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Pfas. Ca’ Foscari brevetta un nuovo sensore per la rilevazione

Il gruppo di ricerca dell’Università di Venezia ha brevettato un sensore elettrochimico, dal costo molto limitato, che riesce a misurare la concentrazione di perfluorottano sulfonato (Pfos), tra le molecole della famiglia dei PFAS più diffuse e inquinanti. Zaia: “Grazie alla ricerca, ora agisca il Governo introducendo limiti nazionali”.

17 APR - Trovare le ‘impronte digitali’ dei Pfas con un test veloce e alla portata di tutti. Ricercatori di Ca’ Foscari hanno brevettato un sensore elettrochimico che riesce a misurare la concentrazione di Perfluorottano Sulfonato (Pfos), tra le molecole della famiglia dei Pfas più diffuse e inquinanti. Gli impatti sulla salute per l’accumulo di questi composti sono ancora oggetto di studio, ma le prime ricerche confermano rischi per la salute.

Il sensore impiega polimeri a stampo molecolare, una specie di ‘reticolo’ creato ad hoc le cui cavità coincidono con le molecole che si vorranno riconoscere: lo stampo intrappola quindi le molecole complementari. In questo caso, conoscendo l’impronta del Pfos, il sensore è in grado di riconoscerlo e misurarne la concentrazione.

“Oggi servono costose analisi di laboratorio per misurare la concentrazione di Pfos - spiega in una nota Paolo Ugo, professore di Chimica analitica a Ca’ Foscari e coordinatore del team di inventori del sensore - mentre il nostro sensore permette un riscontro sul campo, immediato e poco costoso, utile, ad esempio, a concentrare gli ulteriori approfondimenti analitici solo sui siti più inquinati”.


L’invenzione è opera del team coordinato dal professor Paolo Ugo e composto dalla professoressa Ligia Maria Moretto, dalla ricercatrice Angela Maria Stortini e dalla ricercatrice Najmeh Karimian, arrivata dall’Iran al Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi di Ca’ Foscari nel 2016 proprio per l’attività di ricerca che ha permesso di sviluppare il sensore e presentarlo alla comunità scientifica internazionale con un articolo sulla prestigiosa rivista scientifica Sensors dell’American Chemical Society.

Il brevetto è ora pronto a un ulteriore passaggio prima di poter arrivare nelle case e nelle aziende interessate, ad esempio quelle che gestiscono le reti idriche. “Occorre infatti – spiega la nota dell’Ateneo - l’investimento industriale per ingegnerizzare il dispositivo che rende facilmente fruibile sul display la misura effettuata dal sensore. Il risultato finale sarà un apparecchio simile al glucometro, comunemente utilizzato per misurare la glicemia”.

Ai ricercatori è intanto arrivato il grazie del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia: “Mi congratulo e ringrazio il professor Paolo Ugo, professore di Chimica analitica a Ca’ Foscari, e tutto il suo team di ricercatori – dichiara il Presidente della Regione del Veneto – per l’attenzione che hanno prestato nel focalizzare i loro studi nel cercare una soluzione relativamente ad un tema che mi sta particolarmente a cuore. Li ringrazio personalmente e confermo il massimo impegno della Regione nella prevenzione della diffusione dei PFAS, queste sostanze che conosciamo essere pericolose per la salute e per l’ambiente, che Regione del Veneto sta combattendo con tutti i mezzi disponibili”; afferma il governatore in una nota.

“Molto bene che nel campo della ricerca si proseguano gli studi – ribadisce il Presidente della Regione del Veneto – questo a dimostrazione che anche la scienza considera importante approfondire i temi legati a queste sostanze chimiche pericolose. E se l’attenzione accademica cresce, credo che, a questo punto, sia fondamentale che anche il Governo agisca. Ribadisco che, come la Regione Veneto sin dal 2017 si è imposta limite zero PFAS per le acque destinate al consumo umano, è necessario che il Ministero dell’ambiente ponga subito limiti nazionali zero PFAS.” 

17 aprile 2019
© Riproduzione riservata


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