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Veneto. Ciambetti (Ln): “Si gioca sulle parole, ma i tagli alla sanità li subiscono i cittadini”

"Non si parla di tagli alla sanità, ma si definiscono ben 208 prestazioni sanitarie come inappropriate. Risparmio ipotizzato? 13 miliardi. Risparmio? No, è un evidentissimo taglio e l’obiettivo è quello di scaricare la responsabilità di questa orrenda operazione sui medici". Così il presidente del Consiglio regionale del Veneto.

24 SET - “Nuovi tagli per la sanità: il Governo maschera l’operazione definendola una ripulita per esami specialistici inutili che costano circa 13 miliardi l’anno. Vorrei fare una breve cronistoria per far capire la follia a cui siamo giunti: il 10 luglio del 2014 veniva sottoscritto tra il Governo e le Regioni il Patto per la salute in cui si diceva, nero su bianco, che i conti della Sanità non sarebbero più stati oggetto di tagli ‘salvo eventuali modifiche che si rendessero necessarie in relazione al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica e a variazioni del quadro macroeconomico’, precisando poi che ‘i risparmi derivanti dall'applicazione delle misure contenute nel Patto rimangono nella disponibilità delle singole Regioni per finalità sanitarie’. Parole che restano tali e che il Governo disattende in tempi brevissimi, disonorando la parola data”. Così Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio regionale del Veneto, commenta l’attuale situazione, alla luce dei possibili tagli al settore e delle polemiche nate intorno al decreto sull’appropriatezza.
 

“Infatti – prosegue Ciambetti - non passano che due mesi e il 16 ottobre 2014, con la Legge di stabilità il governo non prevede nessun taglio diretto alla sanità, ma impone alle Regioni di recuperare 4 miliardi: i bilanci delle Regioni sono composti per due terzi da spesa sanitaria per cui è evidente l’ipocrisia dell’esecutivo. I tagli ci sono. Il Governo, poi, non introduce nemmeno i costi standard, per cui devono diminuire le spese anche Regioni virtuose, come il Veneto. Gli sprechi, cioè, rimangono inalterati.Il 2 luglio del 2015, cioè due mesi or sono, nella Conferenza Stato-Regioni viene raggiunto l'accordo, nonostante l’opposizione del Veneto a cui si affiancano poi Liguria e Lombardia, sulla proposta di intesa per i tagli alla sanità: 2,352 miliardi per il 2015 e il 2016. Ripeto: il Veneto è contrario a questa soluzione”.

Le motivazioni di questa contrarietà vengono così spiegate dal presidente del Consiglio regionale del Veneto: “Perché siamo contrari? Perché ormai, di taglio in taglio, ci stiamo avvicinando alla soglia del 6,5% di incidenza della spesa sanitaria sul Pil che secondo gli esperti è il tetto sotto il quale si riduce l’aspettativa di vita dei cittadini. Detto in altra maniera: si spende meno, ma si viene anche curati di meno. Se i cittadini riuscissero a comprendere effettivamente la portata di queste operazioni come potrebbero reagire? Il Governo ha bisogno di soldi, promette di ridurre le tasse, ma dove può reperire ulteriori risorse? Ecco allora un’altra soluzione chiaramente ipocrita: si gioca con le parole, non si parla di tagli alla sanità, ma si definiscono ben 208 prestazioni sanitarie come inappropriate. Dalla risonanza magnetica all'estrazione dei denti, fino agli esami per il colesterolo, questi esami saranno erogabili solo se giustificati dal medico che le prescrive, pena una sanzione pecuniaria. Risparmio ipotizzato? 13 miliardi. Risparmio? No, è un evidentissimo taglio e l’obiettivo è quello di scaricare la responsabilità di questa orrenda operazione sui medici che dovranno scegliere se prescrivere, giustificandolo nei minimi termini un esame o un approfondimento, con il rischio di dover pagare di tasca propria una eventuale multa, o lasciar perdere, tentare di tranquillizzare il paziente e cercare la soluzione che ritiene, pur tra molti dubbi, la più appropriata. E la domanda, purtroppo, oggi è questa: essere o non essere medico?".


"Ecco quindi che si avvera quanto detto ancora nell’estate scorsa dal Veneto: stiamo scendendo sotto la soglia del 6.5% di incidenza della spesa sanitaria nel PIl e il risultato è la riduzione dell’aspettativa di vita dei cittadini L’articolo 32 della Costituzione Italiana dice: 'La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti'. Ma ormai - conclude Ciambetti - la Costituzione è diventata carta straccia".

24 settembre 2015
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