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Padova, cambio destinazione ospedale Sant'Antonio. Anaao Veneto: “I medici non sono pedine né merce di scambio”

Le rappresentanze sindacali Anaao-Assomed, Cimo ed Aaroi-Emac dei medici e dei sanitari della Ulss 6 Euganea indicono un’assemblea intersindacale il 20 marzo relativamente all’ipotesi di smembramento delle unità dell’Ospedale Sant’Antonio, per la quale esprimono “profonda preoccupzione”.

15 MAR - "Le rappresentanze sindacali Anaao-Assomed, Cimo ed Aaroi-Emac dei medici e dei sanitari della Ulss 6 Euganea esprimono sconcerto e profonda preoccupazione per la recente disinformazione di cui sono attualmente vittime tutti i dipendenti dell’Ospedale Sant’Antonio di Padova relativamente all’ipotesi di smembramento delle unità con trasferimento delle medesime all’Azienda ospedaliera universitaria padovana o agli altri presidi ospedalieri della Ulss 6". È quanto si legge in una nota dell'Anaao-Assomed Veneto.
 
"Durante l’iter di approvazione non ancora concluso delle nuove Schede di Dotazione Ospedaliera e Territoriale che sono parte integrante e fondamentale dell’attuazione del Piano sanitario regionale 2019-2023 - prosegue la nota -, sono state infatti ormai diffuse sulla stampa dichiarazioni politiche di precise indicazioni programmatiche su tale cambio di destinazione dell’Ospedale Sant’Antonio".
 
"Pretendendo la massima osservanza dei principi di tempestività, responsabilità, correttezza e trasparenza e non accettando categoricamente di venire a conoscenza ripetutamente prima dalla stampa che dai propri datori di lavoro di notizie così determinanti sul destino dei dipendenti - aggiungono i Medici -, alle richieste di chiarimento il 28 febbraio la Direzione generale della Ulss 6 si è limitata a rispondere solamente che la Regione non aveva ancora formalizzato le nuove schede di dotazione ospedaliera".

 
"Assistiamo ancora più allibiti e con imbarazzo - aggiunge l'Omceo Veneto - all’inaccettabile ping-pong mediatico, in cui il Sant’Antonio è stato definito persino 'volume scambiatore', alla successiva nota della Regione che destituiva di fondamento i contenuti pubblicati sulla stampa (Comunicato 365, 9 marzo) ma poi guardandosi bene dal contraddire quanto fino ad ora dichiarato dal suo presidente di V Commissione Sanità Boron, anzi risultando inadeguato, ambivalente e poco trasparente affermare che 'il Sant’Antonio continuerà a essere l’Ospedale cittadino con tutte le sue caratteristiche di eccellenza e tutte le prestazioni' (comunicato 385, 13 marzo) senza però definire a chi ne andrà la gestione. All’Azienda Universitaria? Nessuna precisazione infatti sull’Ospedale Sant’Antonio nelle note specifiche sulla Ulss 6 diffuse dalla Regione".
 
"Nel dibattito in atto su come riorganizzare i presidi ospedalieri insistenti sulla città di Padova - si legge ancora nella nota -, ancora senza la costruzione dell’ipotizzato Ospedale di alta specializzazione nel sito di Padova Est, in una cronica carenza di posti letto, vogliamo inoltre ribadire il sacrosanto diritto dei padovani a conservare il proprio Ospedale cittadino all’interno della Ulss 6, finalizzato a offrire risposte immediate ai bisogni fondamentali e di primo livello, a differenza di quelle regionali e nazionali prerogative dell’Azienda ospedaliera universitaria, secondo un’ottica di assistenza di qualità coordinata e integrata che non deve compromettere né minacciare le richieste di salute dei cittadini".
 
"L'Ospedale Sant’Antonio è nato e si è infatti sviluppato - spiega l'Ordine veneto - nell'ottica di continuità assistenziale coi servizi del territorio della città di Padova, tanto che è comunemente conosciuto da decenni come l'Ospedale dei padovani. Non si tratta di perseguire 'interessi localistici'.
 
Riteniamo infatti doveroso spiegare a politici e cittadini che l’eccellenza dell’Ospedale Sant’Antonio è garantita dal lavoro assiduo di oltre 150 medici, professionisti che forniscono ormai prestazioni sanitarie che non sono doppioni ma attività con funzione ben definita, operanti in rete col territorio in un flusso di oltre 10.000 ricoveri, oltre 6.500 interventi chirurgici all’anno in sala operatoria (chirurgia generale, ortopedia, urologia, oculistica) e oltre 10.000 accessi per interventi di diagnostica gastroenterologica e oculistica, più di 30.000 accessi annui al Pronto Soccorso, migliaia di prestazioni specialistiche".
 
"Chi altro dovrebbe poter gestire ottimamente per i cittadini anche un tale numero di prestazioni? E dove si rivolgerebbero altrimenti i pazienti più anziani, sempre più numerosi in queste strutture? Quale sarà infine il vero destino dell’Ospedale Sant’Antonio e dei suoi medici?", sono le domande che si pone l'Anaao.
 
"Pur restando la scelta della programmazione sanitaria un atto politico con la presunzione di ottenere una migliore e più efficace risposta ai bisogni di assistenza dei cittadini, riteniamo:
- inaccettabile la totale assenza di informazione preventiva ai dipendenti e alle parti sindacali mai consultate da politici e dirigenti;
- di non poter lasciare tali decisioni in mano a pochi se pur con mandato elettivo ma lontani per esperienza personale lavorativa dall’assistenza sanitaria e dalla conoscenza delle sue complessità;
- che sia doveroso e utile che le scelte siano coerenti a un dialogo e alle proposte dei lavoratori della Sanità che in prima fila assistono i malati con responsabilità di ogni genere invece di ridurre gli stessi a marionette e osservatori passivi, e che pertanto dovranno essere consultati e informati prima di ogni decisione politica definitiva sul breve e lungo termine;
- di non accettare neppure posizioni pilatesche da parte di politici e dirigenti, non essendo atteggiamenti professionalmente credibili sotto nessun profilo di fronte ai cittadini e ai loro medici;
- di rifiutare ogni possibile malgestione o scorciatoia finalizzate a realizzare meri obiettivi amministrativi o di autoaffermazione politica".
 
"Le rappresentanze sindacali Anaao-Assomed, Cimo ed Aaroi-Emac - prosegue la nota - ritengono quindi indispensabile un confronto sul futuro dell’Ospedale Sant’Antonio e sull’offerta sanitaria della città di Padova, e indicono pertanto un’assemblea intersindacale aperta a tutti i suoi medici e dirigenti sanitari il 20.3.2019 alle ore 16.00 presso l’aula riunioni del 3° piano dell’Ospedale Sant’Antonio".
 
"Aspetteremo al varco ogni decisione - aggiungono -, ricordando a tutti che qualsiasi manovra sul personale dovrà essere preventivamente e prioritariamente discussa con le rappresentanze sindacali, che fin da ora non rinunciano a ricorrere ad ogni eventuale strumento giuridico a sua tutela e ad ulteriori azioni. Che si tirino fuori le carte dai cassetti, chiarezza e informazione sul proprio futuro sono giustamente dovute con tempestività al personale sanitario in servizio nell’Ospedale della città.
 
La salute è un bene prezioso - conclude la nota -, i medici a sua garanzia non sono pedine e non vogliono diventare un caso nazionale di merce di scambio fra aziende".

15 marzo 2019
© Riproduzione riservata


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