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Non autosufficienza. Il 47% degli italiani si affiderebbe alle strutture pubbliche le cure

Ma le statistiche dimostrano, però, che lo Stato potrà occuparsi sempre meno di una popolazione sempre più anziana. A rivelarlo è un’indagine dell’Osservatorio Sanità di UniSalute, la compagnia del gruppo Unipol, che propone come soluzione il ricorso ai Fondi sanitari integrativi.

11 LUG - Le persone non completamente autosufficienti sono una realtà sempre più presente nel vivere quotidiano delle famiglie. Un numero destinato a crescere se, come rileva l’ultima indagine Istat del 2011, nel 2030 gli over 65 passeranno ad essere il 62% della popolazione mentre gli ultraottantenni saliranno a 7,7 milioni con un’incidenza di anziani non autosufficienti che dai 2,1 milioni attuali passerà ai 3,5 milioni. Da una ricerca condotta dall’Osservatorio Sanità di UniSalute, è emerso che, in caso di necessità di cure per non autosufficienti, quelle pubbliche sono le prime strutture a cui gli italiani si affiderebbero: la pensa così il 47% del campione. Il 31% preferirebbe invece pagare professionisti per cure a domicilio, mentre il 23% si rivolgerebbe alle cosiddette “case di riposo” o strutture private.

Come valutare le strutture a cui affidarsi per l’erogazione di cure legate alla non autosufficienza qualora ci si trovasse ad affrontare questa situazione? La qualità delle strutture e dell’offerta proposta sono ciò di cui terrebbe conto il 39% degli italiani. Il 25% sceglierebbe, invece, in base alle indicazioni ricevute dal proprio medico, mentre il 18% si concentrerebbe sulla facilità nel raggiungere la struttura stessa, meglio se vicino casa. Solo il 7% si farebbe influenzare dal prezzo, scegliendo la soluzione più economica.


La voce “costi” assumerà, però, una crescente rilevanza nella gestione delle risorse economiche del Paese nei prossimi anni se, come ipotizzato dalla Ragioneria Generale dello Stato, la spesa attribuibile all’assistenza ai non autosufficienti raddoppierà entro il 2060, passando dall’1,9% del 2010 a circa il 3,3%.

A fronte dello scenario che si prospetta sembra evidente che lo Stato farà sempre più fatica a rispondere a una domanda di assistenza in costante aumento. Il problema della non autosufficienza diventerà, quindi, una delle sfide centrali della sanità italiana per il prossimo futuro. La ricetta proposta da UniSalute, per far fronte alla questione, riguarda lo sviluppo del secondo pilastro della sanità (a fianco di quello pubblico) che prevede i Fondi Sanitari Integrativi, promossi dal mondo del lavoro e i Fondi sanitari solidaristici finalizzati all’erogazione di prestazioni socio-sanitarie, con il coinvolgimento delle autorità pubbliche locali e di operatori specializzati in grado di organizzare e gestire l’erogazione delle prestazioni assistenziali, garantendone la sostenibilità nel tempo.
 

11 luglio 2012
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