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Rsa Covid free ma ancora blindate. Nove volte su dieci incontri con plexiglass e senza abbracci


A denunciarlo alcuni comitati di familiari degli ospiti delle Rsa: “Le strutture ostacolano l’ordinanza nazionale e quelle regionali”. Stilato un decalogo dei gravi ostacoli che limitano, ad oggi, la libertà degli anziani ricoverati nelle strutture e dei loro familiari

21 MAG - Le strutture per anziani ostacolano l’ordinanza firmata dal ministro Speranza l’8 maggio scorso che consente le visite in piena sicurezza in tutte le Rsa e non rispettano le disposizioni attuative regionali delle Asst, Asl e Ats.
 
La denuncia arriva da alcuni comitati di familiari degli ospiti delle Rsa (Anchise, Diana Onlus - Associazione Diritti Non Autosufficienti, Fondazione Promozione Sociale Ets, Medicina Democratica, Orsan - Open Rsa Now, #RSAaperte, Rsa_Unite Comitato del Trentino) nel corso della conferenza stampa “Rsa tutte zona bianca: istruzioni per l’uso”.
 
Per questo i comitati hanno stilato un decalogo dei gravi ostacoli che limitano, ad oggi, la libertà degli anziani ricoverati nelle strutture e dei loro familiari
1) Mancata applicazione totale o parziale dell’ordinanza nazionale dell’8 maggio 2021.
2) Non rispetto delle disposizioni attuative regionali delle Asst, Asl e Ats
3) Disparità immense e a macchia di leopardo tra Nord, Centro, Sud e Isole
4) Elevato costo dei tamponi rapidi a carico dei familiari non vaccinati in visita

5) Mantenimento delle stanze degli abbracci, delle pareti da contatto e del distanziamento. Servono accessi liberi, non contingentati e senza operatori accanto che tolgono la privacy e rallentano le visite perché dovendo essere per forza presenti gli operatori si possono fare meno incontri
6) Totale discrezionalità delle oltre 7.000 Rsa nel consentire entrate e uscite degli ospiti. Chiediamo di entrare nelle stanze dei pazienti vaccinati che non possono uscire in giardino o sono allettati e i familiari devono riprendere il loro ruolo di caregiver per imboccare e aiutare nelle attività quotidiane gli ospiti non autosufficienti
7) Utilizzo ingiustificato della sorveglianza attiva (quarantena) in caso di uscite dell’ospite
8) Negazione dei contatti fisici con i propri cari agli ospiti con deterioramento cognitivo, come da ordinanza
9) Zero collaborazione tra Rsa e familiari per trovare delle soluzioni condivise
10) Va eliminato il modulo di condivisione del rischio, oggi è una vessazione inutile
 
“Le Rsa non sono e non possono essere una terra di nessuno dove i diritti sono sospesi – ha detto Sandra Zampa, responsabile salute del Partito Democratico e consulente del ministro della Salute Speranza – fino a quando possiamo tollerare che i nostri anziani, le nostre nonne e nonni, siano sottoposti alla privazione di un diritto fondamentale come quello della relazione con i propri famigliari e i propri affetti? Dopo l’ordinanza del ministro, il protocollo messo a punto dalle Regioni, le due circolari ministeriali del 2020 e, soprattutto, la campagna vaccinale che ha raggiunto pressoché tutti gli ospiti delle Rsa, siamo ancora costretti a ripetere che le porte si devono riaprire per lasciare entrare parenti e affetti”.
 
Zampa condivide dunque senza incertezze la battaglia condotta dai comitati dei familiari: “Gli ospiti delle Rsa devono vedere rispettati i propri diritti e le Regioni che accreditano le strutture devono fare in modo che ciò avvenga. Nei giorni scorsi il ministero ha promosso un’iniziativa importantissima, di cui vanno ringraziati il ministro Speranza e la Commissione Paglia, relativa al censimento delle Rsa in italia. Un’iniziativa che darà frutti soprattutto in vista di una riforma dell’attuale sistema. Nell’immediato – ha concluso – va reso effettivo il diritto dei nostri anziani a tornare a una vita di relazione, in sicurezza e nel rispetto delle regole che ne tutelano la salute. Tutto questo è possibile e viene già fatto in diverse città e Regioni: va fatto subito ovunque”.
 
"Il ritorno alle visite dei parenti per gli ospiti delle RSA è un passo avanti - ha detto il responsabile sanità di Forza Italia e vice presidente della Camera Andrea Mandelli -  ma è oggettivo che esistano ancora molte criticità nelle procedure e che la fruibilità debba essere migliorata. Non posso dunque che ribadire il mio impegno affinché venga superato ogni ostacolo sia nelle RSA che negli ospedali. E' infatti arrivato il momento che anche le strutture ospedaliere riaprano le porte ai parenti dei pazienti ricoverati. Io stesso, insieme a molti colleghi di Forza Italia, ho presentato un emendamento al Dl Riaperture per consentire le visite familiari nei reparti dei nosocomi attraverso il green pass. E’ un percorso avviato, che spero veda, con l’impegno di tutti, dei miglioramenti tangibili. Il green pass può rivelarsi, in questo senso, uno strumento funzionale e virtuoso".
 
“Nonostante l’ultima ordinanza del Ministero della Salute che limita le visite ai possessori di certificazione verde Covid-19 – ha spiegato l’On. Lisa Noja, membro della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati – sappiamo della diffusa difficoltà che ancora riscontrano centinaia di famiglie per poter tornare a visitare i propri cari nelle Rsa e nelle altre strutture analoghe. Per questo, mentre in Senato è stato approvato un emendamento per garantire in tutta Italia le visite in sicurezza, Italia Viva alla Camera sta operando su due fronti: stanziamo tre milioni di euro per garantire tamponi gratuiti ai visitatori, evitando così discriminazioni su base economica o territoriale e, con una risoluzione depositata nei giorni scorsi, chiediamo al Governo di garantire, laddove si configurino in futuro altre situazioni di emergenza, la piena attuazione dei diritti fondamentali alla salute psico-fisica, all’affettività e al rispetto della vita privata e familiare, previsti dalla nostra Costituzione e dalla Cedu, delle persone residenti nelle Rsa e in tutte le strutture residenziali e di cura”.
 
“Noi e i nostri famigliari – hanno detto Desiré Pantaleoni e Desiree Porretta del comitato #RSAaperte - siamo i principali stakeholder e i principali finanziatori delle strutture, pertanto reclamiamo il diritto ad essere presenti nei Cda delle RSA con una rappresentanza significativa rispetto al numero dei consiglieri. Lo stesso rappresentante sarà poi il referente diretto del comitato familiari degli ospiti. È quindi auspicabile che all’interno delle singole strutture ci sia un ufficio/punto di accoglienza per noi familiari, gestito da un nostro rappresentante”.
 
“Chiediamo che i costi del tampone rapido, da eseguire come da ordinanza ministeriale prima di ogni visita nelle strutture – ha dichiarato Dario Francolino, presidente del comitato Orsan – Open Rsa Now - siano a carico dei vari servizi sanitari regionali, come già avviene per i tamponi di screening e che i tamponi si possano fare gratuitamente nei drive-in oppure negli hub vaccinali oppure in farmacia. In Lombardia e in Piemonte è stata già introdotta la gratuità del tampone rapido per i familiari degli ospiti ma non si sa bene dove è possibile farli”.
 
“In rappresentanza del Comitato Familiari Rsa_Unite del Trentino – ha affermato Giordana Gabrielli di Rsa_Unite Comitato del Trentino - intendo esprimere la delusione per le nostre aspettative disattese riguardo l’ordinanza firmata dal Ministro della Salute Speranza. Nonostante in molte Rsa della nostra provincia si sia raggiunta la cosiddetta immunità di comunità, assistiamo all’applicazione in modo disomogeneo di regole, tempi e modi delle visite e, in qualche Rsa addirittura alla riduzione del numero delle visite rispetto alle modalità precedenti”.
 
“È urgente la riapertura delle Rsa e Rsa – ha detto infine Laura Valsecchi, presidente di Medicina Democratica - perchè è inaccettabile che con tutte le precauzioni adottate (vaccino, tamponi, misure di protezione) non possa avvenire. È altresì urgente modificare, sia culturalmente che organizzativamente, la cura sanitaria, assistenziale e sociale delle personae anziane, malate, con patologie invalidanti e non autosufficienti. Bisogna ripensare a un assetto di servizi territoriali e dei ricoveri in capo al Ssn che risponda ai bisogni effettivi di tutte queste persone, senza costringerle a dover pagare per poter essere curate, facendo in modo che possano continuare a godere di un diritto che è loro costituzionalmente garantito”.

21 maggio 2021
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