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“Visite, esami e interventi ritardati o cancellati per decine di migliaia di malati di cancro e di cuore. E ad un anno dallo scoppio della pandemia nulla è cambiato”. Il documento-denuncia di oncologi, cardiologi ed ematologi


Nel Report consegnato questo pomeriggio al premier Draghi dalla Federazione Foce fotografata una situazione ancora di estremo disagio per le cure no Covid in Italia. “Dopo un anno di emergenza non è stato operato nessun intervento né strutturale, né organizzativo atto a ridurre queste criticità”. E solo nei mesi di Marzo-Aprile 2020 si sono avute ben 19mila morti no Covid in eccesso. Ma non solo critiche anche proposte per un nuovo Piano Marshall per la sanità: investire in personale e posti letto e potenziare la medicina del territorio. IL DOCUMENTO

12 APR - Ritardi o cancellazioni di interventi chirurgici per tumore, diminuzione dell’afflusso ai Pronto Soccorso e alle unità di terapie intensive cardiologiche di pazienti con infarto, circa il 20-30 % dei trattamenti oncologici sono stati perlomeno ritardati, se non cancellati. E ancora arresto o forte rallentamento degli screening oncologici. Questi sono solo alcuni dei disagi che in quest’anno di pandemia da Covid 19 hanno riguardato la vita di 11 milioni di pazienti oncologici, ematologici e cardiologici. E oltre a questi, altri 5-6 milioni che annualmente si sottopongono agli screening oncologici sono anche loro sfavorevolmente interessati dalle vicende che riguardano l’attuale emergenza pandemica.
 
A fare luce sulla situazione è la Foce, la Federazione di oncologi, ematologi e cardiologi che si rivolge direttamente al presidente del Consiglio Mario Draghi per denunciare come alcune di queste “avversità sono tuttora riscontrabili a causa dell’attuale nuova crisi ospedaliera sui reparti di degenze e le terapie intensive”.
 
“E’ doveroso constatare – denuncia la Foce in un lungo report - che su questi aspetti dopo un anno di emergenza non è stato operato nessun intervento né strutturale, né organizzativo atto a ridurre queste criticità. Infatti, moltissimi interventi chirurgici per tumore (come recentemente sottolineato dal Presidente dei chirurghi ospedalieri) e diverse Regioni proprio in questi giorni stanno destinando a Covid numerosi posti letto di medicina o chirurgia con conseguente sospensione delle attività chirurgiche in elezione fra i quali moltissimi interventi per patologie neoplastiche). Vengono quindi diffusi dati allarmanti sulla tardività delle diagnosi e quindi l’osservazione di tumori sempre più avanzati. Inoltre, permane la segnalazione dell’eliminazione di oltre 2 milioni di esami di screening e soprattutto l’assenza di dati recenti sullo stato di recupero di questi esami, che sembra assolutamente carente su quasi tutto il territorio nazionale. Ed inoltre la significativa contrazione dell’accesso alle nuove diagnosi ed ai nuovi trattamenti, come anche confermato dalla sensibile diminuzione della richiesta da parte degli specialisti di farmaci che vengono utilizzati nelle grandi patologie non trasmissibili”.

 
Nel suo report la Foce inizia con l’analizzare i dati sulla mortalità. “Per quel che riguarda la mortalità complessiva osservata dal marzo al dicembre 2020, i dati ISTAT, se confrontati con la media della mortalità dello stesso periodo dei 5 anni precedenti, mostrano come si sia verificata una mortalità in eccesso del 21% e cioè valutabile in 108.178 decessi in più, dei quali circa il 69% sono dovuti principalmente al COVID e di questi una buona parte hanno colpito pazienti affetti da patologie cardiologiche od oncoematologiche, che sono a maggior rischio di letalità in caso di contagio. Il restante 31% è rappresentato da morti di nuovo legate a patologie non COVID, soprattutto tempo-dipendenti, vedi patologie cardiologiche, di ammalati che non hanno trovato un’assistenza adeguata e tempestiva in occasione di eventi acuti”.
 
E l’analisi della Foce si sofferma proprio su questa parte di mortalità in eccesso non Covid, sottolineando che l’Italia ha avuto un eccesso di mortalità dovuto a cause non COVID pari al 40% di tutta la mortalità in eccesso con circa 19 mila morti in più nel solo periodo Marzo-Aprile 2020; il Regno Unito del 27% pari a + 12.400 morti, la Francia del solo 5,6% pari a + 1429 morti, la Svezia addirittura dell’1,8% pari a soli 54 morti e la Germania non ha registrato nessun eccesso di mortalità non imputabile al COVID.
 
Dati che dimostrano, rileva la Foce, come “in Italia, oltre all’elevata mortalità da COVID, è stata riscontrata una notevole quota di morti imputabili ad altre cause e ad altre patologie, ciò a differenza degli altri Paesi europei di riferimento, nei quali queste morti si sono verificate in misura nettamente minore o addirittura non si sono verificate”.
 
“Tutte queste evidenze – si sottolinea nel documento - sono molto preoccupanti perché dimostrano che nel nostro Paese la pur necessaria lotta al COVID ha posto in secondo piano la cura delle altre malattie. A determinare questa elevata mortalità un ruolo determinante hanno assunto i ritardi nella prevenzione, nella diagnosi e nella presa in carico e nell’attuazione di trattamenti salvavita”.
 
Le cause di questi decessi per la Foce sono da ricercare in una serie di fattori. “Certamente il Servizio Sanitario Nazionale ha registrato una tenuta complessiva molto scarsa rispetto a questa terribile catastrofe che lo ha colpito. Il comparto ospedaliero già al momento dell’inizio della pandemia aveva un numero complessivo di posti letto ordinari per centomila abitanti molto più basso rispetto alla media europea (314 vs 500) collocandoci al ventiduesimo posto nella classifica tra i Paesi Europei”.
 
“E la situazione – rileva il documento  - oggi non è cambiata perché non ci risulta che le Regioni abbiano provveduto in questi mesi ad aumentare la dotazione complessiva dei posti letto ordinari soprattutto quelli di Medicina. Anzi, la creazione di posti letto per pazienti COVID si sta realizzando ovunque a scapito dei posti letto normalmente riservati agli altri pazienti con le altre patologie. Per quel che riguarda i letti di terapia intensiva attualmente e con l’ampliamento già effettuato nel corso degli ultimi mesi (dopo l’inizio della pandemia) l‘Italia è passata da 8.6 per 100.000 abitanti a 14 e questo rappresenta già un importante miglioramento, ammesso che le Regioni abbiano effettivamente realizzato l’attivazione dei posti letto aggiuntivi di terapia intensiva, 3.307 in aggiunta ai 5.149 già esistenti, cosa di cui si è discusso molto anche da parte degli organi di informazione”.
 
“Saremmo comunque ancora sempre dietro a Germania (34 posti letto di terapia intensiva per 100.000 abitanti), Austria (29), Belgio (17) e Francia (17) (12),(13). Anche per quel riguarda il Personale Sanitario operante negli ospedali in Italia, nel 2016 i medici ospedalieri erano circa 130 mila e successivamente sono anche diminuiti, in Germania 60 mila in più e quindi 190 mila, ed in Francia 43 mila in più, complessivamente 172 mila (14) Ed ora siamo alla disperata ricerca di medici ed infermieri, quando diversi anni fa con un provvedimento di legge che ha avuto conseguenze catastrofiche fu deciso di istituire addirittura il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina”, si legge ancora nel documento.
 
Gli scarsi investimenti. La Foce rimarca come “purtroppo, i Governi che si sono succeduti alla guida del Paese negli ultimi anni, tutti quanti indistintamente e indipendentemente dal colore politico hanno sempre operato tagli orizzontali indiscriminati e ingiustificati alle Strutture Sanitarie per quel che riguarda il personale medico e infermieristico, il numero di letti e di prestazioni e l’adeguatezza delle strutture ospedaliere. Gli stessi tagli hanno colpito anche alcune strutture di eccellenza tra cui IRCSS oncologici pubblici praticamente smantellati dai loro Direttori Generali e questi sono i risultati”.
 
Ma non solo il problema sono anche i ritardi sui vaccini. “Un’altra causa della persistente elevata mortalità confermata nel nostro Paese anche di recente è da individuare nell’abnorme sequenza delle priorità temporali all’accesso al vaccino in questi ultimi tre mesi, che ha portato categorie di cittadini certamente non a rischio di letalità in caso di contagio a precedere i soggetti realmente a rischio e cioè gli anziani, soprattutto gli ultrasettantenni, ed i pazienti fragili affetti dalle grandi patologie. I dati attuali infatti dimostrano che finora ben il 35% dei cittadini già vaccinati non appartenevano alla categoria a maggior rischio di letalità e soprattutto dei circa 16 milioni di cittadini a maggior rischio solo il 38% ha finora ricevuto la vaccinazione. Per quel che riguarda i cittadini a rischio per età, i dati attuali dimostrano che solo il 68% degli over 80 hanno ricevuto la prima dose e soltanto il 38% entrambe le dosi, cosi come solo il 19% dei cittadini di età compresa fra i 70-79 anni”.
 
L’accusa ad Aifa su AstraZeneca. “A contribuire – si legge nel documento - al determinarsi di questa gravissima evenienza certamente è stata anche l’inopinata ed ingiustificata decisione di AIFA sul confinamento dell’uso del vaccino Astrazeneca a determinate categorie e non ad altre anche avverso le determinazioni di EMA, che ha creato così due binari paralleli di vaccinazione e non una sequenza unica determinata sulla base dei fattori di rischio a determinate categorie di età. AIFA che, dobbiamo sottolinearlo, ha avuto una gestione estremamente confusa nell’intera strategia comunicativa relativa al vaccino Astrazeneca. Una strategia frammentaria ed emozionale del tutto contraddittoria e che ha generato il caos su limiti di età di somministrazione, su raccomandazioni, consigli, indicazioni per nulla chiare che hanno determinato e stanno ancora purtroppo determinando sconcerto e paura tra i cittadini con inevitabili ripercussioni negative sul successo della campagna vaccinale e che rischiano di protrarsi nel futuro”.
 
Ma non solo critiche dalla Foce arrivano anche una serie di proposte che erano state già illustrate al precedente Governo e al precedente commissario per l’Emergenza.
 
Le proposte:
1) Netta separazione fra ospedali, ambiti di cura e assistenza per pazienti Covid e quelli per pazienti non Covid. In alternativa, solo dove non fosse possibile, si richiede una netta separazione dei due diversi percorsi che preveda anche la separazione di tutto il personale dedicato e dei relativi servizi ospedalieri.
 
2) Ampio utilizzo degli alberghi Covid per i positivi asintomatici e paucisintomatici, ma con sorveglianza sanitaria diretta da parte dei medici di medicina generale e degli specialisti infettivologi.
 
3) Tutte le strutture di oncologia medica (degenze ordinarie e day hospital), di cardiologia (degenze cardiologiche e unità di terapie intensive cardiologiche) e di ematologia (degenze ordinarie, day hospital, degenze per trapianto di midollo) devono rimanere pienamente operative anche a livello ambulatoriale, al fine di svolgere tempestivamente ed efficacemente attività di diagnosi e cura ed anche di garantire la prevenzione terziaria oncologica e cardiovascolare. Va preservata la rete dell’emergenza cardiologica. Le attività di chirurgia oncologica devono essere garantite e devono avere priorità assoluta.
 
4) Gli ospedali devono essere notevolmente potenziati in personale medico, infermieristico e tecnico e nella dotazione strutturale di posti letto e servizi al fine di colmare le lacune esistenti fra Italia e altri Paesi. Deve essere intanto ripristinata almeno la dotazione originaria di posti letto nei reparti di medicina e chirurgia atta a far fronte all’assistenza dei pazienti affetti da patologie non Covid.
 
5) Gli screening oncologici devono ripartire immediatamente ed a pieno regime in tutte le Regioni.
 
6) E’ da rifondare completamente la medicina territoriale attraverso la istituzione di strutture ad hoc, atte a svolgere funzioni attualmente svolte dagli ospedali, quali: le attività di follow up e riabilitazione dei pazienti oncologici, cardiologici ed ematologici, di assistenza domiciliare e cure palliative ecc... Tali attività dovranno essere condotte in forme di collaborazione strutturata tra i medici di medicina generale, che saranno dotati di strumenti e personale adeguati e gli specialisti ospedalieri e universitari, collaborazione preceduta dalla istituzione di tavoli per proposte operative con idee bottom-up. Deve essere promosso un intervento di sistema di ampio e lungo respiro che riguardi il sostegno alla non autosufficienza insieme con una riforma dell’assistenza agli anziani ed un crono programma degli interventi nei prossimi anni.
 
7) Attivazione e diffusione su tutto il territorio nazionale di programmi avanzati e strutturati di telemedicina con previsione dei costi di sviluppo e gestione ed emanazione di norme specifiche che li regolino, anche a tutela dei medici coinvolti in queste attività. Tali programmi sono da sviluppare sia in ambito ospedaliero che a livello della medicina del territorio ma non potranno prescindere dalla periodica osservazione in presenza dei pazienti da parte dei medici di medicina generale e degli specialisti.
 
8) Avviare procedure velocissime di acquisizione di nuovi ingenti fondi per la Sanità, immediatamente fruibili che compensino anche se parzialmente il gap attualmente esistente con gli altri Paesi Europei e mettano in grado il nostro Paese di affrontare l’emergenza in atto ed il nuovo sviluppo della Sanità Nazionale.
 
Serve un nuovo “Piano Marshall” della Sanità italiana.
La Foce chiede a gran voce un vero e proprio “Piano Marshall” della Sanità italiana che “possa agire su diversi livelli e con diverse tempistiche. Bisognerà quindi seriamente pensare a come configurare la Sanità di domani e di dopodomani; non più quindi su questo tema il piccolo cabotaggio del giorno per giorno. E per fare ciò sono necessarie risorse, molti finanziamenti, di cui non è importante la provenienza. L’importante è che questi finanziamenti vengano stanziati e subito utilizzati”
 
Nel breve:
· Una campagna rivolta ai cittadini di sensibilizzazione per il ritorno il prima possibile alla normalità, lanciando messaggi chiari, tranquillizzanti ma forti sulla necessità di riprendere le cure, non abbandonare i piani terapeutici, tornando in sicurezza negli ospedali, riprendendo esami e visite, sottolineando l’importanza favorendo l’aderenza alle terapie
 
· Una campagna rivolta alle Istituzioni nazionali, ma soprattutto regionali, perché si riprendano gli screening, si pianificano azioni destinate a recuperare il pregresso che sta diventando importante adottando un impegno straordinario focalizzato sulle patologie croniche, per recuperare i mesi perduti.
 
Nel medio:
· Stabilendo e iniziando a mettere in atto con i decisori nazionali e regionali strategie che possano colmare le terribili lacune strutturali in termini di investimenti in strutture, maggiori posti letto di degenza ordinaria e di terapie intensive, maggiore personale medico (e non), deciso potenziamento quindi di tutto il Sistema Ospedaliero messo così a dura prova dalla pandemia perché precedentemente molto indebolito
 
· Rifondazione, completa ristrutturazione della medicina territoriale, in accordo con le linee generali sopra illustrate. Tutto ciò naturalmente in forte collaborazione tra la componente tecnico-clinico-scientifica ed i Ministeri della Salute, delle Regioni, dello Sviluppo Economico, della Pubblica Istruzione, della Famiglia, le Regioni, i pazienti (e le loro associazioni), le società scientifiche. Come FOCE siamo convinti che solo i clinici, quelli che ogni giorno vivono le corsie, hanno rapporti con i pazienti e i loro famigliari, possono avere una visione di insieme e proporre soluzioni concrete, efficaci, misurabili nel tempo, coinvolgendo i diversi attori che intervengono nella filiera. Purtroppo nessun clinico attualmente è ricompreso negli organismi ufficiali consultivi che assumono le decisioni o che determinano le scelte anche a livello centrale.

12 aprile 2021
© Riproduzione riservata

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