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Sviluppo sostenibile e tutela della salute e sicurezza sul lavoro

di Domenico Della Porta

È il tema oggetto di una convenzione tra CNEL e Cattedra UNESCO “Educazione alla salute e allo Sviluppo Sostenibile” dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, con l'obiettivo di tracciare le linee e le evidenze sulle connessioni tra i due aspetti

22 FEB - Lo sviluppo sostenibile e la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro possono rafforzarsi a vicenda attraverso i molti ambiti di connessione e relazione, a partire dalla considerazione che la sostenibilità delle aziende dipende anche dalla capacità di garantire la sicurezza, la salute e il benessere dei propri lavoratori.
 
Ecco perché è stato avviato nei giorni scorsi, sottoscrivendo una convenzione, dal CNEL, Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e dalla Cattedra UNESCO “Educazione alla salute e allo Sviluppo Sostenibile” dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” (Chairholder professoressa Anna Maria Colao, staff dr Pasquale Riccio) uno studio per “la definizione di un percorso utile per garantire sviluppo sostenibile e tutela della salute e sicurezza sul lavoro”.
 
Di fronte ai dati dei tanti infortuni, anche mortali, che avvengono negli ambienti lavorativi, è importante che i temi della salute e sicurezza siano trattati e declinati con estrema attenzione, senza alcun risparmio, sviluppando le interazioni tra il concetto di sostenibilità, che sta acquistando sempre maggiore forza e riconoscimento pubblico, e la gestione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

 
Lo “sviluppo sostenibile” può essere considerato un equilibrio dinamico tra qualità ambientale, sviluppo economico, equità sociale.
Nelle aziende l’attenzione alla sostenibilità contribuisce a creare e mantenere un elevato profilo aziendale e un’immagine e una reputazione positive.
Si crea un ambiente di lavoro migliore, più sicuro e più motivante oltre a garantire una forte coesione con gli stakeholder e a facilitare l’accesso al credito riducendo il rischio di impresa e migliorare l’efficienza della gestione aziendale
 
Lavoratori in buono stato di salute e condizioni di lavoro sicure e dignitose rafforzano la capacità produttiva della forza lavoro. Al contrario, l’impossibilità di accedere all’assistenza sanitaria necessaria, le malattie professionali e gli infortuni sul lavoro spesso conducono all’esclusione delle persone dalla forza lavoro e al loro ingresso nella povertà.
 
L’obiettivo dello studio CNEL – Cattedra UNESCO sarà quello di delineare luoghi di lavoro meglio organizzati per:
- Intercettare i bisogni;
- Fornire risposte
- Promuovere benessere
- Migliorare la produttività e competitività
 
Premesso che al centro del Decreto Legge “Rilancio” troviamo salute, occupazione, innovazione, che sono in piena sintonia con i cinque parametri della resilienza trasformativa composti da: prevenzione, protezione, preparazione, promozione e trasformazione, alla luce dell’interesse da parte del Governo di un rafforzamento dell’istituto dello smart working, il percorso mirerà a sviluppare tra l’altro l’aspetto di questa modalità di lavoro relativo alla conciliazione dei tempi di lavoro e di vita, strettamente collegati alle finalità dello sviluppo sostenibile.
 
Attraverso un’azione di riprogettazione dei luoghi di lavoro si avvia concretamente la conciliazione dei tempi di lavoro e di vita, soprattutto per le lavoratrici madri e i lavoratori avanti negli anni.
Saranno studiati ed approfonditi i contenuti di due dei 12 macroindicatori del benessere equo e sostenibile (BES) quali il “Lavoro e conciliazione tempi di vita” ed il “benessere soggettivo”.
 
La sostenibilità sul posto di lavoro non significa applicazione rigorosa della normativa vigente in materia, come pure un ambiente di lavoro favorevole non equivale solo a premi, incentivi o benefit. Occorrono programmi personalizzati che favoriscano la conciliazione tra vita lavorativa e vita sociale, vale a dire il Work life balance, la capacità di equilibrare la sfera lavorativa e quella privata,  il cui obiettivo è la ricerca e il raggiungimento del “bene per tutti”, che si traduce nel miglioramento della qualità della vita.
 
Un’attenzione che si riflette sulla diminuzione dei livelli di ansia e che ha un ritorno per la stessa azienda in termini di salute e sicurezza.
Le persone prive di ansie e preoccupazioni, infatti, sono motivate e animate da un senso di riconoscimento nei confronti delle organizzazioni per le quali operano.
 
Non a caso per il capitolo “Lavoro e conciliazione dei tempi di vita” gli indicatori di riferimento sono il tasso di mancata partecipazione al lavoro e il rapporto tra tasso di occupazione delle donne 25-49 anni con figli in età prescolare e delle donne senza figli, tanto che, negli ultimi anni l'occupazione delle donne senza figli è salita relativamente di più di quella delle donne con figli.
Per “il benessere soggettivo” uno degli elementi che sarà altresì tenuto presente è il “rispetto dei principi ergonomici nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, anche per attenuare il lavoro monotono e quello ripetitivo”.
 
Questo significa che, per ottenere il benessere aziendale, è sufficiente approfondire le necessità di ogni risorsa, personalizzare le iniziative e assicurarsi che queste siano ugualmente rivolte a ogni tipo di esigenza.
 
Domenico Della Porta
Referente Studio CNEL – Cattedra UNESCO Napoli
 
 
 

22 febbraio 2021
© Riproduzione riservata


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