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19 SETTEMBRE 2021
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Ma adesso chi farà la governance della Mission Salute del Pnrr?

di Claudio Maria Maffei

Occorre che questa del Recovey Plan sia l’occasione per interrogarsi su consistenza e qualità dell’apparato tecnico che supporta la politica a livello centrale e regionale. E, mi sbilancio, per arrivare a definire l’esigenza che ci sia dentro il Servizio Sanitario Nazionale una Scuola Superiore di Sanità Pubblica che renda eventuali futuri PNRR più completi e coerenti

08 GIU - Se, a parte le risorse che porta, il PNRR ha un merito è quello di avere innescato un dibattito su stato e prospettive del Servizio Sanitario Nazionale. Si accavallano qui su QS sia contributi complessivi, tra cui segnalo a titolo di esempio gli ultimi di Palumbo e Cavicchi e quello delle sei università, che di merito sulle specifiche questioni sia su quelle che nel PNRR vengono trattate, come quella delle Case della Comunità, che su quelle che non sono state trattate, ma avrebbero dovuto esserlo, come quella della “politica” del personale su cui segnalo il contributo di Tiziana Frittelli.
 
Adesso uno si chiede: ma qualcuno li leggerà questi contributi, li utilizzerà per rivedere in corso d’opera il PNRR, come raccomanda ad esempio Palumbo? La risposta dovrebbe venire dalla cosiddetta governance del PNRR di cui si è occupato il Recente Decreto Legge n.77 del 32 maggio 2021  , noto come Decreto Semplificazioni, che ha come titolo proprio “Governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure”.

 
In uno dei primi commenti al Decreto leggiamo che  “All’interno della Presidenza del Consiglio è istituita una Cabina di regia, con un ruolo di indirizzo politico e funzionante a geometria variabile, composta dal premier (che la presiede su base permanente) e dai ministri di volta in volta competenti sulle specifiche politiche pubbliche in questione. La Cabina di regia è supportata da una Segreteria tecnica, il cui compito è preparare le decisioni e seguirne l’implementazione”. In pratica, il PNRR è “tecnicamente” in mano al Ministero dell’Economia e delle Finanze e delle Amministrazioni competenti, come si legge in un comunicato stampa del Mef stesso di alcuni mesi fa.  Comunicato in cui si ridimensiona il ruolo delle società di consulenza chiamate solo a fornire “un supporto tecnico-operativo di project-management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano”.
 
Posso dire che già mi innervosisce il termine governance e che ancor più mi preoccupa che a supportarla tecnicamente nel PNRR siano le “Amministrazioni competenti”? Del termine governance non mi piace l’abuso (ricorre 81 volte nella scheda tecnica peraltro mancante di metà delle Missioni messa a disposizione da QS). Delle Amministrazioni “competenti” mi preoccupa la competenza “incompleta”.
 
Chiunque conosca “bene” la sanità pubblica italiana e non solo alcuni dei suoi singoli per quanto importanti pezzi sa che il PNRR ha nella parte sulla salute buchi tecnici importanti che nascono da quella insufficiente competenza. Alcuni sono quasi note di colore (significative, ma di limitato impatto) come chiamare ospedaliere le infezioni correlate all’assistenza come si dovrebbe fare ormai da molti anni, altri sono invece dimostrativi di una carente familiarità con lo stato reale del  Servizio Sanitario Nazionale. Ne cito tre che ritengo personalmente “enormi”: il dare per scontato che il DM 70 sia già stato applicato,  il prevedere un modello di Casa della comunità che di fatto assume o quasi il passaggio alla dipendenza del Medico di Medicina Generale, il tenere fuori la epidemiologia da un ragionamento (perché il PNRR non dovrebbe solo essere un repertorio di investimenti) sulla sanità post-pandemia (alle 81 citazioni della governance credo che ne corrisponda una sola per epidemiology nella scheda tecnica).
 
Di queste lacune/incoerenze non ci si deve stupire. Il motivo per cui l’impianto complessivo della Mission 6 è tecnicamente “debole” sta nel fatto che da una parte la pandemia ha costretto a ripensare il Servizio Sanitario Nazionale, le sue strategie, i suoi modelli organizzativi ed ancor prima i suoi modelli culturali. Ma a questa operazione il livello centrale non era pronto visto che l’ultimo Piano Sanitario Nazionale risale al lontano triennio  2006-2008 e che quindi è arrivato poco “allenato” alla improvvisa e urgente occasione del PNRR.
 
C’è rimedio a questa situazione? Evitare che la Cabina di Regia sia una sorta di black box impenetrabile e fare in modo che la Segreteria tecnica abbia una composizione da “chiamata alle armi” delle migliori risorse tecniche disponibili anche al di fuori del perimetro delle Amministrazioni competenti”.
 
Concludo con una riflessione. Cavicchi vede nel suo ultimo intervento sul PNRR come centrale e drammatica la questione politica. Io vedo anche una altrettanto centrale e drammatica questione “tecnica”: occorre che questa del PNRR sia anche l’occasione per interrogarsi su consistenza e qualità dell’apparato tecnico che supporta la politica a livello centrale e regionale. E, mi sbilancio, per arrivare a definire l’esigenza che ci sia dentro il Servizio Sanitario Nazionale una Scuola Superiore di Sanità Pubblica che renda eventuali futuri PNRR più completi e coerenti.  In poche parole, fatti meglio. Per non parlare degli effetti che avrebbe tale Scuola a livello delle Regioni dove i sistemi di reclutamento e gestione del supporto tecnico sono troppo spesso ispirati al più puro principio della prevalenza della mediocrazia.
 
 
Claudio Maria Maffei
Coordinatore scientifico di Chronic-on

08 giugno 2021
© Riproduzione riservata


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