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Carenza medici. Dall’Omceo Firenze quattro proposte per contenere “la fuga”

Garantire “una remunerazione più consona, un maggiore rispetto degli orari di lavoro, tutela della privacy e diritto alle ferie”. Queste le quattro misure chiave, secondo il presidente dell’Ordine Pietro Dattolo. Senza correzioni, per il presidente dell'Omceo Firenze, “il rischio è che nei prossimi anni avremo una tale carenza di medici che sarà difficile mantenere gli standard qualitativi a cui siamo abituati”.

19 MAG - “Il problema di fondo della sanità toscana e italiana è che la professione medica sta diventando poco allettante per i giovani che intraprendono il percorso universitario. Come emerge da un’indagine condotta dall’Istituto Piepoli e commissionata dalla Federazione degli Ordini dei Medici, quasi 1 giovane medico su 3 si dice pentito della propria scelta lavorativa”. A dirlo è Pietro Dattolo, presidente  dell’Ordine dei Medici di Firenze, che riprendendo i dati di un'indagine Anaao, propone quattro misure per evitare “la fuga di medici”. Remunerazione più consona, un maggiore rispetto degli orari di lavoro, la tutela della privacy e il diritto alle ferie, queste le proposte di Dattolo.

“I medici più giovani sono quelli più propensi a lasciare il Sistema Sanitario Nazionale - sottolinea Dattolo -. Ben il 25% dei medici tra i 25 e i 34 anni e il 31% di quelli tra i 35 e i 44 anni si dice pronto a lasciare la professione e aspira a una ‘pensione anticipata’”. 
 
“L’aumento dei carichi di lavoro a cui i medici sono stati sottoposti negli ultimi due anni a causa della pandemia - continua il presidente dell’Ordine dei medici di Firenze - ha causato ansia e stress in tutte le categorie, dagli ospedalieri agli ambulatoriali fino ai medici di Medicina Generale, ma la categoria più colpita è proprio quella dei medici ospedalieri. I medici più giovani cercano un lavoro meno gravoso e con meno rischi, magari un’attività privata, oppure un’occupazione sul territorio o nel campo della Medicina Generale. La colpa è soprattutto dei turni ospedalieri estenuanti, notturni e festivi, a cui sono stati sottoposti, delle troppe reperibilità, per non parlare dei turni nei reparti Covid, che hanno messo a dura prova i medici sul piano sia fisico che emotivo. I Pronto soccorso stanno letteralmente implodendo, ed è soprattutto da lì che assistiamo alla fuga dei medici: troppi accessi e personale scarso, l’assistenza è a rischio”.
 
“Il rischio è che nei prossimi anni avremo una tale carenza di medici che sarà difficile mantenere gli standard qualitativi a cui siamo abituati - avverte Dattolo - Solo negli ultimi 3 anni ben 8.000 medici hanno lasciato gli ospedali, sia per scadenze di contratti a tempo determinato, sia per dimissioni volontarie. Ogni anno formiamo solo 6.000 neo-specialisti e di questi solo 3.000 sono disposti a lavorare in ospedale: la situazione è disastrosa”.
 
Dunque, "dobbiamo garantire - conclude Dattolo - una remunerazione più consona, un maggiore rispetto degli orari di lavoro, la tutela della privacy e il diritto alle ferie. Se i nostri medici lavorano male, continueranno a licenziarsi, creando una carenza di personale negli ospedali che sarà sempre più difficile colmare e che si riverserà sull’assistenza ai pazienti”.

19 maggio 2022
© Riproduzione riservata

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