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Coronavirus. In Veneto ok a sperimentazione farmaci off label anche a domicilio. Tra questi anche l’ormai famoso e controverso Avigan 

Il Veneto autorizza i trattamenti con i farmaci per cui è stata avviata la sperimentazione in ospedale anche per i pazienti assistiti a domicilio. Oltre al giapponese Avigan anche il Tocilizumab, la Clorochina/Idrossiclorochina e poi Lopinavir/Ritonavir, Duranavir/Ritronavir, Remdesivir. Qualora le terapie fossero iniziate in ospedale, potranno essere proseguite a domicilio o in Rsa, su prescrizione dello specialista infettivologo o pneumologo

31 MAR - Il Direttore Generale della Sanità della Regione Veneto, Domenico Mantoan, ha trasmesso alle Ullss del Veneto il protocollo per avviare la sperimentazione di alcuni farmaci direttamente a domicilio, utilizzando una procedura messa a punto dal Comitato Scientifico specifico attivato dalla Regione. Tra questi, i già noti Tocilizumab e il giapponese Avigan ma anche Clorochina/Idrossiclorochina, Lopinavir/Ritonavir, Duranavir/Ritronavir, Remdesivir.
 
Il Documento, spiega la Regione in una nota, "è stato redatto alla luce delle attuali conoscenze scientifiche degli studi clinici, sulla base della pratica clinica e dello scenario epidemiologico ed organizzativo attuale della Regione Veneto e sarà soggetto ad aggiornamento periodico in rapporto alle nuove evidenze scientifiche e all’evoluzione del quadro epidemiologico, e si basa sulla revisione delle limitate evidenze scientifiche disponibili al momento e su documenti di indicazione terapeutica sviluppati da enti di riferimento nazionali ed internazionali".

 
La Regione ricorda poi che "con Determina n. 258 del 17 Marzo, Aifa ha autorizzato la rimborsabilità per tre mesi anche in regime domiciliare e a carico del SSN dei medicinali Clorochina, idrossiclorochina, lopinavir/ritonavir, darunavir/cobicistat, darunavir, ritonavir per il trattamento dei pazienti affetti da infezione da SARS-CoV2 (COVID-19)" e precisa che "l’impiego è riferito al trattamento e non alla profilassi per COVID-19".
 
"I medicinali - spiega ancora la Regione Veneto - dovranno essere dispensati dalle farmacie ospedaliere ed è prevista la trasmissione ad AIFA dei dati relativi ai pazienti trattati secondo modalità che saranno indicate nella sezione del sito istituzionale di AIFA Emergenza COVID-10".
 
"I trattamenti possono dunque essere iniziati anche a domicilio e, qualora le terapie fossero iniziate in ospedale - sottolinea la nota della Regione -  potranno essere proseguite a domicilio o in RSA, su prescrizione dello specialista infettivologo o pneumologo. Poiché è necessario garantire la tracciabilità dei pazienti trattati con i farmaci soprariportati l’Unità Speciali di Continuità Assistenziale, istituite ai sensi dell’art 8, D.L. 9 marzo 2020 n. 14, dovranno attivare un Registro dei pazienti trattati, in accordo con la Farmacia ospedaliera".
 
Queste le caratteristiche dei pazienti considerati candidabili alla terapia a domicilio:
- positività del tampone nasofaringeo per nCOV-19; Febbre <38°C; Tosse;
 
- Frequenza Respiratoria:15-20 atti respiratori/minuto;
 
- Frequenza cardiaca 51-100 Battiti/minuto;
 
- Pressione sistolica (mmHg) 101-160;
 
- Saturazione ossigeno ≥ 95%;
 
- Saturazione ossigeno dopo “Test del cammino” (ovvero dopo aver camminato alla massima velocita possibile per il soggetto, ma senza correre, per almeno 3 minuti lungo un percorso diritto): non compare dispnea e la saturazione ossigeno si mantiene >92%;
 
- Mantenimento dello stato di vigilanza (assenza di confusione, sonnolenza, ecc.).
 
"Il modello organizzativo individuato - sottolinea ancora la Regione - parte dall’ultimo Aggiornamento delle linee di indirizzo organizzative dei servizi ospedalieri e territoriali in corso di emergenza COVID-19, trasmesso dal Ministero della Salute in data 25.03.2020"
 
Sulla base del citato documento del Ministero, la Regione Veneto ha quindi stabilito compiti e procedure, prevedendo che: 
- Le Unita Speciali di Continuita’ Assistenziale, istituite ai sensi dell’art 8, d.L. 9 marzo 2020 n. 14, recante “Disposizioni urgenti per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale in relazione all'emergenza COVID-19”, svolgono un ruolo essenziale nella gestione domiciliare dei pazienti affetti da COVID-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero.
 
- I Medici di Medicina Generale (MMG) i Pediatri di Libera Scelta (PLS) e i Medici di Continuità Assistenziale (MCA), mediante la sorveglianza sanitaria attiva operata con triage telefonico di iniziativa, comunicano il nominativo e l’indirizzo dei pazienti all’Unita Speciale di Continuità Assistenziale (USCA) che opera per valutazioni dei soggetti con sintomatologia che devono essere considerati come sospetti casi COVID-19.
 
- I medici dell’USCA per lo svolgimento delle specifiche attività devono essere dotati di idonei dispositivi di protezione individuale e seguire tutte le procedure già all’uopo prescritte.
 
- I medici dell’USCA che si recheranno al domicilio del paziente o presso la Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA), dopo aver convalidato il sospetto diagnostico mediante test per la ricerca del Coronavirus su tampone nasofaringeo, su indicazione dello specialista infettivologo o pneumologo, avvieranno il paziente al trattamento, consegnando il fabbisogno per 7 giorni di trattamento.
 
- La Farmacia Ospedaliera consegnerà il farmaco all’USCA che si preoccuperà di tenere un Registro per la tracciatura del farmaco erogato. Il Registro dovrà contenere le seguenti informazioni:
1. Nominativo del paziente con data di nascita e riferimenti del domicilio (abitazione/RSA)
2. Data inizio terapia
3. Terapia consegnata
4. Data fine terapia
5. Esito: a) risoluzione della sintomatologia; b) ricovero ospedaliero


31 marzo 2020
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