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Spending review e sanità. Tra sogni e realtà, aspettando i tagli

Il futuro prossimo della spending review sanitaria affidato a Enrico Bondi, nonostante già si parli di 1,5 miliardi di tagli da qui alla fine dell’anno, appare in realtà molto incerto. Nei tempi, nei modi, nei numeri

30 MAG - Chissà perché ci innamoriamo sempre più spesso di parole straniere. Budget, manager, spread e ora “spending review”. Del resto “spending review” ha molta più carica dinamica della traduzione italiana, ovvero “revisione della spesa”, che sa tanto di burocrazia. E invece “spending review” ci fa subito sentire efficienti ed efficaci nell’uso del bisturi contro gli sprechi di cui, ci dicono da sempre, è piena la “spesa pubblica”.

Un inciso. Molti lo dimenticano ma l’incarico a Piero Giarda di effettuare un viaggio esplorativo tra i meandri del comparto pubblico per vedere se era possibile tagliare qualcosa, non gli è stato dato da Monti ma, è bene ricordarlo nel bene e nel male, dal precedente governo guidato da Berlusconi con ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Poi, per i giuochi di ruolo tipici della nostra politica, Giarda è diventato ministro e quel lavoro di revisione della spesa in qualche modo se l’è consegnato a se stesso.

Il “nemico pubblico numero 1” di Giarda sono gli sprechi e dato che, per ucciderlo, il nemico bisogna conoscerlo, ecco che alle pagine 35/38 del rapporto consegnato a Tremonti nel maggio 2011 e che è alla base dei successivi documenti elaborati con il nuovo esecutivo, troviamo una precisa e dettagliata descrizione del “mostro”.


Grazie all’analisi di Giarda adesso sappiamo che esistono dieci tipi di sprechi. Dall’uso di due impiegati per fare un lavoro per il quale ne basterebbe uno, all’acquisto di prodotti a costi più alti degli altri. Oppure gli sprechi di denaro pubblico dei tanti cantieri delle opere incompiute, fino all’italica abitudine di assegnare benefit sociali a chi non ne ha diritto. E così via.
Serviva una commissione di esperti di chiara fama, a partire da Giarda, per scoprirlo? Forse no, ma resta il fatto che stavolta il Governo sembra deciso a fare sul serio, stabilendo che già nel 2012 dovranno uscire 4,2 miliardi di minori spese nella PA. Di queste, secondo le prime indiscrezioni, 1,5 miliardi dovrebbero venire dalla sanità.

Ma prima di affrontare il “come” riuscire in sei mesi a tagliare queste somme dai bilanci delle PA, Asl comprese, vale la pena di rifare il punto sul quadro generale della manovra “spending review” sulla sanità, di cui abbiamo già parlato in queste pagine, soprattutto attraverso i commenti di Grazia Labate, Cavicchi, Salerno e Spandonaro.
Nel documento approvato dal Consiglio dei ministri del 30 aprile, la sanità è infatti il comparto più importante in termini quantitativi tra quelli per i quali si ravvisa la presenza di spese “rivedibili”. Nel medio periodo si calcola infatti che ben 97,6 miliardi di spesa sanitaria, di cui 69 per beni e servizi e 28,3 per il personale, possano essere oggetto di risparmi.

Una cifra imponente, che da sola rappresenta il 33,1% dell’intera spesa pubblica rivedibile. Chiariamo subito una cosa, spesa rivedibile non vuol dire spesa tagliabile. Lo ha di nuovo sottolineato a chiare lettere lo stesso ministro della Salute Balduzzi ieri sera a Ballarò. Di questa massa di denaro, infatti, nessuno oggi è in grado di dire con certezza quanta risulterà “tagliabile”, senza ripercussioni sulla qualità e sulla quantità dei servizi erogati ai cittadini.

Secondo elemento da considerare. Se mettiamo a confronto i dati della spesa sanitaria italiana con quelli dei partner europei dell’UE a 12, Spandonaro del Ceis ha già chiarito che spendiamo quasi il 20% in meno a parità di potere d’acquisto. Verrebbe allora da chiedersi come si possa ridurre ulteriormente la nostra spesa sanitaria senza tagliare intere fette di prestazioni o servizi. A meno di pensare di essere così bravi da dare gli stessi servizi di tedeschi e danesi spendendo molto di meno!

Terzo, l’analisi della spending review sembra viaggiare in modo del tutto indipendente rispetto alle misure già previste dalla manovra di luglio 2011, che già contempla tagli al settore sanitario per 7,950 miliardi nel biennio 2013/2014 (vedi tabella a fondo pagina), di cui una parte consistente, pari a circa 1,950 miliardi nei due anni, è relativa proprio alla voce beni e servizi, oggetto delle attenzioni del commissario Enrico Bondi. Quindi, spending review a parte, allo stato delle cose, il taglio sugli acquisti di Asl e ospedali è già contemplato. Non è chiaro, a questo punto, se gli ulteriori tagli a valere sul 2012 (quei famosi 1,5 miliardi che dovrebbero anch’essi venir fuori dai beni e servizi sanitari) andranno ad aggiungersi a quelli della manovra di luglio. In questo caso il settore dei beni e servizi vedrebbe un taglio complessivo di quasi 3,5 miliardi in due anni e mezzo. Ulteriori risparmi sono poi ipotizzati, sempre dalla manovra di luglio, dall'inserimento di un tetto di spesa per i dispositivi medici, dal quale ci si aspetta una minore spesa a carico del Ssn di 1.567,5 miliardi nel biennio. Cifre significative, ma comunque una minima parte di quei 69 miliardi indicati dalla spending review come spesa “rivedibile” per i beni e servizi sanitari.

Quarto. C’è un problema di rapporti istituzionali di non poco conto. Con la riforma del Titolo V la responsabilità gestionale e quindi anche quella di come effettuare i tagli alla sanità è passata totalmente in mano alle Regioni che, non a caso, hanno bocciato la spending review di Giarda, sottolineando che va ben oltre i paletti dei compiti statali invadendo specifiche prerogative regionali.

Quinto. Arrivando infine a ragionare sull'ipotesi di un risparmio di 1,5 miliardi in soli sei mesi per i beni e servizi sanitari, nonostante le assicurazioni di Balduzzi sempre a Ballarò, sul fatto di aver provveduto a "censire" 7 miliardi di euro di spese per dispositivi medici e altri beni, non è molto chiaro come si possa concretizzare a metà anno un risparmio così consistente di poco inferiore a quello che la manovra di luglio riserva alla stessa voce di spesa ma in un periodo di 24 mesi. Senza contare che dai discorsi fin qui svolti e dall'esame dei dati di confronto sui prezzi di alcuni dispositivi medici effettuata dall'Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture, è totalmente assente la questione "qualità" dei prodotti in esame. Non serve a nulla spiattellare che un presidio possa costare anche dieci volte di più se, contestualmente, non ne viene analizzata la qualità e conseguentemente i "costi beneficio" di quella tipologia di prodotto. E se questo vale in generale, per la sanità ciò è dirimente per la qualità dell'asistenza.

Sulla base di queste valutazioni si capisce perché il futuro prossimo della spending review sanitaria sia alquanto incerto. Nei tempi, nei modi, nei numeri. Vedremo.
 
Ps. Non se ne parla mai, ma nello stesso documento citato della spending review del 30 aprile, tra le spese rivedibili della sanità ci sono, come ricordavo prima, anche 28,3 miliardi di spese imputabili alle "retribuzioni lorde" del personale. Considerando il blocco dei contratti e del turn over e la massa crescente di precari, mi chiedo di quale massa rivedibile si stia parlando e soprattutto di quali possibili tagli a questa voce di spesa si possano effettivamente ipotizzare. A meno di immaginare licenziamenti a go go tra medici, infermieri e compagnia, seguendo l'auspicio del nostro ministro del Lavoro.
  
Cesare Fassari
  
 
I risparmi previsti dalla manovra di luglio 2011 nella sanità
(Legge n. 111 del 15 luglio 2011). Milioni di Euro

Misure

A valere sul 2013

A valere sul 2014

Prezzo riferimento beni e servizi

750

1.199

Tagli alla farmaceutica

1.000

1.090

Tetto di spesa dispositivi medici

750

817,5

Personale dipendente e convenzionato

0

163,5

Nuovi ticket

0

2.180

TOTALE

2.500

5.450

 

Fonte: Elaborazione Quotidiano Sanità

30 maggio 2012
© Riproduzione riservata


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