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Emergenza urgenza. Seconda conferenza infermieristica a Firenze il 2 maggio 

L’Evento è dedicato all’Area Vasta Centro Toscana ma richiama l’attenzione degli addetti ai lavori di tutto il Paese, visto il dibattito tuttora in corso su questo tema, dopo il contenzioso mosso dell’ordine di medici di Bologna nei confronti di alcuni suoi iscritti. Verrà inoltre analizzata la responsabilità professionale alla luce dell'approvazione della nuova legge Gelli.            

25 APR - Si terrà il prossimo 2 maggio, a Firenze, nell’auditorium dell'hotel Astoria, la “Seconda conferenza infermieristica in emergenza urgenza”. L’Evento è dedicato all’Area Vasta Centro Toscana ma richiama l’attenzione degli addetti ai lavori di tutta la regione e oltre, fino ai confini nazionali, visto il contesto nel quale si inserisce dal punto di vista del dibattito che ha animato questi ultimi mesi e che è tuttora in corso. Da non dimenticare, fra l’altro, il contenzioso mosso dell’ordine di medici di Bologna nei confronti di alcuni suoi iscritti tacciati di istigazione all’abuso della professione per aver avallato dei protocolli infermieristici.
 
La conferenza di Firenze tratterà tematiche cogenti, come le competenze e la responsabilità professionale alla luce anche del nuovo articolato della legge Gelli, del quale si aspettano i decreti attuativi. A spiegare meglio quanto verrà trattato è Roberto Romano, consigliere del Collegio Ipasvi Firenze con delega per la commissione emergenza urgenza.
 
La seconda Conferenza infermieristica in emergenza urgenza tratterà temi come “competenze e responsabilità” che sono comuni a tutti gli infermieri. Come si contestualizzano in questo particolare settore professionale?

 
"Il tema delle competenze e delle responsabilità, ad esse correlate, è ovviamente trasversale a tutte le aree infermieristiche. Non c’è dubbio però che l’aerea dell’emergenza urgenza sia uno degli ambiti in cui queste vengono espresse in maniera più immediatamente visibile e avanzata. Non possiamo non pensare agli infermieri di triage o ‘see and treat’ o a quelli che operano sulle ambulanze ‘India’ o automediche. Questi sono modi di ‘fare infermieristica’ che richiedono un’ampia capacità tecnico-professionale e una conoscenza meticolosa di quelle che sono le procedure e i protocolli più aggiornati. In quest’area, i professionisti infermieri sono chiamati a prendere decisioni rapide che, a volte, possono davvero fare la differenza sul percorso di cura che il paziente andrà a intraprendere. Da questo discendono ovviamente anche grandi responsabilità che nella conferenza di Firenze cercheremo di discutere e focalizzare in maniera costruttiva e propositiva".
 
La sicurezza del cittadino nel percorso di cura, cosi detto ‘Risk Management’, riguarda molto anche l’assistenza in emergenza urgenza. Qual è il contributo dell’infermiere in questo campo?
"La cultura del Risk Management è fondamentale per gli infermieri. Parlo di cultura, non a caso, dato che proprio questo deve diventare. Si deve parlare maggiormente di analisi del rischio clinico e degli strumenti per compierla, già negli anni di Università. Nell’area emergenza urgenza, il “rischio clinico” deve avere sempre più spazio. Gli infermieri devono imparare a comprendere cosa e come segnalare alle strutture di vario livello che, anche secondo quanto prescritto dalla Legge Gelli, dovranno esistere in ogni Azienda. Il buon uso delle strutture di rischio clinico può aiutare a ridisegnare i sistemi evidenziandone i punti deboli, a patto però che gli infermieri imparino a utilizzarle e che le aziende, da parte loro, le vedano come un’opportunità e non come una entità da cui difendersi".
 
L’infermiere che opera nel settore del 118 a bordo di ambulanze si trova a intervenire in situazioni che talvolta per gravità eo complessità sembrerebbero andare oltre i confini della competenza professionale dell’infermiere. Quali sono, in breve, gli aspetti che mettono in sicurezza il suo operato nei confronti dell’assistito?
"Abbiamo letto tanto in questi mesi, forse troppo, sull’argomento. Ovvio che il medico, figura centrale nei sistemi sanitari, è colui che formula una diagnosi medica da cui scaturisce un percorso di cura, prerogativa che nessun infermiere ha mai messo in discussione. Per fare un esempio l’infermiere di emergenza territoriale non fa diagnosi medica, ma compie un accertamento infermieristico che è basato sulla lettura dei parametri e sintomi, che tratta, in situazioni molto ben codificate, per mantenere la stabilità del paziente e renderlo trasportabile in sicurezza. La Regione Toscana, che molto punta sulla figura infermieristica con competenze avanzate in determinati settings, ha ben definito con più leggi e delibere gli ambiti di operatività. Questo è il motivo per cui casi accaduti in regioni a noi vicine qui sono meno probabili, dato che tutto è molto meglio normato. Diciamoci chiaramente che le professioni devono lavorare e crescere insieme sinergicamente e che la guerra tra medici e infermieri, creata e portata avanti in maniera un po’ schizofrenica da taluni, non serve a nessuno. In primis non serve a chi assistiamo, che invece ha bisogno di professionisti che sappiano lavorare e che lo sappiano fare bene".
 
Il collegio di Firenze negli ultimi anni sappiamo essersi impegnato politicamente nel sostenere l’infermieristica in emergenza urgenza e gli infermieri che vi operano. Quali dovrebbero essere gli aspetti politici e sindacali da sostenere per dare sviluppo e trarre positivo riscontro sociale per gli infermieri dell’emergenza urgenza?
"Molto si è fatto e molto si deve ancora fare. Dobbiamo, e ci stiamo lavorando, ridefinire nel dettaglio le competenze specifiche degli infermieri di emergenza urgenza e la loro certificazione e ri-certificazione periodica. È necessario ridisegnare l’albero di offerta formativa rendendola sempre meno astratta e più aderente ai bisogni operativi delle aziende che poi vanno a utilizzare queste competenze. Dobbiamo ridefinire i master specifici e, auspicabilmente, la laurea magistrale, aprendo una discussione, che coinvolga i sindacati, sui livelli contrattuali cui questi titoli dovranno poter accedere. Inutile continuare a sfornare master che restano non spendibili contrattualmente e che lo sono ancora meno nell’organizzazione. Dobbiamo spingere anche, ma questo richiede dei passaggi in più anche a livello nazionale, affinché si giunga rapidamente a una laurea magistrale clinica con indirizzo specifico (non solo per quest’area). Questo è reso ancora più necessario visto il livello di competenza che è sempre più richiesto in questi specifici settings di assistenza. Anche i sindacati dovranno fare la loro parte affinché la prossima piattaforma contrattuale, che vede la definizione di infermiere ‘esperto’ e ‘specialista’, prenda un senso reale sia a livello organizzativo che, una volta tanto, retributivo. Approfitto per invitare tutti a partecipare all’evento del 2 maggio. Sarà una bella discussione, con ospiti illustri, che potrà togliere molti dubbi, anche attraverso il dibattito, ai colleghi che, spero, parteciperanno. All'evento parteciperanno esponenti della politica regionale, direttori di dipartimento Area Vasta Centro e membri del comitato centrale della federazione nazionale dei collegi Ipasvi".

25 aprile 2017
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