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Santa Maria delle Scotte di Siena. Salvato neonato con un rischio previsto di mortalità del 75%

Al nascituro era stato diagnosticato, durante la gravidanza, un’ernia diaframmatica, con spostamento degli organi addominali nella parte superiore del torace, insieme a una grave ipoplasia di entrambi i polmoni, con i parametri prenatali che avevano fissato l’elevatissimo indice di mortalità. Due mesi di percorso ma poi il lieto: prima terapia intensiva e una operazione chirurgica, ma adesso prende il latte dalla madre ed è stato dimesso oggi.

17 FEB - Grande lavoro di squadra dei professionisti del Dipartimento della Donna e dei Bambini dell’ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena per salvare la vita ad un neonato. La storia del piccolo si è sviluppata durante le festività natalizie per raggiungere il lieto fine nei giorni scorsi. Molto emozionata la famiglia al momento della dimissione dall’ospedale, dopo un percorso di presa in carico del piccolo Gioele, questo il nome del bambino, durato circa due mesi.

Il professor Filiberto Maria Severi, direttore della UOSA Diagnosi Prenatale e Ostetricia, insieme alla dottoressa Caterina Bocchi, aveva diagnosticato nel nascituro, durante la gravidanza, un’ernia diaframmatica, con spostamento degli organi addominali nella parte superiore del torace, insieme a una grave ipoplasia di entrambi i polmoni, con i parametri prenatali che avevano fissato un indice di mortalità sopra al 75%. In seguito ad una risonanza fetale, eseguita da Salvatore Francesco Carbone della Diagnostica per Immagini diretta dal professor Luca Volterrani, che ha confermato la prima diagnosi, e a vari briefing tra neonatologi, chirurghi pediatrici, anestesisti, ostetriche e radiologi, i genitori hanno deciso di portare a termine la gravidanza.


“Ci trovavamo di fronte a un bivio – racconta il professor Severi -: interrompere la gravidanza o portarla in fondo, cercando di dare quante più chance possibili al bambino. Grazie al lavoro dell’équipe multidisciplinare e grazie soprattutto al coraggio della madre si è scelta la vita, permettendo poi ai chirurghi pediatrici di eseguire alla perfezione questo intervento, per la grande gioia della famiglia e di noi tutti e nonostante l’emergenza Covid che ha messo alla prova noi tutti”.

Il bambino è nato il 21 dicembre scorso con parto cesareo eseguito dall’équipe del professor Severi, ed è stato subito ricoverato nella Terapia Intensiva Neonatale diretta da Barbara Tomasini. In seguito alla stabilizzazione dei parametri, il piccolo paziente è stato sottoposto ad intervento chirurgico complesso, durato circa 3 ore, il 24 dicembre, effettuato dal professor Francesco Molinaro con Rossella Angotti, dell’UOC Chirurgia pediatrica diretta dal professor Mario Messina, insieme all’équipe anestesiologica dell’UOC Anestesia e Rianimazione perioperatoria diretta da Pasquale D’Onofrio.

“Siamo riusciti a ricostruire l’emidiaframma sinistro con tecnica classica e senza l’utilizzo di protesi – spiega il professor Molinaro -. Anche se l’intervento di per sé è solo la punta di un iceberg che ha visto coinvolti numerosi professionisti che si sono impegnati, tutti insieme, per portare a termine una gravidanza complessa e risolvere, con successo, i problemi legati ad una malformazione con un elevato indice di mortalità”.

Il bimbo, dopo le cure che ha ricevuto di nuovo in Terapia Intensiva Neonatale con la consulenza di Giovanni Antonelli della Cardiologia Clinico-Chirurgica diretta da Serafina Valente, è stato ricoverato fino ad oggi, 17 febbraio, quando è stato dimesso dalla Chirurgia Pediatrica, potendosi alimentare regolarmente al seno.

“Quando abbiamo visto il piccolo che iniziava a prendere il latte attaccato al seno della sua mamma ci siamo emozionati – conclude il professor Messina –. È stato un percorso lungo e difficile e siamo sempre stati accanto ai genitori, condividendo ogni passo e ogni scelta. Un risultato importante che premia lavoro, impegno e competenza di tutti i professionisti, unitamente al coraggio e alla tenacia dei genitori”.

Lorenzo Proia

17 febbraio 2021
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