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Il  collasso, annunciato, del Servizio sanitario nazionale

12 LUG -

Gentile Direttore,
la situazione sanitaria della Regione Emilia-Romagna, come pure quella di altre regioni, sta assumendo connotati di grave criticità, divenendo al limite della sostenibilità in molti settori, sia della sua componente ospedaliera che in quella territoriale: la situazione è al limite del collasso, che al momento ancora non avviene soprattutto grazie allo spirito di sacrificio con cui il personale continua a lavorare a fronte di carenze di organici

E’ vero, manca il personale e soprattutto mancano i medici.

Ma questa è una scoperta recente? E’ stata determinata veramente dalla pandemia? Forse è quello che si vorrebbe far credere per giustificare situazioni le cui cause invece vengono da lontano.

Di recente si è parlato di  un verbale d’intesa con i sindacati ospedalieri e l’Assessorato regionale, sulla questione dei reparti EU e PS che sarebbe stato condiviso con tutte le organizzazioni sindacali.

Ma in realtà CIMO Emilia Romagna non lo ha firmato perché non sono state accolte le dovute correzioni che forse avrebbero permesso di mettere in atto azioni più efficaci . La mancata completa analisi dei fenomeni è il motivo del nostro dissenso:

Da anni i rappresentanti  sindacali (CIMO in particolare) nelle riunioni all’assessorato  regionale ponevano il problema della necessità di una programmazione corretta dei fabbisogni futuri  di medici specialisti, che avrebbero dovuto essere comunicati al MIUR, sulla base delle piante organiche dei diversi reparti. Ma non si sono mai volute fare delle piante organiche corrette, non si è mai voluto riconoscere le carenze, semmai si è cercato  di proporre modelli organizzativi e professionali basati sul task-shifting dalla professione medica a quella infermieristica e su questo ci sarebbe un lungo discorso da fare.

Senza risposte a tutte queste cause  irrisolte,  I medici continueranno a fuggire dagli ospedali verso il privato ed i giovani medici cercheranno  lavoro all’estero, dove le remunerazioni sono più adeguate alle responsabilità.

Ma il ritornello costante è che non ci sono fondi, che le regioni hanno chiesto ma lo stato non da (e non sono previsti nel PNRR).  Possiamo comprendere questa difficoltà in cui le regioni si trovano, ma chi deve essere  a battere i pugni sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni e battere cassa al Ministero della salute, se non le regioni stesse?

Noi siamo disponibili ad appoggiare le regioni che faranno questo, piuttosto che chiedere l’autonomia differenziata, accodandosi a Regioni come il Veneto e la Lombardia, in cui la privatizzazione del Servizio Sanitario sta avvenendo a grandi passi, occorre chiedere provvedimenti legislativi urgenti per salvare i reparti di EU e di PS e con essi il SSN.

 Visto che la decretazione d’urgenza è stata di recente utilizzata ampiamente in questi anni non vedo perché non possa essere ora utilizzata per mettere a disposizione delle Regioni maggiori stanziamenti economici, da destinare anche e soprattutto al personale, e che arrivino però efficacemente e presto nelle tasche dei Medici

La Federazione CIMO-FESMED c’è ed è pronta a dare il suo contributo di idee e azioni.

Dott. Salvatore Lumia
Presidente Regionale Emilia-Romagna della Federazione CIMO-FESMED



12 luglio 2022
© Riproduzione riservata

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