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Veneto. PD: “Cittadini hanno speso 3,2 miliardi di tasca propria per curarsi, tutte tasse occulte”

I consiglieri Dem parlano di 1.623 miliardi di servizi privati accreditati pagati con il Fondo sanitario regionale (il 17% del totale). E “gran parte di questa spesa riguarda le prestazioni specialistiche. Tac e risonanze svolte presso strutture private”. Il privato, poi, “ha in mano il 70% della riabilitazione e quasi il 20% delle dimissioni ospedaliere". Fracasso: “Altro che Veneto Tax Free, sono numeri che fotografano un servizio pubblico che si sta allontanando dai cittadini nei tempi, nei luoghi e nell’accessibilità”.

13 FEB - “Nel 2018 i cittadini della Regione Veneto hanno pagato di tasca propria tre miliardi e 260 milioni per curarsi, una cifra in crescita negli ultimi tre anni. Solo in Lombardia e Lazio spendono di più, ma hanno anche più abitanti. Altro che Veneto Tax Free, Zaia la smetta di raccontare favole”. A denunciarlo sono consiglieri regionali del Partito Democratico, che in una nota illustrano i dati che “fotografano un servizio pubblico che si sta allontanando dai cittadini nei tempi, nei luoghi e nell’accessibilità”, come spiega il capogruppo Stefano Fracasso.

“I servizi privati accreditati pagati con il Fondo sanitario regionale - spiega Fracasso - valgono 1.623 miliardi ovvero il 17% del totale. È la Ragioneria di Stato a smentire il 7% sbandierato da Zaia, non il Partito Democratico. Gran parte di questa spesa - ha specificato - riguarda le prestazioni specialistiche (1,1 miliardi). Tac e risonanze svolte presso strutture private”.

Il consigliere Claudio Sinigaglia si è poi soffermato sui dati della Relazione sociosanitaria della Regione: “Nel 2019 c’è stata un’ulteriore crescita dei posti letto nel privato, soprattutto per chi proviene da fuori Veneto: nel 2013 quelli pubblici erano 240 e oggi sono 85 contro i 587 del privato! Privato che ha un peso ben più importante rispetto a quanto dichiarato dal governatore: ha in mano il 70% della riabilitazione e quasi il 20% delle dimissioni ospedaliere. Altro aspetto da sottolineare è il fallimento delle aperture serali e nei periodi festivi e prefestivi: nel 2015 le visite specialistiche erano 193mila, nel 2018 sono scese a 134mila, 50mila in meno! E appena 315 mammografie serali, nemmeno una al giorno. Numeri impietosi che non sappiamo neanche quanto costano, perché non ci forniscono i dati. È però certo che si tratta di lavoro straordinario. Infine la mancata riforma delle Ipab: si stanno immettendo nel Veneto i cosiddetti privati commerciali speculativi, con effetti devastanti. Sono 35 strutture aperte o che verranno aperte tra il 2018 e il 2021. E tra i privati che si sono buttati in un investimento che risulta essere particolarmente remunerativo ci sono per esempio due realtà aziendali come Fin. Int. e Numeria”.


Nella nota Bruno Pigozzo ha quindi gli effetti sui professionisti impiegati nel settore pubblico: “Il clima all’interno di queste strutture si sta deteriorando, le fughe verso il privato per lavorare in un posto più tranquillo con un trattamento economico migliore sono in aumento. E ciò porta, lentamente, allo smantellamento del pubblico, basta vedere l’ingrossarsi delle liste di attesa. Inoltre la centralizzazione assoluta su Azienda Zero ha provocato difficoltà organizzative nelle strutture ospedaliere, perché i centri di responsabilità sono lontani dal territorio, con i direttori generali diventati meri esecutori con occhio quasi esclusivo al budget”.

Sulla questione personale si è soffermata poi la consigliera Anna Maria Bigon: “Mancano medici, infermieri e operatori sanitari. La Regione deve fare l’impossibile per integrare il personale e migliorare le strumentazioni in dotazione alle strutture, in modo da farle funzionare. La salute dei cittadini va tutelata ovunque, altrimenti la Giunta si prenda la responsabilità di chiuderle, senza scaricare l’onere sui territori”.

Francesca Zottis è tornata sul caso delle Ipab: “Si fa morire di asfissia un settore ed è una precisa scelta politica. Le case di riposo pubbliche non reggono più i costi e il Veneto è l’unica Regione a non aver affrontato la questione. Adesso non è più il privato no profit a integrare il pubblico, bensì quello commerciale - ha denunciato, prima di tornare sul caso dell’associazione La Nostra Famiglia che si occupa della riabilitazione dei disabili: “È un servizio che va supportato e non abbandonato. Stiamo parlando di un soggetto accreditato, la Regione non può abbandonare né chi dirige né i lavoratori né le famiglie”.

“La razionalizzazione imposta con l’Azienda Zero e un’unica Ulss per far quadrare i conti, alla fine, è un grosso favore al privato” attacca Andrea Zanoni. “Penso alla provincia di Treviso, dove molte persone della parte meridionale della Marca sono costrette a fare decine di chilometri e ore di strada per una visita perché vengono spediti ai confini con il Friuli. Si tratta soprattutto di anziani: se non hanno qualcuno che li può accompagnare perdendo magari un’intera mattinata, la soluzione è una sola: andare dal privato. E così - conclude Zanoni - la razionalizzazione si scarica interamente sui cittadini”.

13 febbraio 2020
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