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Trieste. Condannato a 15 anni e 7 mesi medico accusato di aver ucciso nove anziani con sedativi


Il professionista è stato riconosciuto colpevole di omicisio volontario ed è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e dall'esercizio di professione medica per cinque anni. Medico e Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina (Asugi) sono stati poi condannati in solido al risarcimento dei danni in favore dei congiunti delle vittime che si sono costituiti parte civile, con causa da promuovere davanti al giudice civile per la conseguente liquidazione.

04 FEB -

La Corte d'Assise di Trieste ha condannato V. C. (queste le sue iniziali), l'ex medico anestesista del 118 accusato di aver ucciso a Trieste nove anziani con iniezioni di potenti sedativi durante interventi di soccorso domiciliare, a una pena di 15 anni e 7 mesi di reclusione.

Il medico, riferisce l'Ansa, è stato ritenuto colpevole di omicidio volontario. Inoltre è stato condannato per falso in atto pubblico per sette imputazioni su nove, in quanto le altre due sono state dichiarate prescritte.

Il professionista e l'Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina (Asugi) sono stati condannati in solido al risarcimento dei danni in favore dei congiunti delle vittime che si sono costituiti parte civile, con causa da promuovere davanti al giudice civile per la conseguente liquidazione.

Sono stati inoltre condannati in solido a pagare le spese di difesa di costituzione parte civile. Campanile è stato anche interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e interdetto dall'esercizio di professione medica per cinque anni.

I giudici hanno concesso all’imputato non solo le attenuanti generiche, ma anche l’attenuante di aver agito per motivi di particolare valore morale e sociale. Come riferisce il Fatto Quotidiano, il medico avrebbe ucciso per mettere fine alle sofferenze di quelle persone. Le iniezioni avevano inoculato potenti sedativi nel corso di interventi di soccorso domiciliare.

Le vittime, riferisce sempre il Fatto, avevano tra i 75 e i 90 anni e quattro di loro avevano patologie oncologiche e tutte avevano richiesto un intervento d’urgenza a causa dell’aggravarsi delle condizioni di salute.

I fatti contestati risalgono a un periodo compreso tra il novembre 2014 e il gennaio 2018. L’inchiesta, la ricostruzione è sempre del Fatto, era iniziata dopo la morte di una signora di 81 anni, che era stata soccorsa il 3 gennaio 2018 alla casa di cura “Mademar”. In quel caso Campanile aveva effettuato un’iniezione di Propofol. Il caso era stato segnalato dai colleghi all’Azienda sanitaria. La Procura di Trieste aveva così riaperto altri otto casi di decessi avvenuti a seguito dell’intervento del medico e avevano fatto riesumare cinque salme per svolgere gli accertamenti autoptici.



04 febbraio 2023
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