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Riforma Ipab. Refosco (Cisl Veneto): “Aspettiamo da 18 anni. Le norme allora eccellenti, oggi sono inadatte”

I sindacati chiedono che queste strutture diventino aziende pubbliche, l’aumento dei posti letto per gli anziani ed una ridefinizione delle rette e della ripartizione tra quota sanitaria ed alberghiera. E poi la revisione dei criteri per l’accesso alle strutture; maggiori risorse per organico e dotazioni organiche. Ma anche un abbassamento della percentuale Irap oggi all’8.5% rispetto al 3.9% delle strutture private, differenza va a discapito delle famiglie

10 DIC - Sono molti i lavoratori in Veneto occupati presso gli Ipab (istituti pubblici di assistenza e beneficenza), che aspettano una riforma ormai ferma da circa un ventennio. Si tratta di strutture nate per occuparsi di assistenza verso le persone più deboli, in particolare per le persone più anziane non autosufficienti e disabili.

Gianfranco Refosco, segretario Cisl Veneto, sigla sindacale che ha proclamato lo stato di sciopero per il 18 dicembre prossimo, riassume così la situazione: “La riforma degli Ipab è attesa dall’anno 2000 quando il Parlamento la mise in capo alle Regioni. Ad oggi valgono ancora le norme del 1890 del Governo Crispi. Eccellenti allora, inadatte oggi a gestire in modo proficuo il grande patrimonio storico degli istituti di assistenza e beneficenza e, in prospettiva, a tutelare la qualità dei servizi richiesti e le professionalità di chi vi lavora - ricordiamo sono oltre 10.000 operatori  tra infermieri e OSS – mentre il progressivo invecchiamento della popolazione ne aumenta il bisogno”.

Ma cosa chiedono le sigle di categoria alla Regione Veneto? Le richieste principali sono: che queste strutture diventino aziende pubbliche, connesse alle varie Ulss e rientranti nella programmazione socio-sanitaria; l’aumento dei posti letto per gli anziani ed una ridefinizione delle rette e della ripartizione tra quota sanitaria ed alberghiera; che per l’accesso alle strutture siano rivisti i criteri di assegnazione; maggiori risorse per organico e dotazioni considerato che si assiste sempre più, da una parte ad un aumento della domanda del servizio e quindi dei carichi di lavoro, dall’altra ad un impoverimento di personale e dotazioni; un abbassamento della percentuale Irap (l’Irap attuale nelle Ipab è dell’8.5% rispetto al 3.9% delle strutture private e tutta questa differenza va a discapito delle famiglie).


L’assessore regionale al Sociale, Manuela Lanzarin, ricorda che “sono stati destinati del fondo regionale per la non autosufficienza 13 milioni per le strutture residenziali degli anziani e dei disabili e, che non appena varato il bilancio socio-sanitario la priorità sarà di approvare la riforma, in un quadro di riorganizzazione dell’intero comparto pubblico-privato dell’assistenza residenziale”.  Va ricordato infine, che la Regine Veneto è ad oggi, l’unica regione in Italia, che non ha ancora legiferato sulla riorganizzazione delle Ipab; una riforma che è di totale competenza della Regione.

Endrius Salvalaggio

10 dicembre 2018
© Riproduzione riservata


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