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Veterinaria. Intervista al neo segretario Sivemp Veneto, Maria Chiara Bovo: “Dalla Regione politiche penalizzanti”

Il nuovo segretario regionale del Sivemp e presidente Fvm Veneto punta il dito contro gli organici sottodimensionati e l'art 12 del Pssr che modifica l'orario di servizio: “La sua applicazione provocherebbe disagi su tutta l'organizzazione dei controlli veterinari, mettendo a rischio qualità ed efficacia”. Le priorità per Bovo: “Tutelare ruolo e competenze dei veterinari pubblici, stringere collaborazioni e avere uno sguardo attendo sui giovani che si affacciano alla professione”

03 APR - Eletta a fine febbraio, Maria Chiara Bovo è il nuovo segretario regionale del Sivemp e presidente Fvm Veneto. “Non possiamo nasconderci come il momento che sta attraversando la sanità veterinaria pubblica in Veneto oggi sia particolarmente difficile. Ci attendono sfide decisive davanti alla riduzione complessiva del personale sanitario e in particolare veterinario, il massiccio numero dei pensionamenti, le nuove attività e modalità di lavoro, a partire dall’applicazione del regolamento Ue 2017/625”. Per far fronte alle tante problematiche è importante l’unità: siamo forti se siamo uniti”. Esordiva così il nuovo segretario all’indomani della nuova nomina, che si è resa disponibile a chiarire, attraverso questa intervista, alcuni punti chiave sulla sanità veterinaria pubblica.

Dottoressa Bovo, lei ha assunto l'incarico di segretario del sindacato dei veterinari pubblici del Veneto, in un momento estremamente delicato.
Purtroppo, sono molte le sfide che la sanità veterinaria si trova oggi ad affrontare. A quelle di carattere generale se ne aggiungono altre specifiche, in Veneto, dove la politica regionale ha assunto alcune iniziative penalizzanti per la sanità pubblica veterinaria. Gli organici dei servizi veterinari veneti sono, da tempo, sottodimensionati, anche da prima del blocco del turn over.


Oggi ci troviamo di fronte a un ulteriore complessiva riduzione del personale sanitario e, in particolare, proprio di quello veterinario, a causa delle mancate assunzioni, dell'invecchiamento della categoria e del numero massiccio dei pensionamenti che subirà una brusca accelerazione con l'avvio del Cumulo contributivo e di Quota 100. Tutto questo a fronte di un'attività che si fa sempre più complessa, con compiti accresciuti e una normativa, comunitaria, nazionale e regionale, in materia di sanità animale e sicurezza alimentare, in costante evoluzione, a partire dall'applicazione del Regolamento europeo 625/2017 sui controlli ufficiali, che entra in vigore proprio quest'anno.

Quali le criticità specifiche?
Nel piano socio sanitario regionale, approvato a fine 2018, con uno specifico articolo della legge, la Regione Veneto ha, di fatto, bypassato il contratto collettivo nazionale di lavoro della dirigenza veterinaria, modificando unilateralmente le regole sull'orario di servizio che sono, invece, una competenza statale. L'applicazione di tale articolo, non solo sarebbe decisamente peggiorativa per i dirigenti veterinari delle Ulss, ma provocherebbe anche disagi su tutta l'organizzazione dei controlli veterinari, mettendone a rischio la qualità e l'efficacia.

Quest'ultima iniziativa regionale va ad impattare su una realtà già estremamente difficoltosa. La consistenza numerica dei veterinari pubblici in Veneto, come già detto, è a livelli preoccupanti: attualmente siamo poco più di 300, un numero molto inferiore rispetto ad altre Regioni con volumi di agroalimentare simili, come la Lombardia, che ha più di 600 veterinari pubblici in servizio o l'Emilia Romagna che ne ha oltre 450. Eppure lo stesso presidente Zaia ha ribadito, anche recentemente, che il patrimonio zootecnico in Veneto è il 40% di quello nazionale...

La riforma sanitaria che ha portato, dal primo gennaio 2017, alla riduzione del numero delle Ulss, quali conseguenze ha avuto sull'organizzazione dei servizi veterinari?
Nel 2017 abbiamo visto la ristrutturazione delle aziende Ulss, con una radicale trasformazione dell'organizzazione dei servizi veterinari all'interno dei dipartimenti di prevenzione. La Regione aveva accolto la nostra proposta di integrare in alcune aziende sanitarie, i tre classici servizi veterinari con una quarta struttura che potesse occuparsi prioritariamente di nuovi ambiti quali l'igiene urbana veterinaria, le allerte alimentari comunitarie, la gestione degli stabilimenti riconosciuti e quella della filiera ittica nei territori a elevata produzione.

Ma, a livello territoriale, la riorganizzazione non è ancora di facile attuazione. Le nuove aziende Ulss derivano dall'unione di territori a vocazioni diverse e distanti. A tutt'oggi, la maggior parte dei direttori di servizio, sono “precari”, cioè incaricati in attesa di concorso. Tutto questo genera incertezza e provvisorietà nell'organizzazione di attività che, invece, necessitano di stabilità. A ciò si aggiunge il fatto che non esistono graduatorie attive per l'assunzione di veterinari specialisti in Igiene degli alimenti di origine animale, i concorsi difficilmente sono autorizzati ed espletati. Nei rari casi in cui lo siano ci sono anche 150 partecipanti idonei per un posto messo a concorso! A questo proposito va rimarcato che, a differenza di quanto avviene per la medicina umana, nel nostro ambito, i giovani veterinari laureati e specializzati, ci sono, e rappresentano una risorsa importante alla quale la miope programmazione non ha la capacità (e la volontà) di attingere.

A livello di struttura veterinaria regionale, poi, la riduzione di personale sta provocando, negli ultimi anni, serie difficoltà nell'espletamento dei compiti istituzionali. Un'emergenza che è stata più volte segnalata dal nostro sindacato, anche a seguito di verifiche e rilievi ministeriali.

L'attività dei veterinari di medicina pubblica continua ad essere poco conosciuta. Eppure essi hanno un ruolo decisivo nel controllo degli alimenti che finiscono sulle nostre tavole e della tutela della sanità animale.
I veterinari delle Ulss verificano tutta la filiera alimentare, dal campo alla tavola, con controlli, ispezioni e prescrizioni sia a livello degli allevamenti che della trasformazione, distribuzione e commercializzazione. Un ventaglio di prestazioni che va dal controllo del rispetto del benessere animale, dell'uso consapevole dei farmaci, della qualità dei mangimi, a quello sulla produzione di alimenti di origine animale (carne e derivati, lattiero caseari, miele, uova, prodotti ittici). Lavoriamo a fianco dei produttori, nel rispetto delle leggi, allo scopo di migliorare e potenziare le loro prestazioni e di rendere sicuri gli alimenti. La nostra attività rappresenta, per la produzione agro-alimentare, un vero e proprio valore aggiunto.

Nel campo della sanità animale una grande mole di attività è riservata alla tutela degli animali d'affezione, un tema su cui la sensibilità dell'opinione pubblica, oggi, è sempre maggiore.
In costante evoluzione e sviluppo è l'igiene urbana veterinaria.

Senza contare, poi, le sfide rappresentate dalla sorveglianza sulle malattie trasmissibili dagli animali all'uomo (basti pensare ai recenti casi di West nile disease), le infezioni di origine alimentare, le patologie emergenti e riemergenti, che vedono nella sanità pubblica veterinaria un presidio fondamentale, non solo per la sanità animale, ma anche per quella umana.

Da più parti si teme che l'attuarsi del regionalismo differenziato rappresenti una minaccia per l'universalismo del Ssn. Lei cosa ne pensa?
E' un rischio concreto. Il regionalismo differenziato, sulla carta, garantendo una maggiore autonomia amministrativa e maggiori risorse, potrebbe rappresentare un miglioramento nella quantità e nella qualità dei servizi. In sanità veterinaria potrebbe rappresentare l'inizio di un percorso che metta rimedio alla cronica sofferenza di risorse umane.

Ma rimane, tuttora, l'incognita di come l'eventuale autonomia verrà “utilizzata e attuata”. E se analizziamo le iniziative assunte dal Veneto negli ultimi anni, in materia di sanità veterinaria pubblica, siamo costretti a rilevare che esse sono state tutt'altro che incoraggianti

Quali sono, allora, le priorità su cui intende lavorare come segretario regionale dei veterinari pubblici?
Innanzitutto la tutela del ruolo e delle competenze dei veterinari pubblici del Veneto. A questo proposito ritengo importante far conoscere anche all'esterno la nostra identità specifica e le nostre attività, avviando contatti diretti e proficui con tutti i portatori di interesse, associazioni,  consumatori, l'opinione pubblica.

E' importante stringere una collaborazione anche all'interno della nostra categoria, rapportandoci, prima di tutti, con l'Istituto zooprofilattico delle Venezie, il Centro regionale di epidemiologia veterinaria (Crev) e l’Università. Molta attenzione va riservata ai giovani che si affacciano alla nostra professione. Credo che il Sivemp possa la rappresentare la “casa” di tutti i veterinari.

Endrius Salvalaggio

03 aprile 2019
© Riproduzione riservata


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