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Dossier. Le perfomance degli ospedali. 5ª puntata: Molise, Campania, Puglia e Basilicata

Continua l'analisi del Programma nazionale esiti di Agenas e ministero della Salute sui migliori e i peggiori ospedali italiani. Dopo le Regioni del Nord-Est e del Nord-Ovest, del Centro (terza e quarta puntata) in questo quinto appuntamento gli indicatori delle prime quattro regioni del Sud.

01 GIU - In questa quinta puntata abbiamo analizzato le performance (su nove indicatori) delle Regioni Molise, Campania, Puglia e Basilicata. Le risultanze del Piano Nazionale Esiti Agenas per le quattro regioni dipingono un quadro sostanzialmente negativo soprattutto per quanto riguarda il Molise, la Campania e la Puglia. Nella prossima e ultima puntata, i risultati di Calabria, Sicilia e Sardegna.

Iniziando la nostra analisi dal Molise occorre subito segnalare come il Cardarelli di Campobasso riporti esiti negativi e statisticamente certi in ben cinque indicatori sui nove analizzati e con performance negative soprattutto sugli interventi legati all’infarto, all’ictus, ai tagli cesarei primari e sui tempi di intervento per la frattura del femore. Ma in Molise c’è anche una struttura, l’ospedale S. Timoteo di Termoli che sul taglio cesareo e sui tempi d’intervento per la frattura del femore riporta invece risultati positivi.
 
Passando alla Regione Campania si scopre come vi siano per ogni indicatore un gran numero di ospedali con valori molto diversi (in peggio) dalla media italiana. Certo, essendo una Regione con molte strutture sanitarie, non mancano presidi con esiti molto positivi, ma purtroppo se si analizza nel complesso la situazione emerge come la Regione debba ancora lavorare parecchio per alzare l’asticella dell’appropriatezza. Entrando nello specifico si nota come per esempio sugli interventi legati alla proporzione di trattati con Ptca entro 48h dall’infarto vi siano molte strutture che non arrivano nemmeno al 2% (la media italiana è del 30%) e poi troviamo addirittura (in positivo), la CC Mediterranea di Napoli che invece riporta un esito del 91,4%. Sempre per la Campania da evidenziare anche esiti negativi sulla mortalità a 30 giorni dal ricovero per una BPCO riacutizzata e performance molto negative anche sul taglio cesareo primario, indicatore che a dir il vero rappresenta una vera e propria spada di Damocle per molte Regioni meridionali, ma in Campania la situazione è davvero difficile, per fare un esempio basta vedere l’esito della  CC S. Stefano di Napoli in cui il 90,1% dei parti è stato effettuato con il ricorso al taglio cesareo. Bene invece la Campania sulla mortalità a 30 giorni dal ricovero per scompenso cardiaco congestizio. In questo caso, la maggioranza degli ospedali ha riportato invece esiti favorevoli.

 
Scorrendo le risultanze del PNE per la Puglia, non si può dire che il quadro sia positivo. Da segnalare alcune criticità legate all’infarto soprattutto nella proporzione di trattati con Ptca entro 48h dove per esempio il presidio ospedaliero. S. Caterina Novella di Galatina e il presidio ospedaliero S. Paolo di Bari non raggiungono l’1% quando la media italiana è del 30%. Esiti negativi anche sui tempi d’intervento per la frattura del femore dove solo l’ospedale Canosa di Puglia raggiunge un esito favorevole.
Vanno meglio invece le risultanze sulla mortalità a 30 giorni dal ricovero per una BPCO riacutizzata dove le prime cinque strutture riportano esiti di tre volte al di sotto della media. Male invece le performance sui tagli cesarei primari. Da evidenziare come sull’indicatore della mortalità a 30 giorni dopo un Bypass Aortocoronarico la CC Città di Lecce con l’1% sia l’unica struttura nelle Regioni analizzate in questa quinta puntata ad aver raggiunto un esito positivo e statisticamente certo.
 
Tra le Regioni oggetto del focus di questa puntata, quella con gli esiti in media più favorevoli è la Basilicata. Solo su tre indicatori (la proporzione di trattati con PTCA entro 48 ore da un infarto Miocardico Acuto e sui tempi d’intervento per la frattura del femore e mortalità a 30 giorni dopo un Bypass Aortocoronarico) la media riporta esiti negativi mentre in tutti glia altri indicatori la maggioranza dei presidi riporti numeri sostanzialmente allineati alla media italiana. 
 
 
Legenda
 
Anche in questa quinta puntata abbiamo preso in considerazione solo nove indicatori relativi alle 31 prestazioni analizzate nel Pne su dati relativi all’anno 2010. E per facilitare la lettura abbiamo selezionato in ogni Regione le prime cinque e le ultime cinque strutture con esiti favorevoli e sfavorevoli.
Le diverse strutture sono state collocate, così come realizzato dagli epidemiologi dell’Agenas, in tre fasce: quella blu, i cui dati aggiustati (ossia quei dati per i quali sono state considerate le possibili disomogeneità tra le popolazioni come l’età, il genere, presenza di comorbità croniche, etc..) e favorevoli sono statisticamente certi; quella rossa in cui dati aggiustati sfavorevoli non presentano margini di errore statistico; quella grigia dove invece c’è un rischio relativo di errore di un risultato (quello che i tecnici chiamano fattore “p”).
 
A cura di Luciano Fassari ed Ester Maragò

01 giugno 2012
© Riproduzione riservata


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