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Aborto negato in Veneto. Regione avvia indagine. “Ma l’Ivg da noi è garantita”

Zaia e Coletto aspetteranno l’esito della verifiche prima di pronunciarsi sulla vicenda denunciata dalla stampa, ma intanto l’ufficio stampa dell’assessorato alla Salute precisa: “E’ vero che il 76,2% dei medici è obiettore, ma l’Ivg è garantita da 34 strutture che nel 2015 hanno effettuato 5.044 Ivg. L’intervento avviene nel 49,9% entro 15 giorni dalla richiesta e la restante quota comunque entro un mese”. Ma Moretti (Pd) attacca: “Zaia impari da Zingaretti”.

03 MAR - È polemica in Veneto dopo la denuncia di una donna che avrebbe dovuto avrebbe dovuto girare 22 ospedali, tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, prima di poter effettuare una interruzione volontaria di gravidanza, avvenuta alla fine all’ospedale di Padova, struttura che alla prima richiesta della donna avrebbe risposto di no alla donna.

La Regione Veneto ha avviato un’indagine e dall’ufficio stampa dell’assessorato alla Salute fanno sapere che fino a quando non saranno chiari tutti gli aspetti della vicenda, il presidente della Regione Luca Zaia e l’assessore alla Salute Luca Coletto non si pronunceranno. Intanto, però, lo stesso ufficio stampa, contattato dal nostro giornale, garantisce che l’interruzione volontaria di gravidanza prevista dalla legge 194 è, in Veneto, un diritto ”garantito”. “E’ vero che il 76,2% dei medici è obiettore, ma ci sono comunque 34 strutture che erogano l’Ivg e che nel 2015 hanno effettuato 5.044 Ivg. Nel 49,9% - spiega ancora l’ufficio stampa – l’intervento avviene entro 15 giorni dalla richiesta, nel 26,3% dei casi entro 21 giorni, nel 15,2% entro 28 e nel restante 8,6 entro 1 mese".

 
"Dai nostri dati - prosegue l'ufficio stampa - risulta inoltre che l’88,6% delle donne riesce ad effettuare l’intervento in una struttura della sua provincia di residenza. Ci sembra strano che la signora non sia riuscita a sottoporsi ad Ivg in Veneto, ma se è andata così, vogliamo capire il perché. Proprio a questo scopo è stata avviata un’indagine”, conclude l’ufficio stampa evidenziando che la denuncia arriva a oltre 1 anno di distanza da quando si sarebbero verificati i fatti e che in questo lasso di tempo alla Regione “non è mai arrivata alcuna segnalazione del caso da parte della signora né da altri”.

La notizia riportata dalla stampa ha comunque sollevato polemiche in Veneto. “Una donna che gira a vuoto 23 ospedali nel civile nord est e che non riesce a trovare una struttura in grado di accoglierla e di garantirle il diritto ad abortire è il segnale gravissimo di una profonda retrocessione del Veneto nel campo dei diritti e della salute delle donne”, ha detto la consigliera del Pd Alessandra Moretti, che ha riferito di avere depositato nei giorni scorsi una interrogazione urgente a Zaia “per chiedere che si faccia luce, aprendo un'indagine interna per chiarire la questione: il governatore deve farsi garante del rispetto della legge 194 in tutte le strutture pubbliche del Veneto. Ritengo Zaia  personalmente responsabile della sofferenza inflitta a questa donna e a tutte quelle che in questi anni sono rimaste in silenzio, senza denunciare la mancata assistenza”.

"Non può accadere che chi oggi scelga, con il dolore che sappiamo, di interrompere una gravidanza - continua l’esponente democratica - si trovi a vivere una vera e propria odissea. In Veneto, l'80 per cento dei ginecologi risulta obiettore di coscienza e ad oggi la nostra regione, come si è visto da questa triste vicenda, non è in grado di garantire il rispetto della legge 194. Credo che la storia di Giulia debba essere portata a conoscenza del ministro della Salute Lorenzin e ho sollecitato un'interrogazione parlamentare in tal senso”.

Per Moretti “Zaia dovrebbe prendere esempio da Zingaretti che ha indetto un concorso per assumere medici non obiettori in un ospedale romano, in modo da garantire alle donne un diritto sancito dalla legge, una legge che appartiene alla storia dell'emancipazione femminile e che difenderemo in ogni modo. Non faremo passi indietro rispetto ai diritti conquistati dalle nostre madri”.

Contro la Regione anche il consigliere regionale Piero Ruzzante (Gruppo Misto, Art. 1 - MDP). “La vicenda della donna padovana, costretta a rivolgersi a ben 23 ospedali del Nordest prima di riuscire ad abortire, ci fa dire ancora una volta che in Veneto questo diritto è negato. La Regione è drammaticamente, nuovamente richiamata al suo dovere di garantire l’applicazione della 194”, afferma in una nota.

“Ancora nel marzo 2016, esattamente un anno fa - prosegue Ruzzante - presentai un’interrogazione sul tema, nella quale veniva evidenziato lo scenario del Veneto che si attesta, tra le Regioni del Nord, come quella con la più alta percentuale di ginecologi obiettori (76,7 per cento). Nel 2011, su un totale di 433 medici ginecologi presenti nelle strutture ospedaliere venete, ben 377 risultavano obiettori (81,42 per cento). Nelle sole strutture che effettuano il servizio di Ivg la percentuale si è attestata al 77,86 per cento (285 medici ginecologi obiettori su 366)”.

“A fronte del silenzio della Giunta - conclude Ruzzante - ma in linea con quanto il presidente Zaia ha dichiarato sul fronte della fecondazione assistita, sul fine vita e sui diritti che coinvolgono questioni di così grande delicatezza, ripropongo la stessa domanda fatta un anno fa che, malgrado prevedesse una risposta immediata, ancora non ha ancora ricevuto responso: la Regione intende adottare specifiche linee di indirizzo per dare completa attuazione alla legge n. 194?”.

03 marzo 2017
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