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Egoismo e generosità, due armi da usare insieme contro il Covid

di Ettore Jorio

Dobbiamo accettare le regole dell'autodifesa, di collaborazione con le istituzioni che erogano l'assistenza e di generale altruismo, cominciando a non pretendere ciò che potrebbe essere per loro superfluo ma vitale per gli altri. La combinazione vincente è, infatti, data dalla somma dell'egoismo proprio di pretendere il proprio star bene, ossequiando a quanto prescritto, con la generosità verso gli altri, dai quali dipende il futuro di tutti

29 OTT - Un Paese in grandi difficoltà e una Nazione impaurita. In alcune zone si respira il terrore sociale. Eppure bisogna farcela!
Brutta la foto che abbiamo ovunque davanti agli occhi con le incomprensibili file per strappare un tampone, spesso utile per mettersi la coscienza posto, con i pronto soccorso presi d'assalto e i medici di famiglia ingolfati dalle istanze e dai pazienti davanti gli ingressi dei loro studi. Le condizioni di Milano e Napoli, ma non solo, ove l'attacco del Covid-19 è più consistente, sono preoccupanti.
 
Mostrano realtà urbane al collasso, nonostante la presenza di strutture che sanno il fatto loro ma che non riescono più a contenere una domanda che monterà sino all'inverosimile. Il resto del Paese non è da meno, ancorché registra numeri di contagio inferiori ma sempre allarmanti. Lockdown locali pronti ad essere dichiarati ovunque ci sia un coronavirus più insistente che altrove, scuole che resistono e altre meno, tanto da fare correre in avanti molti sindaci timorosi per le loro collettività che provvedono a sospenderne l'esercizio.
 
Le Regioni non danno il meglio di sé, nonostante abbiano, rispetto alla prima fase, evitato quelle inutili corse in avanti che, poi, in gran parte hanno determinato l'accelerazione della ripresa delle contaminazioni.
 
Occorrono due cose, oltre a quella di seguire pedissequamente le precauzioni difensive che le istituzioni governative impongono, prescindendo dagli esiti di quelle schermaglie tra virologi e sedicenti tali che costituiscono la fortuna di talk show televisivi, nei quali improbabili giornalisti di ieri assumono nuove giovinezze e occasioni per fare business con i soliti libri condivisi con i personaggi del momento.
 
La prima cosa che occorre è quella che i singoli cittadini, oltre che essere consapevoli di divenire possibili vittime del Covid-19, si sentano parte dell'esercito destinato a combatterlo. Un ruolo attivo che dà forza alla resistenza da opporre all'invisibile nemico e genera quella resilienza senza la quale c'è spazio solo per la soccombenza, dei singoli e della comunità cui gli stessi fanno riferimento.
 
La seconda riguarda l'esercizio diffuso di quell'apostolato funzionale alla diffusione delle verità utili alla tutela dall'infezione e interdittivo di quel passa parola delle frottole che circolano con una velocità tale da produrre danni incalcolabili nella collettività. Soprattutto attraverso i social, complici inconsapevoli di quei tam tam che cambiano, spesso radicalmente, la vita e gli umori anche degli intelligenti. Non solo. Della missione di opporsi a quelle provocazioni che montano nelle piazze tendenti a generare un clima di tensione politica che allo stato attuale dovrebbe essere condannata da chiunque.
 
Un aspetto, questo, da non sottovalutare che ha rischiato nei giorni scorsi di essere stupidamente emulato ovunque, aprendo così anche la porta ad ingressi malavitosi, più o meno organizzati, interessati a pescare nel torbido della immane produzione di benefit diffusi, facili a drenarsi in quantità da grossista.
 
In una situazione come questa il ruolo dei cittadini è fondamentale. Dal loro insieme - organizzato diffusamente per conseguire scopi di autodifesa, di solidarismo, di contributo attivo alle politiche sanitarie di prevenzione e di assistenza curativa - dipenderanno gli esiti di questa triste vicenda, che durerà ancora tanto.
 
Insomma tocca ai cittadini fare l'investimento migliore della loro vita. Dovranno farlo accettando le regole dell'autodifesa, di collaborazione con le istituzioni che erogano l'assistenza e di generale altruismo, cominciando a non pretendere ciò che potrebbe essere per loro superfluo ma vitale per gli altri. La combinazione vincente è, infatti, data dalla somma dell'egoismo proprio di pretendere il proprio star bene, ossequiando a quanto prescritto, con la generosità verso gli altri, dai quali dipende il futuro di tutti.
 
Ettore Jorio
Università della Calabria
    


29 ottobre 2020
© Riproduzione riservata


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