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A Mestre ennesima morte su lavoro in una lavanderia industriale

Questa volta è toccato al bengalese Shamiul. La dinamica quasi banale: Shamiul sbloccava il macchinario inceppato, venendo poi inghiottito dallo stesso nastro trasportatore. Lo Spisal della Ulss 3 fa sapere in prima battuta che si tratterebbe di un difetto di funzionamento della stessa macchina. Il Veneto continua a detenere il triste primato delle morti bianche. Non mancano le polemiche da parte delle associazioni sindacali che denunciano ritmi e tempi di produzione. 

30 GIU - Terra veneta, terra di gran lavoratori ma, anche, di scarse tutele. Ci ritroviamo a raccontare ancora di una morte assurda nel lavoro. Questa volta è toccato al bengalese Shamiul, che lavorava presso una lavanderia industriale in Mestre (VE). Chissà quante volte per cercare di fare ripartire la macchina piena di biancheria sporca, ha svolto quella stessa manovra.
 
La dinamica quasi banale: Shamiul sbloccava il macchinario inceppato, venendo poi inghiottito dallo stesso nastro trasportatore. Lo Spisal della Ulss 3 fa sapere in prima battuta che si tratterebbe di un difetto di funzionamento della stessa macchina atteso che a seguito di un blocco causato dalla stessa biancheria, il giovane operaio avrebbe eseguito la manovra inversa per lo sblocco venendo inghiottito.
 
Nulla è cambiato dagli inizi di maggio, quando si parlava, sempre in questa testata giornalistica, del triste primato del Veneto delle morti bianche. In primavera, siamo verso la metà di maggio, 2 operai vanivano bruciai vivi nelle Acciaierie Venete e via di questo passo fino ad arrivare alla fine giugno, che ci troviamo ancora a parlare di morti nel luogo di lavoro. L’operaio bengalese lascia la moglie, sposata da due anni, che viveva a Mestre.

 
A tirarlo fuori dalla stessa pressa sono stati i vigili del fuoco: operato d’urgenza, a causa delle numerose lesioni, il giovane lavoratore bengalese non ce l’ha fatta. Non mancano le polemiche da parte delle associazioni sindacali che denunciano ritmi e tempi di produzione. Spesso, spiega il territoriale della segreteria di Filctem Cgil “denunciare una carenza di manutenzione o di protocolli di sicurezza vuol dire essere presi di mira e vedersi non rinnovare il contratto”. In buona sostanza le sigle sindacali denunciano una forma obbligata di omertà tra i precari.
 
Le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil invocano al più presto un confronto tra le medesime e la Regione, chiedendo maggiori finanziamenti per lo stesso Spisal affinché svolga controlli in maniera capillare e sistematica. Vedremo cosa risponderà “Palazzo Balbi”.
 
Endrius Salvalaggio

30 giugno 2018
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