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Griglia Lea 2018. Emilia Romagna, Veneto e Trento, le migliori. Le peggiori, Bolzano, Molise e Calabria. Le maggiori carenze nell’assistenza territoriale. I dati dell’ultimo rapporto 

di Luciano Fassari

La misurazione è stata effettuata sui tre principali livelli di assistenza: prevenzione, distretto (territorio) e ospedale. Il calcolo è stato effettuato usando parte dei nuovi indicatori di performance (ancora a livello sperimentale) previsti dalla nuova Griglia di valutazione dei Lea che entrerà però a regime solo tra due anni con il monitoraggio del 2020. Il quadro generale presenta 13 Regioni e PA con punteggio positivo per tutte e tre gli ambiti assistenziali e le restanti Regioni e Pa insufficienti in uno o due indicatori. LE SLIDE

04 GEN - Sono l'Emilia Romagna con un punteggio di 278,28 su 300, il Veneto con 272,3 punti su 300 e la Pa di Trento con 260 punti complessivi, le migliori classificate per quanto riguarda la copertura dei Livelli essenziali di assistenza nel 2018. Lo rileva l'ultimo monitoraggio del Ministero della Salute effettuato usando parte dei nuovi indicatori di valutazione utilizzati per misurare le performance sanitarie nei tre principali livelli di assistenza: prevenzione, distretto (territorio) e ospedale.
 
Per ogni area sono previsti diversi indicatori (dalla copertura vaccinale ai tempi di attesa per le cure fino ai tassi di ospedalizzazione), la cui somma dà il risultato della perfomance per ogni singolo ambito di assistenza.
 
Il nuovo sistema è ancora in fase sperimentale ed enterà a regime, salvo proroghe, in occasione del monitoraggio dei dati relativi all'anno 2000.
 
L'ultimo rapporto, come abbiamo detto, è relativo alle performance 2018 e presenta 13 Regioni e PA con punteggio positivo per tutte e tre gli ambiti assistenziali e le restanti Regioni e Pa insufficienti in uno o due indicatori.
 
L'area dove si sono registrate le maggiori inefficienza risulta essere quella dell'assistenza distrettuale che mostra 6 Regioni e Pa sotto indice (Valle d'Aosta, Pa Bolzano, Molise, Basilicata, Calabria e Sardegna). Poi l'ospedale con 3 Regioni e Pa insufficienti (Molise, Campania e Calabria) e infine la prevenzione con 2 Regioni e Pa sotto indice (Pa Bolzano e Sicilia).
 
La nuova metodologia, come abbiamo visto, valuta distintamente le tre aree di assistenza e attribuisce loro un valore compreso in un range 0-100 in base a 88 indicatori (a regime). Insomma non ci sarà più un unico valore come fino ad oggi ma un sistema che fotograferà più nello specifico come si comportano le Regioni. La garanzia di erogazione dei LEA si intende raggiunta qualora, entro ciascun livello, sia raggiunto un punteggio pari o superiore a 60, in modo da non consentire la compensazione tra livelli.
 
 
Per quanto riguarda le sperimentazioni (vedi risultati anni 2016 e 2017) il punteggio di ogni area è determinato dalla media pesata di 22 indicatori core (con un peso pari a 1 qualora la soglia è data dalla mediana dei valori regionali, e un peso pari a 2 se è fissato dalla normativa di riferimento). I restanti 56 indicatori condivisi dal Gruppo di lavoro saranno oggetto di ulteriori approfondimenti.
 
Per il 2019, ultimo anno di sperimentazione, si useranno tutti e 88 gli indicatori.
 
I 22 indicatori della sperimentazione sono così suddivisi:
- sei per l’area della prevenzione (copertura vaccinale pediatrica a 24 mesi per esavalente e MPR, controllo animali e alimenti, stili di vita, screening oncologici);
 
- nove per l’attività distrettuale (tasso di ospedalizzazione di adulti per diabete, Bpco e scompenso cardiaco e tasso di ospedalizzazione di minori per asma e gastroenterite, intervallo chiamata-arrivo mezzi di soccorso, tempi d’attesa, consumo di antibiotici, percentuale re-ricoveri in psichiatria, numero decessi da tumore assistiti da cure palliative, anziani non autosufficienti nelle RSA);
 
- sei per l’attività ospedaliera (tasso di ospedalizzazione standardizzato rispetto alla popolazione residente, interventi per tumore maligno al seno eseguiti in reparti con volumi di attività superiore a 150 interventi annui, ricoveri a rischio inappropriatezza, quota di colecistectomie con degenza inferiore ai 3 giorni, over 65 operati di frattura al femore entro 2 giorni; parti cesarei in strutture con più e meno di 1000 parti l’anno).
 
I risultati della sperimentazione 2018
Promossi a pieni voti. Dalla rilevazione per il 2018 (che comprende anche le RSS e le P.A.) emerge un quadro in miglioramento rispetto all’esercizio precedente: risultano adempienti in tutte e tre le aree 13 regioni rispetto alle 11 del 2017.
 
Si tratta di Piemonte, Lombardia, PA di Trento, Veneto, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Puglia e Marche.
 
Regioni con un indicatore negativo su tre. Valle d’Aosta, Basilicata, Campania, Sardegna e Sicilia (quest'ultima però risulta anche non classificata per l'ospedaliera) hanno un indicatore sotto la sufficienza.
 
In Valle d’Aosta è carente l’area distrettuale che ha un punteggio di 36,70, stesso discorso per la Sardegna che ha il risultato peggiore d’Italia con il 34,50. Anche per la Basilicata è il territorio l’anello debole del sistema sanitario con un valore di 45,09, mentre per la Sicilia è la prevenzione l'area con punteggio insufficiente.
 
Per la Campania invece l’indicatore sotto la sufficienza è quello relativo all’Area ospedaliera con un punteggio di 58,07.
 
Regioni con 2 indicatori negativi su 3. Livelli insufficienti in due livelli di assistenza si riscontrano nella P.A. di Bolzano (prevenzione e distrettuale), in Molise e Calabria (ospedaliera e distrettuale).
 


Luciano Fassari

04 gennaio 2021
© Riproduzione riservata


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