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Pnrr. Per gli Ordini Tsrm-Pstrp del Fvg “un’occasione sprecata e imposta dall’alto”

La presidente Susanna Agostini denuncia un modello costruito, “ancora una volta”, senza il coinvolgimento e la partecipazione dei professionisti sanitari, ossia di coloro i quali operando in prima linea avrebbero potuto portare una collaborazione ed una vision ai decisori finali sotto molti punti di vista”. Per Agostini, tra le altre cose, nella delibera 1446 “manca una vera definizione delle équipe multi professionale delle Case di Comunità”.

15 NOV - “La Delibera della Giunta Regionale 1446, rispettosa ed inclusiva delle indicazioni del Piano Nazionale di Resistenza e Resilienza, che ha come oggetto la definizione delle attività e delle funzioni dei livelli assistenziali del SSR, delude le professioni sanitarie”. Lo fa sapere Susanna Agostini, Presidente dell’Ordine TSRM-PSTRP delle Province di Gorizia, Pordenone, Trieste, Udine.

Un modello organizzativo del SSr il cui indirizzo politico è stato fatto, secondo Susanna Agostini, ancora una volta, senza il coinvolgimento e la partecipazione dei professionisti sanitari, ossia di coloro i quali operando in prima linea avrebbero potuto portare una collaborazione ed una vision ai decisori finali sotto molti punti di vista.

Dopo due anni di emergenza sanitaria e quindi dopo che la pandemia ha svelato con tutta la sua forza le fragilità della sanità territoriale, l’Ordine TSRM-PSTRP considera il PNRR una fra le sfide più ambiziose in ambito sanitario regionale, capace di porre rimedio a tutte quelle lacune che fino a questo momento sono state poste in evidenza.  

Per il presidente Agostini, nella delibera 1146 sono indicate le strutture che le Aziende sanitarie sono chiamate ad attivare, ma ciò che manca, è la previsione di una presenza definita delle professioni sanitarie così da poter gestire/assistere le persone in tutti i setting di assistenza, cura e prevenzione.

“Ad esempio, pensando in particolare alla Casa della comunità - afferma Agostini - manca una vera definizione delle équipe multi professionale. Dal dispositivo della delibera regionale 1146, risulta previsto un solo tipo di professionista e cioè l’infermiere di comunità. Riteniamo che per le funzioni della Casa di comunità e delle altre strutture intermedie, sia indispensabile garantire la disponibilità di tutte le professioni sanitarie necessarie, affinché il SSr possa fruire delle migliori e necessarie competenze, a prescindere dalla professione di appartenenza”.

“L’individuazione almeno di una “equipe di base”, la previsione di un “case manager territoriale”, son esempi di quanto ci attendavamo – continua il presidente -. Si tratta di pianificazioni che, mantenendo la figura irrinunciabile dell’infermiere di comunità, avrebbero meglio consentito di avere una base di partenza con una dotazione organica più chiara e basata sulle necessità del singolo caso”.

La scelta a livello politico, continua nella propria analisi l’Ordine delle professioni sanitarie, di non declinare in modo chiaro i bisogni della popolazione, comporta, conseguentemente, l’impossibilità di individuare anticipatamente le professionalità necessarie, per le cure e per la prevenzione come ad esempio: assistenti sanitari (case manager territoriali e gestori della promozione della salute in tutte le età), tecnici della prevenzione (verifica e controllo igienico-ambientale), terapisti occupazionali, educatori professionali, podologi …… (trattamento delle limitazioni nelle attività quotidiane legate alle patologie), logopedisti, audiometristi, audioprotesisti (per i problemi di deglutizione, fonazione e di udito), tecnici di laboratorio e di radiologia (potenzialmente impiegabili in unità mobili tecnologiche per portare la diagnostica a domicilio), fisioterapisti (per la gestione ad ampio raggio del recupero funzionale), dietisti (per l’assistenza nutrizionale nelle cure domiciliari di soggetti fragili).

“In conclusione, qualora si dovesse aprire un tavolo di discussione con la Regione Friuli Venezia Giulia, oppure con le 3 Aziende Sanitarie, l’Ordine sarà in grado di offrire un contributo all’organo decisore, proprio per l’esperienza fra le molteplicità di professioni che rappresenta e che vanno dalle attività preventive, diagnostiche, tecnico-assistenziali e riabilitative”., conclude la presidente Agostini.

Endrius Salvalaggio

15 novembre 2021
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