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Ssn. Anaao: “Per salvarlo ricorrere anche a tasse di scopo, come sul gioco d’azzardo. Servirebbe il Mes”


"Se si vuole evitare il crollo imminente di un pilastro della nostra democrazia, è indifferibile rivedere le priorità di investimento del Paese, anche ricorrendo a tasse di scopo su comportamenti a rischio di patologie, come il gioco d’azzardo che ha un giro di affari superiore alla stessa spesa sanitaria. Sarebbe necessario il Mes, o almeno parte di esso". Anche per fugare "il sospetto che dietro la mancanza di risorse si nasconda la volontà di consolidamento del processo di privatizzazione".

21 MAG -

"Appaiono largamente condivisibili le proposte dei DdL in esame, in un apprezzabile spirito bipartisan, di un finanziamento aggiuntivo del Fsn di € 4 miliardi l’anno per un totale di € 20 miliardi. Nelle stime Ocse sulla sostenibilità fiscale dei sistemi sanitari entro il 2040, l’Italia si trova al penultimo posto per incremento delle entrate attese (0,2%) e al terzultimo per l’aumento di spesa sanitaria (1,5%). La importante iniezione di denaro pubblico per il Ssn non appare, però, sufficiente a recuperare l’enorme gap della spesa sanitaria pro-capite rispetto alla media dei paesi europei".

Così l'Anaao Assomed oggi in audizione in commissione Affari Sociali alla Camera sul Ddl Schlein e gli altri provvedimenti collegati per un maggiore finanziamento del Fondo sanitario nazionale.

Quanto al provvedimento, però, a "preoccupare" Anaao, inoltre è la "vaghezza" sul reperimento delle risorse necessarie. "Il riferimento a maggiori risorse derivanti dalla crescita economica, al sempiterno recupero dall’evasione/elusione fiscale e alla revisione delle politiche contributive appare tanto vago nei tempi quanto indeterminato nella entità", spiegano.

Perciò, se si vuole evitare il "crollo imminente di un pilastro della nostra democrazia, è indifferibile rivedere le priorità di investimento del Paese, anche ricorrendo a tasse di scopo su comportamenti a rischio di patologie, come il gioco d’azzardo che ha un giro di affari superiore alla stessa spesa sanitaria".

"Sarebbe necessario il Mes, o almeno parte di esso, come Anaao sostiene da tempo, perché non c’è debito altrettanto 'buono' di quello necessario a salvare il soldato Ssn, il bene comune più prezioso che abbiamo e dare a medici e dirigenti sanitari ben più di una foto ricordo ma risorse per mettere il loro lavoro al centro della agenda e garantire una condizione umana e professionale più soddisfacente. E fugare il sospetto che dietro l’obiezione più comune e scontata, che viene posta al definanziamento della sanità pubblica ovvero la mancanza di risorse, si nascondi la volontà di consolidamento del processo di privatizzazione, ovvero meno servizi e più mercato, meno coesione sociale e più diseguaglianze", sottolinea il sindacato.

Ma un incremento delle risorse non basta. "Per rilanciare il Ssn il progressivo incremento del finanziamento pubblico è condizione necessaria, ma non sufficiente. Sono ormai inderogabili coraggiose riforme visto che, a fronte di varie transizioni (epidemiologica, demografica, digitale), le modalità di finanziamento, programmazione, erogazione e valutazione dei servizi sanitari rispondono a leggi che risalgono a 30 anni fa. Serve una revisione della governance delle aziende sanitarie, una riforma dello stato giuridico e del modello contrattuale-retributivo della dirigenza sanitaria, una riforma del suo reclutamento, della formazione post laurea, il miglioramento delle condizioni di lavoro. E individuare il necessario equilibrio ospedale-territorio, ripensando il ruolo e la organizzazione delle strutture per acuti in una ottica di sistema, insieme, non prima né dopo, con quella delle cure primarie.


La stessa valorizzazione della prevenzione primaria rischia, per parte sua, di ridursi a puro slogan se non si chiarisce quanto lo Stato è disposto a sacrificare per ridurre i comportamenti a rischio nel doppio ruolo di gabelliere e curante. In attesa della deriva prossima ventura dell’autonomia differenziata, per cui il diritto alla salute, uno e indivisibile, verrà declinato in ventuno modi diversi, cessando di essere un bene pubblico nazionale per assumere una valenza locale con perdita complessiva di coesione sociale ed accentuazione degli squilibri tra Regioni più ricche e più povere, con le seconde ridotte al rango di clienti delle prime, cui garantiscono la tenuta dei conti".

Infine, sulle liste d'attesa, "condividiamo perciò la proposta di una sua eliminazione, premessa necessaria per una campagna straordinaria di assunzioni, e quella di predisporre una unica agenda di prenotazione tra strutture pubbliche e private accreditate. Ma, più utile, e con effetti a breve termine, sarebbe garantire un vantaggio competitivo alle prestazioni aggiuntive al debito orario contrattuale, richieste e remunerate in regime libero professionale dalle Aziende ed Enti del Servizio Sanitario Nazionale ai propri dirigenti del ruolo sanitario, finalizzate all’abbattimento delle liste d’attesa, attraverso un trattamento fiscale sostitutivo con aliquota al 15%".



21 maggio 2024
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