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Cessione ospedale S. Antonio di Padova. Marino (Cimo): “Troppe ombre a meno di un mese dal trasferimento”

A preoccupare il sindacalista è la mancata certezza sui fondi per i medici e i dubbi sul mantenimento delle prestazioni offerte. Dubbi anche dalla Fp Cgil Medici, che spiega: “Abbiamo preteso chiarezza su tre punti: la mobilità, le risorse dei fondi, la tutela delle retribuzioni. Vigileremo”.

06 DIC - A poco meno di un mese dalla cessione dell’Ospedale S. Antonio di Padova, le polemiche sollevate in questi mesi non sono ancora risolte. In primis, i sindacati dei medici non hanno firmano l’accordo per il trasferimento dell’Ospedale e c’è chi, come Anaao – Assomed, ha impugnato le deliberazioni del Dg della Aulss 6 Euganea e dell’Aou, attuative del trasferimento. “Il trasferimento di ramo d’Azienda da Ulss 6 Euganea ad Azienda Ospedaliera di Padova è programmato per il 01.01.2020 – spiega il Segretario Filippo Mario Marino, Cimo Azienda Ospedaliera - ed i medici che verranno trasferiti sono circa 200.  Sulla cessione del ramo d’azienda noi sindacati possiamo fare gran poco perché trattasi di una volontà politica. Su quello che possiamo invece, dire la nostra, sono i fondi dei medici (per contratto collettivo): di posizione, di risultato e di disagio. Con la fusione dei due ospedali, il numero dei medici aumenterà e senza un adeguato rimpinguamento del fondo da parte della Regione Veneto, con l’aumento del numero dei medici, il risultato finale sarà che tutti noi ci rimetteremo. La mancanza di risposte fa sospettare che le risorse che verranno trasferite non saranno sufficienti, per cui il grosso rischio sarà che verranno penalizzati non solo i dipendenti del Sant’Antonio, ma tutti i lavoratori dell’Azienda Ospedaliera” .


Un altro nodo da sciogliere è il numero delle prestazioni offerte dopo la cessione del ramo d’azienda. Quello che preoccupa sono, appunto, le prestazioni complessive che, nel caso in cui dovessero essere decurtate, a rimetterci sarebbero tanto gli utenti padovani che i medici, legati anche loro alle prestazioni/fondi. “Più volte ci è stato detto che il passaggio dell’Ospedale S. Antonio ad Azienda Ospedaliera – chiarisce Mario Marino - non avrebbe compromesso la quantità di prestazioni offerte. È pertanto interesse non solo dei dipendenti dell’Ospedale Sant’Antonio e di quelli dell’intera Azienda, ma anche di tutta la popolazione padovana, conoscere nel dettaglio le intenzioni dell’Aou in ordine alla delicata questione che ancora a pochi giorni dalla fusione non sappiamo nel dettaglio”.

A scendere in campo a fianco dei medici è anche la sigla sindacale Fp Cgil Medici che non ha condiviso il passaggio dell'Ospedale Sant'Antonio all'Azienda ospedaliera di Padova e ha espresso la sua contrarietà in tutte le sedi. “Abbiamo preteso chiarezza su tre punti: la mobilità, le risorse dei fondi, la tutela delle retribuzioni – chiariscono Giovanni Migliorini e Giovanni Campolieti, Fp Cgil Medici - Abbiamo lavorato che si prevedesse la rideterminazione dei fondi fino a raggiungere il livello medio pro capite, abbiamo ottenuto l'impegno dell'Amministrazione nel garantire la mobilità per il personale medico e dirigente sanitario, e su questo vigileremo e sosterremo tutti coloro che sono interessati a questo istituto. Abbiamo ottenuto l'impegno all'omogeneizzazione degli istituti contrattuali al fine di mantenere il trattamento economico tra le aziende “.

E intanto l’Anaao, nella persona del segretario regionale Adriano Benazzato, ha depositato al Tar Veneto - Venezia il ricorso per l’annullamento delle quattro deliberazioni dei Direttori Generali della Ulss 6 Euganea e dell’Aou di Padova attuative del trasferimento dell’ospedale Sant’Antonio.

Endrius Salvalaggio

06 dicembre 2019
© Riproduzione riservata


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