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Anestesisti, merce rara (e preziosa) anche (e soprattutto) in Calabria

23 LUG - Gentile Direttore,
la denuncia sui social ripresa dalle principali testate giornalistiche di una paziente campana, ha scoperchiato il più classico dei vasi di Pandora. Mentre ci auguriamo che la signora abbia nel frattempo risolto il suo problema, non possiamo fare a meno di notare (e far notare) come nel corso degli ultimi anni la criticità, cominciata con piccoli focolai periferici, si sia progressivamente allargata a macchia d’olio, coinvolgendo anche le grandi strutture sanitarie su tutto il territorio nazionale. E come prim’ancora che dai pazienti, la segnalazione del pericoloso trend negativo fosse stata effettuata già nel 2013 dai medici oculisti, orfani della nostra preziosa presenza a garanzia della sicurezza dei pazienti, nelle sale operatorie.

Secondo una stima della nostra Associazione (AAROI-EMAC Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani Emergenza ed Area Critica), quattromila medici anestesisti rianimatori mancano oggi all’appello per poter garantire i Livelli Essenziali di Assistenza. E molti di più ne mancheranno nei prossimi anni, secondo le previsioni della FIASO (Federazione Italaina Aziende Sanitarie ed Ospedaliere) che attraverso il proprio presidente, Ripa di Meana, fa sapere che è proprio a carico della nostra disciplina che la proiezione futura risulta essere la peggiore (-4725 medici anestesisti rianimatori da qui al 2025).


La situazione in Calabria rispecchia abbastanza fedelmente la negatività nazionale del trend. E’ stato sì riconosciuto, a partire da quest’anno, un ampliamento del numero dei posti disponibili alla Scuola di Specializzazione in Anestesia e Rianimazione dell’Università Magna Grecia. Ma il numero nonostante sia praticamente raddoppiato rispetto agli anni precedenti, resta comunque insufficiente a colmare il gap venutosi a creare. Una stima, ancorché spannometrica, quantifica oggi in una cifra compresa tra 80 e 100 le unità di medici anestesisti rianimatori mancanti in Calabria. I benefici derivanti dall’ampliamento del numero degli specializzandi, però, si potrebbero apprezzare solo tra cinque anni.

Già, si potrebbero. L’uso del condizionale è infatti d’obbligo, perchè gli eventuali benefici sarebbero al lordo dei pensionamenti nel frattempo intervenuti ed all’avvicinamento a casa dei neospecializzati provenienti da altre regioni. La situazione, è evidentemente critica. Né chi avrebbe dovuto il compenso all’inevitabile esodo per motivi anagrafici cui si è assistito in questi ultimi anni, ha mostrato capacità organizzative lungimiranti essendosi trincerato dietro l’alibi del blocco del turn over, senza pensare che i nodi, alla fine, sarebbero giunti al pettine.

O, peggio ancora, come qualcuno maliziosamente insinua, il tutto sia stato artatamente fatto per garantire il flusso migratorio verso le regioni “virtuose”. La carenza di medici anestesisti rianimatori nella nostra regione rappresenta un vulnus corresponsabile della mobilità passiva. E questo vulnus dev’essere immediatamente corretto. Com’è facilmente intuibile, l’allungamento delle liste d’attesa derivante dalla quantitativamente ridotta performance chirurgica, stimola i pazienti calabresi a trasferire la propria richiesta di salute altrove, incrementando il deficit economico finanziario del nostro Sistema Sanitario Regionale. Come cercare di porvi rimedio? Non certo con la proposta di Ripa di Meana:”...maggiore valorizzazione delle professioni non mediche e una forte integrazione col territorio.”.

La soluzione immediata, parrebbe ovvio, è l’assunzione immediata di un numero congruo di specialisti. Ma di specialisti, sulla piazza, ce ne sono pochi. Si può provare ad attrarre i giovani dalle regioni vicine magari incentivandoli economicamente. E soprattutto incrementare il numero di Borse di Studio per specializzandi, poste a carico della Regione, estendendo parallelamente la rete formativa della nostra Università.

Nel frattempo, per garantire i L.E.A. chirurgici e la sicurezza nei presidi ospedalieri disagiati - non se ne abbiano a male i giornalisti alla spasmodica ricerca dello scoop - non esistono alternative alle tanto vituperate prestazioni aggiuntive, se non l’implosione del sistema. Le prestazioni aggiuntive cesseranno quando finalmente sarà colmato il deficit occupazionale con le assunzioni degli specialisti necessari, cosa che personalmente, dal mio ruolo, avrei fortemente desiderato fosse già accaduto da tempo. La sicurezza non è un costo, ma un risparmio, soprattutto in termini di vite umane. E se qualcuno pensa di andare alla ricerca degli sprechi in sanità, e noi medici anestesisti rianimatori calabresi siamo con lui, provi a guardare in altre direzioni: sarà ampiamente soddisfatto.

Domenico Minniti
Presidente Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani – Emergenza ed Area Critica (AAROI-EMAC) Sezione Calabria


23 luglio 2018
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