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Coronavirus. Ars Toscana: “I dati fanno ben sperare, ma dobbiamo continuare a monitorare”

L’Agenzia regionale sanitaria analizza l’andamento della Fase 2: nell’ultima settimana 47 le nuove diagnosi in Toscana, in media 6,5 al giorno. Voller: “Al di là della numerosità dei casi, che potrà oscillare nei prossimi giorni grazie al maggiore movimento delle persone e alla totale riapertura avvenuta”, tutti gli indicatori restituiscono “una fotografica confortante per la nostra regione. Ma bisogna continuare a monitorare l’eventuale emergere di nuovi focolai e di nuovi casi gravi, eventuali ‘sentinelle’ di una nuova recrudescenza dell'infezione”. L'ANALISI

03 GIU - E’ quasi passato un mese dalla riapertura del 4 maggio, quindici giorni da quella integrale del 18 maggio. Ars Toscana “scatta la fotografia” sull’andamento della fase 2. “La situazione in Toscana è del tutto favorevole: nell’ultima settimana sono emerse complessivamente 47 nuove diagnosi: in media. 6,5 nuove diagnosi giornaliere”, spiega l’Ars in una nota diffusa dalla Regione.

Ma cosa ne pensa l’Ars della riapertura integrale della mobilità tra le regioni? “I dati, in effetti, sono favorevoli per quasi tutte le regioni, anche secondo il sistema di monitoraggio voluto dal Ministero della salute e implementato da Istat. La curva italiana delle nuove diagnosi è però ancora pesantemente condizionata dalla curva epidemica della Lombardia (continua a rappresentare la metà delle diagnosi totali e nell’ultima settimana in un paio di occasioni è arrivata ad essere il 70%.). Questo richiede una certa attenzione su come si potrà muovere l’epidemia nei prossimi giorni”.

Se non consideriamo il dato del 25 maggio, in Toscana sono 58 i giorni in cui il numero dei ricoverati per Covid-19 nei reparti dedicati scende, sono ormai poco più di 25 le persone adesso ricoverate in terapia intensiva (erano circa 300 all’inizio di aprile). “Oramai nei nostri ospedali si chiudono i reparti di terapia intensiva e si riducono i posti letto dedicati fino a pochi giorni fa ai pazienti Covid”. Questo, secondo l’Ars, permette di fare alcune considerazioni rispetto a quella che è stata la gestione dei casi in Toscana. “La percentuale dei ricoveri in Toscana - si legge quindi nella nota - è sempre stata piuttosto bassa rispetto alla casistica attiva: attualmente è poco più del 10% dei casi attualmente positivi, quintultima regione in Italia poco sopra al Veneto. In Toscana quindi si è probabilmente seguito maggiormente i pazienti sul territorio, pazienti che progressivamente si sono caratterizzati di più per stati clinici asintomatici e/o pauci sintomatici. Solo la casistica più grave è stata quindi indirizzata verso il ricovero, con un maggiore utilizzo delle terapie intensive rispetto alle altre regioni. Le terapie intensive sono state utilizzate anche verso casistiche che avrebbero potuto essere trattate in reparti Covid ordinari, ma che i nostri clinici hanno gestito in maggiore sicurezza e tranquillità all’interno dei reparti di terapia intensiva”.


Rispetto alla presa in carico territoriale, “oltre ai servizi dei Dipartimenti di Prevenzione, la Regione Toscana ha strutturato un servizio territoriale, le cosiddette Usca - Unità speciali di continuità assistenziale: grazie al sistema informativo unico regionale, predisposto dal Settore sanità digitale e innovazione è stato possibile dotare gli equipaggi, su tutto il territorio regionale, di uno smartphone con una app appositamente sviluppata, capace di raccogliere i parametri vitali dei pazienti a domicilio e di registrare in tempo reale tutte le prestazioni erogate. Questo servizio ha effettuato circa 75.000 prestazioni sul nostro territorio”.

I guariti sono quasi l’80% di tutta la casistica toscana che ha preso il virus. Le analisi condotte sui dati della Piattaforma dei casi toscani dicono che i tempi di guarigione sono in media di 35 giorni al di là degli stati clinici, e può arrivare ai 41 giorni sui casi clinici gravi. “Tempi così lunghi di guarigione devono prospettare studi maggiormente approfonditi sull’infettività dei casi asintomatici”, osserva la nota dell’Ars

Rispetto ai decessi, al 2 giugno sono 1.053 le persone in Toscana la cui causa di morte è direttamente attribuibile a Covid-19. La numerosità media giornaliera si è abbassata nel corso delle settimane: 4 in media nell’ultima settimana, erano 25 alla fine di marzo. “Oramai è molto chiaro come fattori legati all’età e alla comorbidità, oltre all’assenza di un trattamento efficace dedicato alla malattia, siano determinanti nel produrre l’esito più grave”.

Le analisi dell’Ars sulla Piattaforma ISS dei casi Covid hanno mostrato come un uomo abbia oltre due volte il rischio di morire, una volta ammalatosi, rispetto a una donna. L’effetto dell’età è altrettanto forte, con un progressivo aumento del rischio per le classi d’età più elevate: già a partire dai 65 anni, rispetto alla classe d’età 60-64 anni, il rischio aumenta di almeno due volte e di fatto raddoppia al passaggio da una classe d’età all’altra.

Inoltre, a parità di età e genere, la probabilità di morire per un malato Covid-19 con pregresse patologie croniche è circa 3 volte quella di un malato di Covid-19 senza alcuna patologia: tra le patologie, i rischi maggiori si osservano tra i pazienti con patologie neurologiche, renali o respiratorie.

Quanto alla supposta minor carica virale del virus, per l’Ars “se non possiamo dire che il virus sia meno aggressivo, possiamo sicuramente affermare che la quota di casi gravi diminuisce e che questo non è il mero risultato della percentuale dei nuovi casi che sta diminuendo”.

“Al di là della numerosità dei casi, che potrà oscillare nei prossimi giorni grazie al maggiore movimento delle persone e alla totale riapertura avvenuta - conclude Fabio Voller coordinatore dell’Osservatorio di epidemiologia dell’Ars Toscana – tutti gli indicatori epidemiologici a nostra disposizione restituiscono una fotografica confortante rispetto alla diffusione dell’epidemia nella nostra regione. Ovviamente dobbiamo passare un messaggio di attenzione alla popolazione, soprattutto su elementi talvolta ancora presi poco in considerazione come il costante lavaggio della mani (oltre all’utilizzo della mascherina in ambienti chiusi). Ora che la mobilità è stata ripristinata in tutta la penisola, serve continuare a monitorare l’eventuale emergere di nuovi focolai e di nuovi casi gravi, eventuali “sentinelle”di una nuova recrudescenza dell'infezione”.

03 giugno 2020
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