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Focus Biosimilari. Intervista a Gelli: “Importanti per sostenibilità Ssn, ma politica non può imporre risparmi a tutti i costi. Medico mantenga libertà prescrittiva”


Così il responsabile sanità del Pd è intervenuto sul tema oggetto del convegno organizzato da Quotidiano Sanità lo scorso 15 novembre. Per Gelli si devono chiedere due cose alla classe medica: "Dedicare un po’ più di tempo per informare il paziente sull’uso di nuovi farmaci come quelli biosmiliari e l’impegno di risparmiare quando esistono le condizioni per farlo soprattutto con i nuovi pazienti". 

29 OTT - I lavori a tempo pieno per approdare ad un testo definitivo sul disegno di legge sulla responsabilità professionale avevano bloccato lo scorso 15 novembre il responsabile sanità del Pd, Federico Gelli, impedendogli di partecipare al convegno organizzato da Quotidiano Sanità sui biosimilari. Ad ogni modo la nostra redazione è riuscita a a raggiungerlo e intervistarlo per avere anche il suo contributo su questo tema.
 
On. Gelli, l'introduzione sul mercato dei farmaci biosimilari ha determinato molte aspettative per i potenziali risparmi del Ssn, ma anche preoccupazioni per le ricadute sulla ricerca e soprattutto per l’autonomia del medico che chiede di essere comunque libero nella scelta terapeutica al di là del costo del farmaco. Cosa ne pensa?
Ricadute negative sulla ricerca non ne vedo mentre penso che da parte di molti medici occorre uno sforzo di collaborazione in più. La politica non deve imporre una scelta del risparmio a tutti i costi e la libertà prescrittiva rimane del medico come quella di decidere quali farmaci usare durante un trattamento in corso. Tuttavia abbiamo il dovere di chiedere due cose alla classe medica: dedicare un po’ più di tempo per informare il paziente sull’uso di nuovi farmaci come quelli biosmiliari e l’impegno di risparmiare quando esistono le condizioni per farlo soprattutto con i nuovi pazienti. La sostenibilità economica della nostra sanità è un obiettivo che ci deve impegnare tutti per garantire negli anni a venire l’alto livello delle prestazioni della nostra sanità, che rimane una delle migliori d’Europa. Un tema che passa anche dalle scelte di farmaci che, grazie allo sviluppo scientifico, hanno la stessa efficacia, sicurezza e costano meno liberando risorse che possono essere utilizzate per migliorare i servizi. I biosimilari appartengono a questa categoria. Secondo le stime dell’Aifa, pubblicate lo scorso anno, in Europa con questi farmaci si potrebbe risparmiare circa 2 miliardi di euro l’anno che potrebbero diventare 20 miliardi entro il 2020, questi numeri parlano da soli.
 
Dalla nostra indagine sui biosimilari, che ha coinvolto 30 tra Società Scientifiche e Associazioni di Pazienti, emerge poi una forte differenza nell'approccio al tema da parte delle singole regioni, con rischi di disparità nell'offerta sanitaria e quindi nell’accesso al farmaco biotecnologico da parte del paziente. In che modo è possibile migliorare la situazione?
Il superamento delle differenze tra i livelli assistenziali regionali è uno degli obiettivi di questo Governo e del Partito Democratico. Con la Riforma Costituzionale del Titolo V, in corso di discussione in Parlamento questo stato di cose viene superato perché si rafforza il ruolo dello Stato a cui viene affidata non solo la “determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale ma anche "le disposizioni generali e comuni per la tutela della salute”. In questo modo possiamo assicurare servizi sanitari omogenei e il contenimento dei costi su tutto il territorio nazionale. Non possiamo più permetterci Regioni deboli e Regioni forti perché è proprio su questo punto che si gioca il futuro dell'intero Sistema sanitario nazionale.
 
I protagonisti del nostro Convegno chiedono un ruolo di indirizzo e verifica maggiormente incisivo da parte del Ministero della Salute e dell'Aifa in questa materia. E’ d’accordo?
È senz’altro auspicabile un maggior coordinamento tra Ministero della Salute e Aifa su questo come su altri argomenti.
 
Di autonomia prescrittiva se ne è parlato molto anche in occasione del cosiddetto “decreto appropriatezza” che prevede anche sanzioni per i medici che dovessero prescrivere fuori dalle indicazioni terapeutiche ministeriali. Anche lei è medico. Cosa ne pensa? Ritiene che si stia andando verso una china di burocratizzazione vincolante per i medici come denunciato dalla Fnomceo?
La lotta all’inappropriatezza, un fenomeno denunciato negli anni dagli stessi medici, è sacrosanta. Ricordo che la ormai famosa lista delle 208 prestazioni specialistiche a prescrizione limitata è un documento tecnico-scientifico stilato dal Ministero della Salute e, successivamente, analizzato e integrato dal Consiglio superiore di Sanità. Su questo elenco, inoltre, è stato aperto un confronto con i sindacati medici ai quali è stata data piena libertà di intervento per eventuali modifiche da apportare. Quindi, asserire che è la politica a voler decidere quale esame medico è giusto o non giusto prescrivere ad un paziente non è corretto né veritiero Quanto alle sanzioni lo stesso premier Renzi ha di recente aperto a possibili modifiche.

29 ottobre 2015
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