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17 NOVEMBRE 2019
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La Toscana apre i pronto soccorso ai medici esclusi dalle scuole di specializzazione. Un utile punto di partenza

08 LUG - Gentile direttore,
il settore dell'Emergenza Urgenza è tra i meno ambiti dai medici italiani e a ragione. I carichi di lavoro sono insostenibili, gli accessi anarchici e senza filtro territoriale efficiente, filtro che scompare del tutto di notte e nei giorni festivi. Poche le possibilità di fare carriera e ancora meno di svolgere un qualsiasi tipo di libera professione. Se poi aggiungiamo le aggressioni e le denunce si capisce bene la ragione per cui, come ci confermano i dati recentemente pubblicati da Anaao Assomed su Dirigenza Medica, la specializzazione in Medicina d'Emergenza e Urgenza sia la meno ambita e quella con maggiore percentuale di "decaduti", medici che, pur avendo ottenuto il posto rinunciano spaventati da una intera vita da passare in un qualsiasi pronto soccorso italiano. 

A questi dati va aggiunto quello generale che, da qui al 2025 vedrà uscire dal SSN 52.500 medici sui 105.000 attualmente in servizio. Riusciranno le nostre regioni, più o meno autonome, piuttosto che il nostro Governo Nazionale che, alla stregua dei precedenti possiamo definire "disinteressato" rispetto alle questioni che riguardano la salute pubblica, a sostenere un turn over di questa portata viste le scarse capacità messe in campo fino ad oggi?


Il problema di fondo è quello di una politica che vive alla giornata cercando di rispondere ai problemi sul momento rifuggendo da qualsiasi impegno di programmazione a medio o lungo termine: periodi di  2 - 3 anni sono considerati tempi biblici.

Su questo scenario nasce spontanea la richiesta di autonomia delle Regioni che devono governare i propri sistemi sanitari regionali senza avere voce in capitolo neanche sulla programmazione dei medici specialisti, attività questa lasciata in esclusiva alle imperscrutabili logiche del ministero dell'Università e della Ricerca.

In tale contesto stanno fiorendo soluzioni le più originali che punteggiano la cronaca sanitaria nazionale: settantenni richiamati in servizio che affrontano notti di fuoco in pronto soccorsi sovraffollati, medici stranieri (perchè venire in Italia, la nazione che offre le peggiori condizioni economiche e operative tra i paesi ad economia matura?), medici militari, giovani interinali e gettonisti di ogni sorta. Tutto tranne che soluzioni strutturate che partano dalla proiezione dei fabbisogni (attività svolta solo da Anaao Assomed) per arrivare ad una programmazione appropriata.

I numeri della Toscana, regione tra le più virtuose in quanto a rispetto dei LEA e qualità dei servizi, ancora ad alto tasso di sanità pubblica, non sono incoraggianti. Tra entrate e uscite, nel settore dell'emergenza urgenza, mancheranno all'appello, se tutto va bene, circa 344 medici da qui al 2025. Considerato che a metà 2019 le carenze registrate ammontano già a 150 professionisti è facile rendersi conto che le previsioni sono da considerare molto ottimistiche alla luce del dato di una disciplina che si trova in fondo alla lista delle specializzazioni più amate.

La Delibera Regionale della Toscana che prevede di aprire le porte dei propri pronto soccorso a 150 giovani disposti a crescere professionalmente imparando la professione da tutor esperti merita di essere inserita nel novero delle proposte indecenti dell'estate 2019? Alcune certezze, dalla lettura dell'atto regionale emergono: questi colleghi non saranno assunti (come afferma erroneamente la stampa) non faranno turni da soli nè affronteranno codici ad alta complessità in solitudine sbattuti in prima linea disarmati, non sono gettonisti senza patria paracadutati in prima linea senza alcuna verifica in merito alle competenze.
 
Nell'inefficienza assoluta della programmazione Ministeriale quella della Toscana è una soluzione che, rispetto al variegato panorama nazionale, ha il pregio di proporre un primo tentativo, e come tale più che perfettibile, di riforma del percorso formativo che non potrà certamente dare ai giovani colleghi un titolo utile ad accedere ai concorsi per dirigente medico ma, sicuramente, costituisce un punto di partenza utile ad accendere un dibattito nazionale su temi per troppo tempo rimossi dalle agende e dalle coscienze, quali la formazione "on the job" e il ruolo del mondo ospedaliero in tali percorsi riproponendo un cavallo di battaglia dell'Anaao Assomed che, da anni, denuncia l'anomalia del sistema 118 che è ancora uno spazio in cui convivono medici con contratti differenti, dirigenti e convenzionati, i primi specialisti, i secondi reclutabili con i criteri della medicina di famiglia. 
 
Qualcuno, a Roma, dovrà alla fine decidere di mettere ordine in un settore che è l'unica porta di accesso al sistema sanitario pubblico e non può essere lasciato oltre senza un futuro salvo che l'obiettivo non sia quello di mettere in discussione il futuro del principio generale del diritto alla tutela della salute.
 
Flavio Civitelli
Segretario Anaao Assomed Toscana


08 luglio 2019
© Riproduzione riservata


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