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Medici pensionati per supplire a carenza. Barbiero (Spi Cgil Treviso): “Difficile, per i ‘Quota 100’ tetto di lavoro autonomo a 5mila euro”

Per Barbiero “aprire le porte al pensionamento dei medici senza aver programmato il ricambio e le professionalità necessarie, con il paradosso di richiamare medici in pensione con più di 70 anni, causerà un duro colpo alla tenuta del sistema”. E comunque saranno necessari approfondimenti “visti la carenza di organico e il budget massimo annuo che un medico può raggiungere”.

05 APR - A fine febbraio, le domande presentate per accedere alla pensione tramite “quota 100” ammontano a poco meno di 100.000 unità: numeri più bassi del previsto. Le domande sono distribuite, all’incirca, in 1/3 tra i privati, 1/3 tra il pubblico e 1/3 suddivise fra lavoratori autonomi e fondi speciali. Il problema, come già evidenziato in altre occasioni, interessa profondamente il comparto dei medici perché se il governo da una parte apre la finestra della “quota 100”, dall’altra, per far fronte all’emergenza attuale, ipotizza un inserimento nel mercato del lavoro di medici in pensione.

“Su questo provvedimento – precisa Paolino Barbiero, segretario generale SPI CGIL Treviso – ci sono ulteriori approfondimenti da fare. I medici che usufruiranno del provvedimento “quota 100” per 5 anni, ovvero fino ai 67 anni d’età previsti attualmente per la pensione di vecchiaia, non potranno più svolgere alcuna attività di lavoro, se non entro il tetto massimo di 5.000 euro per prestazioni di lavoro autonomo occasionale. Questo limite diventa un grosso problema, visti la carenza di organico e il budget massimo annuo che un medico può raggiungere”.


Nella regione Veneto gli ospedali sono 68, con un bilancio che pesa per oltre 9 miliardi di budget e un deficit di oltre 1.600 medici. Non da ultimo il caso, sempre in Veneto, di un concorso indetto per coprire il posto di 80 medici di emergenza, dove si sono presentate appena 10 persone.

“Aprire le porte al pensionamento dei medici senza aver programmato il ricambio e le professionalità necessarie, con il paradosso di richiamare medici in pensione con più di 70 anni, causerà un duro colpo alla tenuta del sistema socio-sanitario, con conseguenze negative su tutta la popolazione e in particolare sulle famiglie economicamente più deboli” conclude Barbiero.

Endrius Salvalaggio

05 aprile 2019
© Riproduzione riservata


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