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Covid. Il catalogo delle incoscienze

di Ettore Jorio

Dalle industrie che si obbligano da una parte per disimpegnarsi dall'altra, a quella nostra e dei consimili che ingombrano le strade mettendo il pericolo la vita propria e di chi sta loro vicino  e a quella di chi deve decidere e non lo fa supponendo cosi di guadagnare simpatie e consensi elettorali altrimenti negati

22 FEB - Il Covid-19 sta mettendo in mostra il catalogo di ciò che ha generato. Il catalogo delle incoscienze.
Quella delle industrie farmaceutiche leader che - da una parte - si obbligano e - dall’altra - si disimpegnano unilateralmente dalle forniture di vaccini, lasciando con il sedere per terra tanti che speravano nell’inoculazione, come esercizio di un diritto dell’umanità.
 
Quella dei Paesi che contano, tutti, che evitano colpevolmente di fare massa contrattuale da opporre alle ingiuste tutele dei brevetti e per fabbricare in casa ciò che necessita distribuire gratis ai popoli senza speranze.
 
Quella nostra e dei consimili che ingombrano le strade mettendo il pericolo la vita propria e di chi sta loro vicino offrendola in vendita per un colorato aperitivo ovvero per una esibizione smargiassa.
 
Quella di chi deve decidere e non lo fa supponendo cosi di guadagnare simpatie e consensi elettorali altrimenti negati.
Quella di chi suppone di fare il proprio dovere limitandosi a dare, quando va bene, il minimo e nel contempo guadagnare dall’evento il massimo, sino a pretendere l’impossibile.

 
Quella, infine, di chi ritiene, mentre in Catalogna si vota, di evitare per esempio il voto in Calabria per il prossimo 21 aprile condannandola a prolungare una agonia propria di una istituzione terminale.
 
Intanto il coronavirus fa il proprio «dovere». Tenta di incrementare il bilancio delle sue varianti. Quelle che naturalmente sono nelle sue corde, nella sua natura.
 
Il problema è che lo fa cinicamente, sapendo che questa volta l’avversario (noi) gli oppone una sfida impropria, regalandogli - per l’appunto - le peggiori incoscienze, quelle generali e generiche.
Insomma, c’è poco da ridere. Tanto da preoccuparci. Tantissimo da fare.
 
Senza i sindaci, difficoltà insuperabili
Tra le cose più importanti, c'è la correzione dei metodi istituzionali. Primo fra tutti il riconoscere subito uno specifico ruolo ai Sindaci, nel senso di chiamarli a dire prepotentemente la loro, quali massime autorità sanitarie locali, in una pandemia che mette la vita dei loro cittadini in serio pericolo.
 
Sarebbe stato molto più facile consentire loro - individuandone i poteri in un piccolo spazio dei numerosi decreti legge adottati dal trascorso governo - di emanare provvedimenti contingibili e urgenti per intervenire a tutela della salute pubblica, da subito e in loco. Specie oggi, con una crescita e diffusione incontrollata di varianti che impauriscono e non solo. Ciò in quanto mettono in pericolo l'efficacia dei vaccini in uso, comunque difficili a trovarsi e a riconoscergli un'efficacia specifica.
 
Coinvolgendoli attivamente, si sarebbero presi i classici «due (anche tre) piccioni con una fava».
Nel senso ci sarebbero tantissime difficoltà in meno nel rinvenire i siti ove praticare la vaccinazione massiva, resa oggi difficile a causa della irreperibilità di luoghi pubblici necessari allo scopo, idonei a rendere accettabili le file e i luoghi di momentanea e cauta permanenza post inoculazione. Non solo. Si sarebbe potuta realizzare una efficiente rete dei trasporti per avvicinare gli impossibilitati, per età e per mezzi, ai luoghi di vaccinazione.
 
Una riflessione che potrebbe tornare utile a Mario Draghi e a Roberto Speranza, di certo non attratti, per cultura, da quelle inutili competizioni tra Regioni fini a sé stesse e da esercizi di potere tali da limitare l'autonomia territoriale e da impedire l'utile approvvigionamento dei vaccini, ad efficacia progressiva. Ciò in quanto, entrambi avranno cura di portare a casa quanto occorre per dare agli italiani maggiori certezze di salute di quelle sino ad oggi compromesse da circostanze solitamente avverse.
 
Per loro, dunque, un primo e irrinunciabile obiettivo. Quello di pensare a riconoscere ai sindaci, a cominciare da quelli metropolitani, un primario ruolo di «guardiania» istituzionale e di adozione di provvedimenti di tutela preventiva urgente, mirata a scovare e impedire il diffondersi delle pericolose varianti del coronavirus, che si presumono numerose e diffuse.
 
E ancora. Di facilitare, così come loro sanno fare, l'esecuzione della vaccinazione, concentrandone le operazioni in luoghi super idonei e assicurando la necessaria logistica, senza la quale sarà un macello. Si eviterà, così, di assistere a quello scenario macabro vissuto per l'effettuazione dei tamponi avanti gli ospedali. Un'esperienza della quale c'è stato da vergognarsi, ma sul serio.
 
Ettore Jorio
Università della Calabria

22 febbraio 2021
© Riproduzione riservata


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