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Trapianti. A Bologna primo trapianto con cuore prelevato “in scatola”

Eseguito all’Irccs Policlinico di Sant’Orsola. Il sistema OCS (Organ Care System) - Heart, conosciuto come “Il cuore in una scatola”, consiste in una una macchina innovativa che conserva il cuore vivo e battente prima del trapianto e, se ce n’è bisogno, lo cura. Donini: “AUn risultato di eccellenza, che conferma il livello della sanità pubblica dell’Emilia-Romagna”.

27 SET - Eseguito all’Irccs Policlinico di Sant’Orsola il primo trapianto di un cuore prelevato con sistema OCS (Organ Care System) - Heart, conosciuto come “Il cuore in una scatola”, una macchina innovativa che conserva il cuore vivo e battente prima del trapianto e, se ce n’è bisogno, lo cura, donata dalla Fondazione Sant’Orsola grazie alle donazioni dei bolognesi. Ad eseguire l’intervento, lo scorso 30 agosto, l'équipe dell’Università di Bologna, guidata da Davide Pacini, Direttore della Scuola di specializzazione di Cardiochirurgia, 
 
“Il paziente che ha ricevuto l’organo - riferisce la nota del Sant’Orsola — è un uomo di 65 anni residente fuori regione ed era assistito con un dispositivo di assistenza ventricolare VAD da circa due anni. Oggi sta bene ed è stato dimesso dalla terapia intensiva. Il prelievo e il trapianto sono stati eseguiti lo scorso 30 agosto. Il sistema OCS in Italia è stato utilizzato finora solo presso l’Azienda Ospedaliera S. Maria della Misericordia di Udine, l’Ospedale di Padova e l’Ospedale Niguarda di Milano, e rappresenta una delle più recenti e significative innovazioni tecnologiche nel campo dei trapianti e della preservazione d’organo”.
 
L’Organ Care System è la prima apparecchiatura portatile al mondo di perfusione cardiaca, dalle dimensioni prossime a quelle di un piccolo carrello, trasportabile su ambulanza del 118, come in questo primo caso a Bologna, o in elicottero e aeroplano. “Il sistema OCS - Heart — evidenzia la nota — garantisce la contrattilità e la pulsatilità del cuore del donatore attraverso l’infusione continua di sangue caldo, ossigenato e ricco di nutrienti nelle coronarie e riduce il lavoro cardiaco tenendolo continuamente drenato. Attraverso questo sistema è possibile monitorare in continuo la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, il flusso coronarico, la pressione di perfusione, e lo stato metabolico dell’organo donato (prelievo dei lattati venosi e arteriosi e dati emogasanalitici) oltre che ispettivamente la contrattilità dell’organo. L’OCS Heart consente di giudicare lo stato di salute del cuore in tempo reale e di modificare parametri emodinamici e metabolici per ottimizzare il risultato, ma anche di interrompere il trapianto in caso di andamento negativo (evitando di impiantare un organo ad alto rischio di disfunzione immediata)”.
 
In questo modo i vantaggi sono più di uno: 
- “il cuore può essere trapiantato in sicurezza anche se proviene da un donatore più anziano”;
- “gli interventi di lunga durata - per la presenza di altri problemi ad esempio vascolari, o perché, come nel caso specifico, il ricevente è portatore di un dispositivo di assistenza ventricolare VAD - possono essere affrontati con maggiore sicurezza”;
- “le possibilità di trasferimento dell’organo da un ospedale all’altro, per raggiungere un paziente idoneo a quell’organo, sono più ampie”.

L’utilizzo dell’OCS, sottolinea ancora il Policlinico, “è possibile solo grazie a tutti gli anelli della catena del Trapianto che in Emilia Romagna è coordinata dal CRT (Centro Riferimento trapianti) diretto da Gabriela Sangiorgi, che interviene dalla selezione dell’organo, fino al trasporto vero e proprio a cura della centrale Operativa 118 Emilia Est, unico punto di riferimento regionale per i trasporti complessi in extracorporea".

La particolarità di queste tipologie di trasporto consiste nell’impiego di mezzi di soccorso opportunamente equipaggiati, dotati di innovativi impianti, simili a quelli in uso nelle Terapie intensive ospedaliere. L’utilizzo di sistemi tecnologicamente avanzati è appannaggio del personale sanitario della Centrale operativa 118 dell’Azienda USL di Bologna, adeguatamente formato e addestrato in collaborazione con l’équipe della Cardiochirurgia del Sant’Orsola.
 
L’OCS è arrivato a Bologna grazie a una raccolta fondi lanciata da Fondazione Sant’Orsola che ha permesso di raggiungere i 225.000 euro necessari, grazie alle donazioni di Fideuram, Coop Alleanza 3.0, altre piccole imprese e 998 bolognesi che hanno dato il proprio contributo. “È stata una catena di solidarietà - spiega il presidente di Fondazione Sant’Orsola Giacomo Faldella - che dimostra come i privati, unendo le forze, possano avere cura dei beni comuni e fare qualcosa di concreto per migliorare ancora la qualità già così alta della cura garantita dai nostri ospedali. In questo caso particolare il valore è ancora più grande, perché l’OCS è un ponte che consente all’organo donato di raggiungere, anche nei casi più proibitivi, chi lo aspetta per poter continuare a vivere. È uno strumento a servizio del dono”.
 
“Da oggi abbiamo un’arma in più per combattere temibili malattie -  dichiara Chiara Gibertoni, direttore generale dell’IRCCS Azienda Ospedaliero Universitaria di Bologna-Policlinico di Sant’Orsola -. Puntiamo alla ricerca, allo sviluppo e all’applicazione clinica delle nuove tecnologie per guardare con fiducia al progresso della medicina e chirurgia e al futuro dei trapianti di cuore, in questo modo esercitando appieno il nostro ruolo di Istituto di Ricovero e Cura a carattere Scientifico per il bene dei pazienti”.
 
“Ancora una volta - commenta Raffaele Donini, assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna -  un risultato di eccellenza, che conferma il livello della sanità pubblica dell’Emilia-Romagna, del Sant’Orsola e della straordinaria equipe del professor Pacini sostenuto dal Centro Riferimento Trapianti che coordina le attività e promuove la donazione di organi, senza la quale nulla è possibile, fino al 118 che sempre fornisce soluzioni tecnologiche all’avanguardia. Un ringraziamento va alla Fondazione Sant’Orsola e a chi ha contribuito all’acquisto del sistema OCS-Heart, a dimostrazione del senso di comunità che contraddistingue i nostri territori. La strada, per la sanità pubblica, è quella di continuare a guardare avanti, alle innovazioni che salvano le vite, proprio come in questo caso. Come Regione continuiamo a investire in tecnologia, assicurando al sistema sanitario le condizioni per rispondere in maniera sempre più efficace alle nuove sfide che ogni giorno si presentano”.
 
"La Cardiochirurgia – dichiara il Rettore dell’Università di Bologna Giovanni Molari - è una scuola di grande tradizione nella Medicina universitaria bolognese e mantiene grandi capacità innovative anche mediante prestigiose collaborazioni internazionali. Questo risultato rafforza il ruolo centrale del Policlinico Sant’Orsola nell’assistenza e nella ricerca sui trapianti, suggellato dal riconoscimento ministeriale quale IRCCS. L’Ateneo auspica che anche la Regione continui a riconoscere l’importanza di sostenere i centri di riferimento in grado di fornire prestazioni di altissima complessità a vantaggio di tutto il sistema".
 
“Questa nuova tecnologia, grazie alla generosità dei donatori, consente alla Cardiochirurgia - conclude il professore Davide Pacini direttore dell’unità operativa - di imporsi come struttura all’avanguardia e centro di riferimento nel trattamento dell’insufficienza cardiaca a livello nazionale e soprattutto di eguagliare gli standard assistenziali dei più prestigiosi centri di trapianto cardiaco europei e statunitensi, esercitando così appieno il suo ruolo di IRCCS”.
 
L’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola è l’unico ospedale a eseguire trapianti di cuore in Emilia-Romagna. Nel 2021, nonostante la pandemia, si è arrivati a 31 trapianti di cuore, posizionandosi come primo centro in Italia per numero di interventi. Ad oggi sono stati eseguiti 22 trapianti (20 adulti) confermando il trend positivo dell’anno scorso. Non solo: quello del Sant’Orsola è stabilmente il centro che garantisce la più alta sopravvivenza post-intervento in Italia (80% dopo 5 anni, contro la media nazionale del 73%).  
La disponibilità di organi per il trapianto rimane, però, molto limitata e comunque inferiore rispetto al numero di pazienti in lista d’attesa. Anche per questo ogni cuore donato è estremamente prezioso. Secondo le ultime rilevazioni disponibili a livello nazionale, però, solo il 49% di cuori donati riesce ad essere utilizzato per il trapianto (dato 2019).
L’utilizzo di questa innovativa tecnologia, secondo il Policlinico, “contribuirà ad aumentare questa percentuale".

27 settembre 2022
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