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La sanità secondo il PD. Ecco il documento approvato dall’Assemblea nazionale


Un documento in dieci punti per riaffermare il diritto alla salute. Priorità assolute sono la sanità del Sud e un federalismo solidale e responsabile. E poi trasparenza e legalità, rilancio degli investimenti, verifica della qualità e alleanza con gli operatori, non autosufficienza, salute della donna  e lotta al dolore.

07 FEB - L’assemblea nazionale del PD del 4 e 5 febbraio scorsi ha approvato all’unanimità il documento programmatico sulla sanità.
Dieci punti, sui quali hanno lavorato nei mesi scorsi i componenti della consulta sanità del partito, guidati da Beppe Fioroni e coordinati da Paolo Fontanelli e Roberta Agostini, e che dettano la linea del PD sulle più importanti questioni riguardanti il sistema sanitario italiano.
Intanto il titolo del documento “La salute in tutte le politiche”, che si rifà allo slogan dell’accordo del 2007 con tutti paesi Ue voluto dal Governo Prodi e portato a termine dall’allora ministro Livia Turco, a testimoniare che, si legge nel documento, “la salute è la più grande delle ricchezze, sia per gli individui che per la società”.
Da qui la forte presa di posizione sul mantenimento del Servizio sanitario nazionale, quale “risposta più coerente e più economicamente sostenibile” per rispondere all’evoluzione della domanda di salute. Sottolineando che la sanità “non ha bisogno di tagli ma di essere ben governata e ben gestita”. Per questo il PD esprime “un convinto no al tentativo strisciante del Governo di privatizzare intere fette del Ssn con il progressivo e costante taglio alle risorse finanziarie”.
 
Ma è sulla sanità meridionale e sul federalismo che il documento approvato individua due priorità e due questioni della massima importanza.
La sanità del Sud “deve diventare una grande questione nazionale perché rappresenta un’oggettiva debolezza della coesione del Paese e mette a rischio anche la tenuta complessiva del Ssn”. Serve un cambio di rotta, quindi,  a partire dagli stessi piani di rientro dal deficit, che riguardano essenzialmente il Sud, “ormai diventati mera politica di tagli orizzontali e indiscriminati, senza alcuna reale iniziativa di riqualificazione”.
E poi il federalismo sanitario. Quello proposto dal Governo non piace al PD. “Il calcolo del fabbisogno finanziario delle Regioni non può infatti essere ancorato ai soli indicatori di consumi sanitari per classi di età”. “Occorre considerare anche altri indicatori fondamentali come il livello sociale, lo stato di salute, il livello di ammodernamento tecnologico e strutturale, la presenza di strutture e servizi sul territorio”. Da qui una road map per un federalismo sanitario “solidale e responsabile”: costi standard adeguati e basati su criteri che non penalizzino le realtà più disagiate; rapida approvazione dei nuovi Lea; superamento del gap regionale nelle politiche di prevenzione sanitaria; integrazione e razionalizzazione degli interventi a cavallo tra sanità e sociale; portare a termine il processo di riorganizzazione della rete territoriale; istituzione di un nuovo sistema indipendente di valutazione della qualità delle cure e dell’uniformità dell’assistenza in tutte le Regioni.
 
Ma c’è anche un’altra emergenza alla quale bisogna rispondere. Quella della legalità e della trasparenza perché, dice il PD, “la salute deve stare fuori dagli affari” e i “partiti fuori dalle nomine”. Quindi impegno forte per estromettere il malaffare dalla sanità ma anche per garantire che manager e primari siano scelti “solo per le loro competenze, le loro esperienze e le loro capacità professionali e non perché appartengono a questa o quella cordata di potere e di interesse”.
E questo anche perché “la sanità è fattore di sviluppo per il Paese e non una palla al piede”, come dimostrano i dati sul comparto che, se da un lato, pesa sul Pil in termini di spesa pubblica per il 7,2%, dall’altro contribuisce alla ricchezza del Paese con il 12,8% del Pil, caratterizzandosi come impresa capace di muovere “risorse, uomini e know how con tanto made in Italy”.
Ma i nostri ospedali e le nostre strutture sono in maggioranza vecchi e insicuri, sottolinea il documento, che chiede di “riaprire il cantiere della sanità per l’ammodernamento e la messa in sicurezza del sistema”.
In questo quadro serve anche ribaltare il clima teso dei rapporti tra Governo e operatori sanitari con i quali il PD vuole aprire un “confronto permanente per affrontare tutti i temi legati allo sviluppo della professionalità”. A partire dalla “formazione, dalla ricerca, dalla autonomia e dal loro coinvolgimento nel governo clinico delle aziende sanitarie”.
 
E gli utenti? Per il PD è tempo che i cittadini siano realmente protagonisti. “Dobbiamo imparare ad ascoltare i cittadini” e per questo “vogliamo che siano messi a regime strumenti reali di valutazione delle cure all’interno dei quali il giudizio del cittadino dovrà avere un peso determinante”. A tal fine il PD propone la pubblicità del livello qualitativo delle strutture e della professionalità degli operatori perché il cittadino deve “poter scegliere dove andare anche in base a queste valutazioni”.
E poi c’è una grande questione da affrontare: quella della salute delle donne, perché si ammalano di più e perché la ricerca clinica le vede ancora discriminate nei trials quando sono evidenti le diverse reazioni alle terapie. Ma soprattutto, sottolinea il PD, perché “la salute delle donne è un paradigma dello stato di salute dell’intera popolazione” come affermato dall’Oms.
E infine due grandi aree sulle quali serve un cambio di rotta nelle politiche: quella delle fragilità e quella dell’attenzione e cura a chi soffre.
Tra le fragilità svetta la priorità di dare risposte adeguate alla non autosufficienza, a partire da garanzie adeguata di assistenza nei Lea, fino alla possibilità di ulteriori facilities con Fondi integrativi “con tariffe e costi controllati”.
Ma non c’è solo la non autosufficienza. Sul tappeto anche la necessità di stoppare gli attacchi alla legge 180, alle politiche di taglio per la cura e l’assistenza nelle tossicodipendenze e nella disabilità, fino alla piena applicazione della recente legge sulla dislessia.
 
E poi l’attenzione alla lotta al dolore, per la quale il PD rivendica il suo impegno per la legge recentemente approvata ma critica l’assenza di risorse per la sua applicazione, conseguente al mancato stanziamento deciso dal Governo.
Più risorse per la lotta al dolore, quindi, con l’impegno  a “non lasciare nessuno solo di fronte alla malattia, evitando contestualmente tutte le forme di accanimento terapeutico”. Ma su questo tema, quello del fine vita, il documento sulla sanità del PD non va oltre. Per sapere quale sarà la linea sul testamento biologico, bisognerà aspettare le conclusioni dall’apposita commissione, istituita in occasione dell’ultima direzione del partito e presieduta da Rosy Bindi, alla quale l’Assemblea nazionale ha incaricato di trovare una linea comune su tutte le più scottanti questioni eticamente sensibili, compreso il biotestamento.

 

07 febbraio 2011
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