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18 AGOSTO 2019
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Ospedali. Sempre meno ricoveri e il 3,2% dei fondi meridionali “emigra” al Centro Nord

Oltre 45 mila posti letto in meno. Questo il risultato più evidente della politica di deospedalizzazione degli ultimi anni. E così i ricoveri diminuiscono in tutta Italia. Ma in alcune regioni la mobilità è un business che frutta 1,1 miliardi l’anno che dal Sud transitano nelle casse del Centro Nord.

02 LUG - Con l’analisi del capitolo dedicato all’assistenza ospedaliera iniziamo un viaggio all’interno del Rapporto sanità del Ceis presentato a Roma il mese scorso, di cui abbiamo già raccontato i temi centrali che, per questa ottava edizione, sono stati ancora una volta quelli della spesa e del confronto internazionale.

Ma il voluminoso report, che ogni anno i ricercatori di Tor Vergata dedicano al pianeta sanità, c’è ovviamente molto altro. Partiamo quindi dagli ospedali che, in ogni caso, rappresentano ancora la maggiore voce di spesa della sanità come ben evidenziato anche dalla Ragioneria generale dello Stato.

Il dato che balza subito agli occhi è quello della progressiva e apparentemente inarrestabile diminuzione dei letti. Negli ultimi dieci anni ne sono stati tagliati più di 45 mila. Una riduzione che ha riguardato tutte le Regioni portando il rapporto con la popolazione all’indice del 4,2 letti per mille abitanti, molto al di sotto della media Ocse del 5,2. Unica eccezione il Molise, ove si è registrato un incremento dal 4,9 al 5,5 per 1000 abitanti.

Le Regioni settentrionali tendenzialmente presentano una offerta maggiore, sempre al di sopra della media nazionale (unica eccezione è il Veneto). Nel Meridione, al contrario, gli indici sono inferiori alla media nazionale (uniche eccezioni Sardegna e Molise).

Il rapporto analizza anche le ripercussioni di questi tagli sulla domanda effettiva, calcolata sia al netto che al lordo della mobilità interregionale. E qui vengono fuori alcune sorprese che riguardano proprio la dinamica dei saldi passivi e attivi di mobilità.
La chiave per capire in che modo le singole regioni “tengono” rispetto alla domanda è quella del tasso di occupazione dei letti ospedalieri che in Italia ha un indice medio del 78,3%. Quindi addirittura più alto di quel 75% indicato come ottimale dagli standard internazionali.
Una media comunque variabile ma che vale però la pena di analizzare soprattutto annullando l’effetto della mobilità, ipotizzando cioè che tutti i ricoverati di una regione siano effettuati a casa propria, per verificare l’effettivo ricorso all’ospedale da parte della cittadinanza, indipendentemente dalla località scelta per il ricovero.
La media nazionale resta ovviamente analoga ma il rapporto nelle singole regioni cambia considerevolmente mettendo in evidenza come le Regioni a più alta attrazione di ricoveri (Lombardia ed Emilia Romagna in particolare) vedono scendere significativamente il loro tasso di occupazione teorico. I saldi della mobilità sono infatti rilevanti. Soprattutto dal Sud verso il Centro Nord: ogni anno infatti l’8,3% del totale dei ricoveri di cittadini meridionali avviene in altre Regioni per un totale di 365.135 ricoveri, con una spesa per le Regioni di appartenenza di 1,1 miliardi di euro, pari al 3,2% del finanziamento complessivo spettante alle Regioni del Sud.
In questo scenario, a fronte di un utilizzo nazionale del 78,3%, troviamo un aumento significativo del dato nazionale nelle Regioni a saldo migratorio negativo: in Campania con un 80,9%, in Basilicata 84,9% e in Calabria 89,6%, cui fa appunto riscontro una netta diminuzione  dei tassi di utilizzo delle  Regioni a saldo migratorio positivo: Lombardia 75,1% ed Emilia Romagna 72,2%.
Tornando all’analisi dei dati sull’assistenza ospedaliera il quadro nazionale mostra, come abbiamo visto, una generale diminuzione dell’attività dei nosocomi, sia per i ricoveri ordinari che per i day hospital.
Separando i tassi di ricovero per acuti tra DRG medici e chirurgici, si nota come la riduzione abbia interessato entrambe le categorie, ma con maggiore intensità i ricoveri che non prevedono un intervento chirurgico, specialmente se effettuati in regime diurno. In media tra il 2004 ed il 2006 i ricoveri medici si sono ridotti del 17,7% passando da un tasso di 127,1 per 1.000 a 104,6; per il day hospital  la riduzione è stata del 22,7%.
Per quanto riguarda i DRG chirurgici, invece, la riduzione è stata minore: pari al 9,2%, con un tasso passato da 80,3 a 72,9 per 1.000; anche in questo caso la riduzione maggiore si è avuta per il regime diurno (-14,9% rispetto al -6,2% del regime ordinario).

A livello regionale si nota come al Centro-Nord le riduzioni abbiano interessato entrambe le categorie con approssimativamente la stessa intensità (16,0% circa per i DRG medici e 10,7% per quelli chirurgici), mentre nelle Regioni del Sud i ricoveri medici si sono ridotti del 19,1% e quelli chirurgici del 6,5%, a causa dell’aumento della day surgery che tra il 2004 ed il 2009 è aumentata in media del 9,9%.
 
L.P.

 Tasso di utilizzo per acuti ordinari in strutture pubbliche e accreditate
Valori % – Anno 2008

Regione

Tasso

ITALIA

78,3

Piemonte

82,4

Valle d'Aosta

80,9

Lombardia

78,6

Pr. Aut. di Bolzano

77,5

Pr. Aut. di Trento

70,7

Veneto

81,3

Friuli Venezia Giulia

79,1

Liguria

87,3

Emilia Romagna

77,8

Toscana

77,6

Umbria

81,9

Marche

79,0

Lazio

78,6

Abruzzo

81,4

Molise

87,8

Campania

75,0

Puglia

82,4

Basilicata

76,0

Calabria

76,9

Sicilia

72,9

Sardegna

64,7


Fonte: Ministero della Salute


 

 Tasso di utilizzo per acuti in regime ordinario
(ricoveri dei residenti)
Valori % – Anno 2008

Regione

Tasso

ITALIA

78,3

Piemonte

82,9

Valle d'Aosta

86,5

Lombardia

75,1

Pr. Aut. di Bolzano

76,2

Pr. Aut. di Trento

76,6

Veneto

78,0

Friuli Venezia Giulia

78,5

Liguria

87,2

Emilia Romagna

72,2

Toscana

74,6

Umbria

80,1

Marche

80,0

Lazio

76,2

Abruzzo

83,7

Molise

80,3

Campania

80,9

Puglia

85,7

Basilicata

84,9

Calabria

89,6

Sicilia

77,1

Sardegna

67,5


Fonte: Ministero della Salute


02 luglio 2012
© Riproduzione riservata


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