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28 FEBBRAIO 2021
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Covid. Il 65% degli italiani non ha dubbi sul vaccino. Ma un altro 10% prima di dire sì vorrebbe avere maggiori informazioni. Indagine Agenas e Sant’Anna di Pisa

di Ester Maragò

Assomma infatti al 65,2% la percentuale degli italiani favorevole alla vaccinazione senza se e senza ma. Una quota che salirebbe però al 75,7% se ci fossero più informazioni sulla sicurezza e l'efficacia dei vaccini anti Covid. Non sembra invece intenzionato a vaccinarsi circa il 18% della popolazione. Questi i risultati dell’indagine che ha coinvolto oltre 12.300 italiani. Mantoan: “Indicazioni utili per colmare il divario di implementazione della campagna vaccinale”. IL REPORT

19 FEB - La maggioranza degli italiani (il 65,2%), soprattutto over 65, è più che intenzionata a vaccinarsi contro il Covid senza se e senza ma, anche perché questo si tradurrebbe in un rapido ritorno alla normalità (per il 69,45). Ma l’appeal verso il vaccino crescerebbe ancora di più se venissero offerte maggiori informazioni su possibili rischi: le percentuali dei favorevoli raggiungerebbero infatti quota 75,7% (ben l’80,8% tra chi ha più di 65 anni).
 
E ad informarli dovrebbero essere in primis le istituzioni sanitarie, i Medici di medicina generale e Pediatri di libera scelta, e non la Tv come fin ora è avvenuto. Certo, non manca chi alza le barricate: il 17,6% degli italiani non sembra affatto intenzionato a vaccinarsi. Sono soprattutto gli italiani tra i 35 e i 44 anni a dichiarare la loro reticenxa alla vaccinazione anti Covid.

A fotografare le attitudini della popolazione italiana nei confronti del vaccino e della vaccinazione contro il Covid-19 è un’indagine condotta dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali e dal Laboratorio Management e Sanità (MeS) dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, e presentata questa mattina nel corso di una conferenza stampa on line.

Obiettivi del Report “Il vaccino e la vaccinazione contro il Covid-19: la propensione della popolazione italiana ad aderire alla campagna vaccinale” che ha coinvolto oltre 12.322 residenti in tutto il territorio nazionale, sono stati anche quelli di capire quali sono i desiderata degli italiani sui canali di comunicazioni e sulle informazioni che vorrebbero ricevere e indagare sui fattori che incidono sulla propensione a vaccinarsi.

“Sono molto soddisfatto della collaborazione con il Laboratorio Management e Sanità (MeS) della Scuola Superiore Sant’Anna, – dichiara Domenico Mantoan, Direttore Generale di Agenas – perché il lavoro che abbiamo presentato oggi permette di segnalare alcune linee di azione che i policy maker nazionali e regionali potrebbero trovare utili per colmare il divario di implementazione della campagna vaccinale. Questo Report interviene comunque in un contesto positivo: in questi due mesi di campagna vaccinale il modello organizzativo italiano si è dimostrato particolarmente efficiente: siamo il primo paese in Europa come capacità organizzativa, al netto della mancata fornitura dei vaccini Ma la macchina messa in piedi sarà in grado di dare risposte alle esigenze dei cittadini. Ricordo Agenas è un ente pubblico non economico e si configura come organo tecnico-scientifico del Ssn che svolge attività di ricerca e di supporto nei confronti del Ministro della salute, delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e Bolzano. Questo lavoro ne è la dimostrazione”.
 
“I dati presentati oggi possono essere molto utili per promuovere azioni a livello locale, regionale e nazionale per convincere la popolazione a vaccinarsi – dichiara Sabina Nuti, Rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – abbiamo ancora il 17% di persone che non intendono vaccinarsi e un ulteriore 17% di indecisi. Comunicazione efficace, logistica adeguata, efficienza e professionalità nel processo di erogazione sono le parole chiave per il successo della campagna vaccinale”.

Ecco quindi che dai risultati del Report sono scaturite 4 linee di azioni che Agenas e la Scuola Sant’Anna di Pisa suggeriscono ai policy maker nazionali e regionali e anche al management delle aziende sanitarie

La prima, fronteggiare in maniera coordinata e condivisa le criticità informative per garantire il successo della campagna di promozione all’adesione alla vaccinazione: “Questa è un’emergenza. Favorire una strategia di informazione mirata, condivisa e unica – ha spiegato Nuti – appare importante”.
 
E ancora, bisogna fare in modo che nei siti regionali e aziendali ci sia una sezione informativa dedicata, omogenea sul territorio nazionale, su efficacia, rischi dei vaccini e sulle politiche adottate “Su questo – ha aggiunto Nuti – ci vuole un’azione immediata e incisiva, per garantire la capacità informativa che i cittadini chiedono”. Soprattutto, le informazioni devono essere espresse in modo particolarmente chiaro: “Occorre quindi una verifica di leggibilità, considerando che i più dubbiosi sono quanti hanno un basso livello di scolarizzazione”.
 
Terza linea di azione suggerita, presidiare le fasi di implementazione della campagna vaccinale: “Avere le dosi di vaccini è fondamentale – sottolinea Nuti – ma sarebbe un problema averle e non riuscire ad utilizzarle in pieno perché manca la risposta dei cittadini”. Sono rilevanti in questa ottica gli aspetti logistici e l’efficienza del processo di prenotazione che vanno quindi monitorati. Sono anche di aiuto “testimonial” o leader che possano promuovere la campagna vaccinale, soprattutto la prossimità ai siti vaccinali e la facilità di accesso sono essenziali. Agenas metterà a disposizione una check list su quello che le regioni stanno mettendo in campo.
 
Ultima azione, testare anche efficacia ed interventi alternativi di implementazione della campagna su piccola scala prima di attuarli su larga scale, soprattutto laddove l’adesione è scarsa.
 
Ma vediamo quali sono i principali dati emersi.
“In linea con analoghe esperienze a livello internazionale – ha dichiarato Paola Cantarelli, ricercatrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – questo lavoro dimostra quanto le teorie alla base delle scienze comportamentali e i metodi di ricerca sperimentale siano uno strumento utile nelle mani dei policy maker chiamati ad attuare politiche pubbliche per natura multidimensionali. Con le parole di Richard Thaler, premio Nobel per l’Economia e Cass Sunstein, ‘un architetto delle scelte ha la responsabilità di organizzare il contesto nel quale gli individui prendono decisioni…non esiste un’architettura neutrale’. In quest’ottica, i decisori pubblici, a tutti i livelli, sono attualmente gli architetti della scelta degli individui di vaccinarsi contro il Covid-19”. C’è una chiara richiesta di guida da parte 17
 
Il vaccino contro il Covid-19 è il modo più rapido per tornare alla normalità. Per il 69,4% della popolazione italiana pensa che il vaccino contro il Covid-19 sia il modo più rapido per tornare alla normalità, mentre solo l’11,7% degli italiani non è d’accordo con questa affermazione. La fascia di popolazione che vede nella vaccinazione un ritorno alla normalità è quella sopra i 65 anni (76,3%).


Circa 3 cittadini su 5 vogliono vaccinarsi. Il 65,2% della popolazione italiana dichiara le proprie intenzioni a vaccinarsi contro la malattia Covid-19 appena possibile, mentre il 17,6% degli italiani non sembra intenzionato a vaccinarsi. La fascia di popolazione che più sembra propensa alla vaccinazione è quella sopra i 65 anni (75,4%). Le percentuali di disaccordo maggiori (22,2%) le ritroviamo invece nella popolazione con un’età compresa tra i 35 e i 44 anni.

 
A fare la differenza è la corretta informazione sui rischi della vaccinazione. Il 75,7% della popolazione italiana dichiara che sarebbe incentivato a vaccinarsi se ritenesse di essere correttamente informato sui rischi della vaccinazione contro il Covid-19, mentre il 7,1% degli italiani non pensa che un livello di informazioni maggiore sui rischi legati alla vaccinazione cambierebbe la propria propensione verso quest’ultima. Tra gli over 65 troviamo la maggior fetta di popolazione che è incentivata a vaccinarsi se ritenesse di essere correttamente informata sui rischi della vaccinazione (80,8%).

 
 
Ma da chi vorrebbero ricevere le informazioni gli italiani e su cosa, considerando che la principale fonte di informazione sul tema COVID-19 è stata sino ad ora la TV, seguita da internet? Gli italiani vorrebbero maggiori informazioni in prima battuta dalle istituzioni sanitarie (54,6%) e quindi dai medici di medicina generale e pediatri di libera scelta (45,5%) e dai medici specialisti (34,5%). Solo il 30,2% della popolazione dice di voler maggiori informazioni dalla TV e ancor meno da internet (15,3%). Meno del 10% della popolazione dichiara di voler maggiori informazioni da amici e conoscenti, dalla famiglia, da social media e quotidiani.
 
Soprattutto i cittadini nella classifica delle informazioni che vorrebbero ricevere, indicano gli effetti collaterali della vaccinazione e le notizie su come funzionano i vaccini contro il Covid-19. Al terzo e quarto posto, le complicanze gravi della malattia Covid 19 e loro frequenza. Infine, il 23% della popolazione mette al quinto posto le informazioni relative alla mortalità. E ben il 39,1% degli italiani non ritiene particolarmente importanti informazioni relative al tema del conflitto d’interesse nel campo dei vaccini.
 

 

Ester Maragò
 

19 febbraio 2021
© Riproduzione riservata


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