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Le nuove frontiere di gestione in sanità. L'AO di Perugia elabora il budget 2017 con i costi standard

Nel corso del Seminario di studio organizzato presso l’AO di Perugia presentati i risultati del primo anno di utilizzo dei Costi Standard condotta in collaborazione con Roche. L’Assessore alla Sanità, Luca Barberini, ha auspicato una “contaminazione di buone pratiche” anche nelle altre aziende della Regione. Presto l’ingresso dell’Azienda nel Network del NISAN. La Partnership Pubblico Privato, un “ponte” per la sostenibilità e la qualità dell’assistenza.

18 DIC - Può l'applicazione dei costi standard incidere significativamente sulla sostenibilità e qualità dell’assistenza erogata da una grande struttura ospedaliera e, di più,essere estesa a tutta la Regione innalzando in tempi relativi brevi i livelli di qualità delle cure e sostenibilità economica delle stesse? La risposta è senz’altro positiva e di questo hanno discusso tutti i Direttori Generali delle strutture sanitarie umbre, insieme all’Assessore alla Sanità della Regione Luca Barberini, nel corso di un Seminario di Studio promosso dall’Azienda Ospedaliera di Perugia e organizzato nei giorni scorsi dalla Società Italiana di Comunicazione Scientifica e Sanitaria – Sics con il sostegno non condizionante di Roche.
 
All’evento hanno partecipato oltre 150 clinici e dirigenti dell’Azienda ospedaliera che, come reso noto dal Direttore Generale Emilio Duca, sta approntando il budget 2017 proprio utilizzando la metodica e gli strumenti studiati e approfonditi in seno al Nisan – Network italiano in sanità per la condivisione dei Costi Standard, del quale fanno parte circa 40 aziende ospedaliere e territoriali di tutta Italia.

 
Al centro della discussione i risultati conseguiti dall’Azienda ospedaliera di Perugia nel percorso di analisi delle performance aziendali, supportato da Roche, con l’obiettivo di studiare nel dettaglio costi ed esiti di ciascuna prestazione assistenziale e processo decisionale per confrontarli con i migliori standard nazionali e, nel caso, operare le possibili correzioni. Un’esperienza proficua di Partnership Pubblico Privato in cui l’azienda farmaceutica ha contribuito direttamente alla comune ricerca, con ottimi risultati, della miglior sostenibilità e qualità delle prestazioni erogate.

I risultati della sperimentazione che dunque si avvia verso il suo secondo anno sono stati talmente promettenti da indurre la Direzione strategica ad utilizzare lo strumento di analisi dei Costi Standard per l’elaborazione dei budget 2017.
Un salto di qualità nell’utilizzo di questa metodica di analisi che deve, a questo punto, coinvolgere necessariamente il personale dell’Azienda, clinici in primis, nella definizione del fabbisogno di ciascuna unità operativa.
 
L’applicazione di questa metodologia offre, inoltre, una chance preziosa alle Regioni per spendere meglio, innalzare la qualità e offrire servizi di eccellenza ai cittadini. E ne è convinto l’Assessore alla Salute della Regione Umbria, Luca Barberini, chiamato a governare il sistema sanitario di una regione che per il quarto anno consecutivo è una delle cosiddette “Regioni Benchmark”.

“L’Umbria è una piccola regione” ha osservato in tal senso Barberini “eppure continua ad essere riferimento a livello nazionale, una sfida appassionante i cui risultati sono lì a certificare che il sistema sanitario di questa regione è efficace ed efficiente. Tuttavia” ha aggiunto “dobbiamo e possiamo fare molto di più. È quello che si aspettano non tanto gli operatori quanto i cittadini. Il mondo è profondamente cambiato ed ha bisogno di maggiori risposte sul piano sanitario e assistenziale. E per operare in tal senso, in un contesto di risorse finite, dobbiamo cercare di riorganizzare al meglio i servizi, ottimizzare i fattori produttivi e soprattutto misurarli anche attraverso strumenti come i Costi Standard. Questo ci permetterò di comprendere e individuare eventuali inefficienze che ogni singola attività può generare e quindi orientare il lavoro di ciascuna azienda ospedaliera e sanitaria. È un lavoro molto complicato che ha bisogno della collaborazione degli operatori sanitari in primis, di sistemi informativi adeguati ma anche della forza delle istituzioni che spingano in questa direzione”.

Anche per Emilio Duca, Direttore generale dell’AO di Perugia “qualità e appropriatezza costituiscono la vera sfida del Servizio sanitario pubblico negli anni a a venire. Il tema delle risorse definite dobbiamo ormai considerarlo un dato di fatto” ha sottolineato “e comunque dobbiamo imparare ad utilizzare quello che abbiamo massimizzando il beneficio sociale, ossia produrre la maggior quantità di salute possibile. All’incontro hanno partecipato tutte le aziende sanitarie della Regione Umbria intorno alla dialettica sui Costi Standard che ormai è una terminologia propria e consolidata dei manager, ma in verità è stata anche una preziosa occasione per una affollata platea di professionisti, clinici, dirigenti, operatori sanitari che hanno necessità, per fare appropriatezza e qualità, di venire anche a mediazione con quelle che sono le risorse disponibili.

Per manager è clinici è dunque fondamentale” ha concluso Duca “avere nella propria cassetta degli attrezzi competenze su questi strumenti di misurazione e gestione perché poi la sfida vera si gioca non tanto nel fare programmazione economica ma nel fare programmazione sanitaria. Il che significa non agire in maniera ragionieristica ma curare al meglio le persone tenendo conto delle risorse disponibili: capire e verificare che una determinato risultato può essere conseguito dalla propria struttura con qualità e sicurezza delle cure ad un costo inferiore, ottimizzando i percorsi assistenziali, credo non sia una sfida solo dei manager ma soprattutto dei clinici”.
 
“È molto importante” ha confermato in tal senso Pietro Manzi, Direttore Sanitario della Azienda Usl Umbria 2 “che i clinici, penso in particolare ai direttori di dipartimento e ai direttori di struttura complessa, si approprino di questa materia perché a loro vengono affidati anche compiti e responsabilità gestionali. I clinici hanno qualche difficoltà ad entrare in questa logica perché la formazione che hanno ricevuto per anni è volta all’anamnesi, alla diagnosi e alla terapia e non certamente all’analisi costo-beneficio o costo-efficacia. Ma nella sanità moderna questo sforzo è assolutamente indispensabile visto che in una condizione di risorse limitate l’appropriatezza è la chiave della buona sanità”.
 
Addirittura per Maurizio Dal Maso, Direttore Generale dell’AO di Terni, “parlare di queste cose non soltanto è doveroso, ma si dovrebbe obbligatoriamente smettere di parlarne per cominciare a utilizzarle e metterle in pratica. Quello che si sta facendo a Perugia è molto interessante” ha sottolineato “e siamo molto interessati a collaborare anche perché così potremmo fare interessanti confronti tra aziende della medesima regione. Si tratta di un ottimo strumento e noi siamo pronti ad utilizzarlo per assistere ciascun paziente esattamente con quello che gli serve, niente di più e niente di meno”.

Senza dimenticare, ha aggiunto, il fondamentale “engagement” dei medici e di tutti gli operatori. “Il clinico” ha sottolineato il DG di Terni “è il vero manager delle cure. Chi è, in questo momento che pone le indicazioni cliniche per una cura, un atto chirurgico, un percorso assistenziale, l’uso di una protesi…? Il clinico, cioè colui che sta materialmente gestendo le risorse. La dicotomia tra medico e manager era un già un falso problema più di vent’anni fa, figuriamoci adesso. I clinici sono dunque i veri gestori, e devono farlo al meglio, con la consapevolezza che se da un lato le risorse non sono infinite, dall’altro o governano loro, da dentro, i fenomeni o qualcuno li governerà per loro da fuori”.
 
Nella reale applicazione dello strumento di analisi si sono quindi soffermati Alessandro D’Arpino Dirigente Farmacista dell’AO di Perugia e, dallo scorso aprile, Segretario nazionale della Società italiana di farmacia ospedaliera (SIFO) e Fabrizio Ruffini, Resp. Controllo di gestione della medesima Azienda. E se il primo, nell’illustrare il complesso percorso intrapreso per il monitoraggio della spesa farmacutica in ospedale, dai costi storici ai Costi Standard, ha evidenziato come la strada sia quella giusta per perseguire appropriatezza, sostenibilità e qualità delle cure, il Controller dell’Azienda ospedaliera nel suo intervento ha chiaramente sottolineato come l’utilizzo deiCosti Standard stia permettendo alla struttura di capire dove è possibile risparmiare, dove non è possibile risparmiare e, soprattutto, dove è possibile investire senza mai perdere di vista un costante (ed appropriato) monitoraggio degli esiti di cura e degli indicatori di performance.
 
I Costi Standard, come ama definirli Alberto Pasdera, Coordinatore scientifico del Nisan, non sono altro che una bussola. Uno strumento utile a navigare al meglio nel mare dell’appropriatezza che al momento è, peraltro, sostanzialmente l’unico.
“Probabilmente in futuro a qualcuno verrà in mente qualcosa di diverso ma, anche guardando il panorama internazionale, molti Paesi utilizzano i Costi Standard in questo modo e in verità non credo vi sia la necessità di ricercare un altro strumento di analisi. Sono convinto che sia assai più urgente utilizzare in modo corretto questo strumento visti i grandi risultati perseguiti nell’interesse primario dei cittadini e dei pazienti”.
 
“Oggi più che mai Pubblico e Privato hanno il comune obiettivo di una gestione efficiente ed efficace della sanità, nell’interesse di tutti, in primis i cittadini” ha quindi affermato Dario Scapola, Market Access Director di Roche in Italia. “Attraverso partnership tra mondo pubblico e realtà private, si possono raggiungere risultati importanti che permetteranno, soprattutto in un ambito come quello sanitario, di unire forze e competenze a beneficio della sostenibilità economica e della qualità dei servizi. È questo l’intento della collaborazione che abbiamo in atto con l’Azienda Ospedaliera di Perugia”.
 

18 dicembre 2016
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