute delle madri con figli minori di 3 anni, prevedendo l’ospitalità al di fuori del circuito penitenziario o nelle strutture dedicate (Icam) da potenziare secondo quanto previsto dalla normativa;
- Interventi per il sostegno alle misure alternative alla detenzione, per progetti di housing first e di cohousing, per la transizione verso strutture di piccole dimensioni, ....
- Interventi per una efficace presa in carico dei prosciolti per infermità mentale (con misure non detentive) e per le persone detenute con sopravvenuto disturbo psichiatrico.
 
La stima di spesa è di 1 miliardo.
 
7. Progetto salute e giovani, famiglie e genere

Il Progetto deve indicare e finanziare interventi per tutelare la salute dell’infanzia, dell’adolescenza e dei nuclei familiari tramite:
- Riqualificazione e adeguamento dei consultori familiari in tutto il territorio nazionale (ne mancano circa un migliaio).
- Potenziamento dei Piani per la promozione e il miglioramento degli interventi assistenziali nel percorso nascita (CSR 2011), secondo un approccio integrato e basato sull’offerta attiva.
- Uniforme attivazione del sistema di trasporto assistito della madre e in emergenza del neonato (Stam e Sten).
- Interventi per il sostegno alla genitorialità. Esigibilità e accesso ai servizi di IVG e PMA. Accesso alle terapie ormonali per le persone in transizione.
- Interventi a tutela della salute e della sicurezza durante l’orario scolastico dei bambini e degli adolescenti con patologie croniche, disabilità o bisogni educativi speciali (in collaborazione con le istituzioni competenti).
- Interventi di prevenzione dei fattori di rischio per la salute (incidenti stradali e domestici, dipendenze, fumo, alcool, sedentarietà, alimentazione ... ), sulla base delle evidenze scientifiche di efficacia e in una logica di valutazione degli esiti (cfr progetto n. 10).
- Azioni per riconoscere le differenze di Genere per la salute, anche potenziando la medina di genere in ospedale e sul territorio.
 
La stima di spesa è di 1 miliardo.
 
8. Progetto cure palliative e terapia del dolore
Il Progetto deve indicare e finanziare il potenziamento della rete delle cure palliative e della rete della terapia del dolore, garantendo percorsi di presa in carico e formazione degli operatori, tramite:
- la realizzazione di strutture residenziali dedicate, hospice, per raggiungere una dotazione fino a 8-10 posti letto ogni 100 mila abitanti, per garantire l’assistenza a tutte le persone affette da malattie inguaribili e ai loro familiari;
- la realizzazione di strutture residenziali dedicate, hospice, per l’età pediatrica;
- il potenziamento della rete locale delle cure palliative e della rete della terapia del dolore, in particolare a domicilio del paziente, in modo da adeguare l’assistenza ai crescenti bisogni della popolazione;
- potenziamento dei percorsi di formazione e di aggiornamento professionale; campagna nazionale di informazione sociale per informare la popolazione delle opzioni offerte.
 
La stima di spesa è di 500 milioni.
 
9. Progetto sicurezza e qualità dei luoghi delle cure
Il Progetto deve indicare e finanziare un Piano straordinario per la protezione della salute e la sicurezza degli operatori e degli utilizzatori delle strutture sanitarie che preveda, anche attraverso la realizzazione di una serie di micro-interventi a livello locale in grado di produrre occupazione e reddito, nonché l’eventuale utilizzo del patrimonio edilizio pubblico disponibile:
- la messa in sicurezza di tutte le strutture di assistenza territoriale per la tutela della salute delle persone e dei lavoratori (adeguamento norme antisismiche e antincendio, barriere architettoniche, risparmio energetico, garanzia impianti di aerazione/climatizzazione, igiene degli ambienti, risparmio idrico e qualità dell’acqua, manutenzione delle tecnologie sanitarie, ...);
- adeguamento di tutte le strutture di assistenza territoriale a standard di comfort, accessibilità, funzionalità, distanziamento, qualità dei servizi igienici, cura degli spazi verdi, qualità degli arredi e degli ambienti, segnaletica, ecc.
- qualificazione/ristrutturazione dei luoghi di cura rivolti alle persone più fragili e non autosufficienti (DSM, CSM, servizi di neuropsichiatria infantile, Servizi per le dipendenze patologiche, centri diurni, ...), anche per eliminare barriere che impediscono la libera mobilità delle persone e per superare l’uso della contenzione meccanica.
 
La stima di spesa è di 3,5 miliardi.
 
10. Progetto prevenzione e promozione della Salute
Il Progetto deve indicare e finanziare un piano straordinario per la prevenzione e la promozione della salute, a supporto e integrazione del PNP 2021-2025, mediante:
- Potenziamento dei Dipartimenti di Prevenzione e riqualificazione delle attività nella logica della “salute in tutte le politiche”.
- Interventi mirati per ridurre in modo strutturale le diseguaglianze nell’accesso ai servizi e alle prestazioni sanitarie e nell’esito degli interventi, a partire dall’adesione agli screening oncologici.
- Programma straordinario di interventi per il contrasto delle malattie croniche non trasmissibili, sulla base delle evidenze scientifiche e con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati.
- Ricostituzione e rafforzamento della rete nazionale di epidemiologia e predisposizione di Piani di risposta alle epidemie.
- Piano straordinario per la sicurezza sui luoghi di lavoro, per la rimozione e la bonifica di materiali contenenti amianto (a partire dagli edifici pubblici).
- Piano Nazionale di risposta ai cambiamenti climatici e Piano Nazionali per mettere in sicurezza i territori e le aree urbane da eventi esterni, in collaborazione con le istituzioni competenti.
- Azioni per promuovere la partecipazione dell’associazionismo, delle organizzazioni sindacali e della popolazione alle strategie di promozione della salute.
 
La stima di spesa è di 1,5 miliardi.
 


13 ottobre 2020
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