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Umbria. Frattura del femore nell’anziano, approvate le nuove linee di indirizzo

“E’ stato strutturato un percorso di cura con indicazioni sulla gestione del Pronto Soccorso, sul management della fase acuta, sul trattamento post-acuto e la successiva presa in carico riabilitativa", ha spiegato l’assessore alla Salute Luca Barberini. Affronta anche il tema della prevenzione primaria delle fratture e della valutazione del rischio di caduta.

09 DIC - Garantire alle persone anziane affette da frattura del femore un approccio assistenziale e riabilitativo appropriato, uniforme e omogeneo in tutto il territorio regionale. Questo l’obiettivo delle nuove le linee di   indirizzo   vincolanti per il   percorso  diagnostico, terapeutico, assistenziale e  riabilitativo  del  paziente  anziano  ospedalizzato  per  frattura  di femore approvate dalla Giunta regionale dell'Umbria, su proposta dell'assessore alla Coesione sociale e Welfare, Luca Barberini.

  "Lo scopo principale del documento – ha spiegato l'assessore Barberini in una nota – è di fornire ai clinici ed alle direzioni aziendali indicazioni coerenti con le linee guida internazionali sia sulla gestione dei pazienti, che sugli aspetti organizzativi. In pratica – ha aggiunto – è stato strutturato un percorso di cura con indicazioni sulla gestione del Pronto Soccorso, sul management della fase acuta, sul trattamento post-acuto e la successiva presa in carico riabilitativa".

L'assessore ha inoltre precisato che il testo approvato dalla Giunta regionale affronta anche alcuni aspetti correlati con la frattura di femore, quali la prevenzione primaria delle fratture stesse e la valutazione del rischio di caduta.

 
"In  Umbria  dal 2006 al 2011 è stato osservato un incremento progressivo del numero di ricoveri per frattura di femore negli ospedali regionali, pari al 4.73 per cento", ha spiegato Barberini. L'incidenza, secondo i dati forniti dall'assessore, è passata dal 6,8 all'8,1 per 1000 residenti ultrasessantacinquenni che rappresentano il 93 per cento dei ricoverati per frattura di femore, con un forte interessamento delle fasce di età tra 75-84 anni e 85-94 anni. Nel 2011 le  fratture  di  femore  osteoporotiche  (1809 casi)  rappresentano  il  53 per cento  di  tutti  i ricoveri  ospedalieri  per  frattura  (3409).  Dal 2006 al 2011, l'accesso all'intervento chirurgico entro le 48 ore è passato dal 43,9 per cento al 33,3 per cento, la durata media di degenza ospedaliera è progressivamente aumentata, passando da 10.86 a 11.60 giorni.  Dai dati relativi al 2013 risulta che il 14,7 per cento dei pazienti anziani dimessi dal reparto per acuti dopo frattura di femore entra in riabilitazione intensiva/estensiva entro 30-60 giorni ed il 55 per cento dei pazienti viene seguito in assistenza domiciliare integrata.

"Alla luce di questi dati  - ha spiegato Barberini - è stato deciso di strutturare un percorso affinché l'assistenza  al  paziente  anziano  con fratture  di  femore  possa contare su  un  approccio  multidisciplinare  integrato  del  tipo  co-management  ortogeriatrico costituito dall'ortopedico, dal geriatra, dall'anestesista, dal fisiatra, dal fisioterapsita e dall'infermiere, ovviamente con ruoli e responsabilità specifiche".

L'assessore Barberini ha quindi precisato che "le linee guida adottate dalla Giunta sono frutto del risultato del  progetto   pilota OrtoGeriatria condotto per sei mesi  nel 2012 nell'azienda ospedaliera S. Maria della Misericordia  di  Perugia, e che ha  dimostrato  come il  comanagement  ortogeriatrico  sia  in grado  di  aumentare  l'accesso  all'intervento  chirurgico  entro  48 ore,  ridurre  le  complicanze peri-operatorie,  la  mortalità  intraospedaliera,  la degenza in   ospedale  - il 50 per cento  dei  pazienti sono stati  dimessi  entro  7  giorni  dall'ingresso - e  aumentare  la   percentuale  di  pazienti  dimessi  in condizioni cliniche più stabili".

“Nel percorso dall'ospedale  al  domicilio – spiega inoltre la nota regionale che sintetizza i contenuti delle linee guida - è di fondamentale importanza la dimissione precoce e  la   continuità assistenziale clinico-riabilitativa dei pazienti che sarà resa possibile grazie alla pianificazione precoce del  percorso da adottare  con  il  coinvolgimento  del team  multidisciplinare  intraospedaliero, quindi ortopedico, geriatra, fisiatra, fisioterapista, infermiere,   assistente sociale,  dei   referenti   dei servizi territoriali   coinvolti, del responsabile del distretto, del paziente stesso e dei suoi familiari. Al momento della dimissione andrà definito un progetto  assistenziale  clinico-riabilitativo  in  continuità  di  cure  e  nel setting   assistenziale   più   appropriato”.

09 dicembre 2015
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