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Impossibile difendere la riforma toscana del 118

13 APR - Gentile direttore,
eravamo certi che almeno stavolta, la discussione In merito alla nuova legge 25 della Regione Toscana, da noi provvidenzialmente bloccata, non avrebbe trovato voci fuori dal coro. Come infatti difendere quella riforma “in camera caritatis” di una legge sul 118 che da domani avrebbe potuto mandare nelle nostre case a soccorrere i nostri cari, due soli soccorritori di cui un ultrasettantenne in aiuto del solo medico o del solo infermiere, sovraccarichi di strumentazione, magari impegnati in difficili manovre di stabilizzazione dei nostri malati? Impossibile direte.

Come difendere una riforma che avrebbe potuto trasformare le già efficientissime automediche aziendali che oggi funzionano benissimo rappresentando il top del soccorso al cittadino, e costano non più di 15000 euro all’anno al contribuente, a fronte di richieste delle associazioni di volontariato che da domani avrebbero potuto costare quasi 10 volte tanto?

Impossibile, diranno i più. E invece no. Scopriamo oggi, e lo facciamo tra i sorrisi, che qualcuno c’è, che sarebbe persino “consulente dell’Agenzia Regionale Sanità Toscana” e che lamenti come tale nefasta riforma della legge 25 non sia arrivata a buon fine. Qualcuno, evidentemente non riuscendo ad afferrare l’evento di portata storica di cui siamo oggi tutti spettatori, e forse mai salendo su un ambulanza come fanno ogni giorno centinaia di sanitari del 118 della Regione Toscana, stenta ad apprezzare quella che è stata una vera e propria rivoluzione copernicana : per la prima volta in Toscana, professionisti, tecnici, medici ed infermieri del 118 a centinaia fanno sentire la propria voce, scrivono, sostengono un documento che parla di come migliorare la legge del 118 nell’interesse ultimo ed esclusivo dei propri pazienti, e trovano ascolto, finalmente, a livello istituzionale. Persino l’Assessore Saccardi, che fino al giorno prima tale riforma perorava, oggi riconosce che del contributo di quei 350 sanitari che hanno firmato la “lettera aperta sul 118” ,non si può più prescindere ai tavoli di lavoro sulla “nuova legge 25”.


E chi oggi leggiamo schierarsi contro quei 350 medici e infermieri? Un medico che presta servizio sulle ambulanze? Un infermiere delle nostre automediche? Uno dei nostri bravissimi volontari? No: tale legittima ed infelicemente isolata voce, viene da un medico in pensione, il cui contributo ed esperienza nel settore 118 si fatica a reperire e comprendere, e il cui goffo intervento spazia senza apparente filo logico alcuno, dalle specializzazioni di medicina d’urgenza che formano a suo dire medici “nobili”, rispetto ai medici “vecchi e dequalificati” sul 118, al fatto che “esser in convenzione col sistema sanitario implicherebbe studiare di meno”, fino a fantasiose descrizioni di rendez-vous tra automedica e ambulanza (ci spiegherà magari, in un suo nuovo ed illuminante intervento, per quale motivo di ritorno dal pronto soccorso l’ambulanza con medico e infermiere a bordo non sarebbe già operativa, nell’attesa di riprendere l’automedica).
 
Non discuteremo certo della legittimità di chiunque ad esprimersi, persino fosse in modi infelici e dozzinali, su qualunque tema. Registriamo sommessamente che la materia in oggetto sia ben più complessa di quanto avventatamente analizzata dal collega, e che per raggiungere certi approssimativi target di dialettica siano sufficienti consessi come i circoli di quartiere che potrebbero dargli senz’altro una audience e consensi di tutto rispetto, seppur meno qualificati di coloro che oggi ci leggono.

E ci smentirà senz’altro l’anziano collega (non se ne dolga, dopo aver definito “vecchi ed impreparati” i colleghi del 118) se dicessimo il falso sostenendo che egli rappresenti nel suo scomposto intervento, solo sé stesso, esprimendosi per di più in un campo che non gli appartiene, quello dell’emergenza 118.
A tal proposito gli rammentiamo che se l’ergonomico carrello delle emergenze dei reparti dove prestava servizio, era facile da far scorrere nelle stanze di un ospedale, i nostri migliori e più al passo coi tempi monitor defibrillatori, nell’anno domini 2019, pesano ancora circa 15 kg. Senza considerare il resto dell’equipaggiamento, senza considerare il paziente, spesso di difficile stabilizzazione, talvolta gestito e trasportato in scenari complessi od ostili.

Ma tutto questo dev’essere prima vissuto per esser conosciuto, e prima conosciuto perché se ne parli. Chi purtroppo oggi parla, vivendo un'altra realtà , e conoscendo un altro mondo, chi parla di “interessi miserevoli” dietro questa iniziativa, descriva tali interessi adesso, li dica dunque, esponendoli alla pubblica opinione, o di tali affermazioni risponderà innanzi alla Legge, alla propria coscienza, ed alle centinaia di medici ed infermieri del 118 toscano la cui preparazione, schiena dritta ed onestà intellettuale oggi più che mai, è fuori di discussione.

Stat sua cuique dies, “a ciascuno è data la sua occasione”. Qualcuno, l’ha sprecata schierandosi dalla parte sbagliata della storia.

Il Direttivo dei 350 sanitari 118 sottoscrittori il documento Regione Toscana 

13 aprile 2019
© Riproduzione riservata


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