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Autonomia differenziata in sanità. Gimbe: “Legittimerebbe divario già esistente tra Nord e Sud”


Così il presidente della Fondazione nella sua audizione di oggi alla Commissione Affari Costituzionali del senato. Cartabellotta ha poi rimarcato come, “tenendo conto della grave crisi di sostenibilità del SSN, delle inaccettabili diseguaglianze regionali e dell’impatto delle maggiori autonomie” sia il caso di “espungere la tutela della salute dalle materie su cui le Regioni possono richiedere il trasferimento delle funzioni da parte dello Stato, perché la loro attuazione finirà per assestare il colpo di grazia al SSN”.

23 MAG -

“L’attuazione di maggiori autonomie in sanità, richieste proprio dalle Regioni con le migliori performance sanitarie e maggior capacità di attrazione, non potrà che amplificare le inaccettabili diseguaglianze registrate con la semplice competenza regionale concorrente in tema di tutela della salute. Ovvero, il regionalismo differenziato in sanità legittimerà normativamente il divario tra Nord e Sud, violando il principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini nel diritto alla tutela della salute. Peraltro proprio quando il Paese ha sottoscritto con l’Europa il PNRR, il cui obiettivo trasversale è proprio quello di ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali”, con queste parole il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta ha stroncato nuovamente lil progetto di autonomia differenziata avanzato dal Governo e ora oggetto di un ciclo di audizioni presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato.

Nella sua audizione di oggi Cartabellotta ha poi rimarcato come, “tenendo conto della grave crisi di sostenibilità del SSN, delle inaccettabili diseguaglianze regionali e dell’impatto delle maggiori autonomie” sia il caso di “espungere la tutela della salute dalle materie su cui le Regioni possono richiedere il trasferimento delle funzioni da parte dello Stato, perché la loro attuazione finirà per assestare il colpo di grazia al SSN”.

E sì perché secondo Gimbe “l’emergenza COVID-19 ha ulteriormente indebolito il SSN, la cui crisi di sostenibilità perdura da oltre 10 anni per varie ragioni: imponente sotto-finanziamento, carenza di personale per assenza di investimenti, mancata programmazione e crescente demotivazione, incapacità di ridurre le diseguaglianze, modelli organizzativi obsoleti e inesorabile avanzata del privato”.

“Per la nostra democrazia – ha detto ancora Cartabellotta - non è più tollerabile che universalità, uguaglianza ed equità, i princìpi fondamentali del SSN, siano stati traditi e che i pazienti vivano oggi le conseguenze quotidiane di una sanità pubblica in “codice rosso”: infinite liste di attesa, aumento della spesa privata, diseguaglianze di accesso alle prestazioni sanitarie, inaccessibilità alle innovazioni, migrazione sanitaria, rinuncia alle cure, riduzione dell’aspettativa di vita”.

Sul tema dell’autonomia differenziata Gimbe aveva già prodotto un dossier, oggi richiamato in audizione da Cartabellotta, dove erano state analizzato le maggiori autonomie richieste dalle Regioni in materia di tutela della salute”

Dall’analisi delle richieste di maggiore autonomia avanzate da Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto nell’ambito “tutela della salute”, nel rapporto di Gimbe emergono alcune considerazioni generali:

L’impatto delle maggiori autonomie si inserirebbero quindi, sempre secondo il rapporto di Gimbe, in un contesto di enormi diseguaglianze regionali in termini di adempimenti ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e di conseguente mobilità sanitaria.

In particolare:

“Questi dati – ha ribadito oggi Cartabellotta - confermano che nonostante la definizione dei LEA dal 2001, il loro monitoraggio annuale e l’utilizzo da parte dello Stato di strumenti quali Piani di rientro e commissariamenti, persistono inaccettabili diseguaglianze tra i 21 sistemi sanitari regionali, in particolare un gap strutturale Nord-Sud che compromette l’equità di accesso ai servizi e alimenta un’imponente mobilità sanitaria dalle Regioni meridionali a quelle settentrionali”.



23 maggio 2023
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