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Giornata nazionale per la Ricerca sul cancro. Mattarella: “La speranza non è più un miraggio. Compito dello Stato è garantire a tutti gli ammalati livelli di cure appropriate ed efficaci”


Così ieri il Capo dello Stato alla tradizionale celebrazione al Quirinale della giornata promossa dall’Airc. “Ai malati vorrei chiedere di non perdere mai la speranza. Di non lasciarsi mai prendere dallo sconforto. Non c'è persona che, per quanto colpita dalla sofferenza, debba sentirsi inutile, accantonata o tantomeno di troppo”.

30 OTT - Si è svolta ieri al Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la cerimonia per la 18ª Giornata Nazionale per la Ricerca sul Cancro, nel corso della quale hanno preso la parola il Presidente dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, Giuseppe Torrani, il Direttore Scientifico del Beth Israel Deaconess Medical Center of Harvard Medical School, Pier Paolo Pandolfi, e il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.
 
Nel corso della cerimonia il Presidente Mattarella ha consegnato il Premio Speciale AIRC "Credere nella Ricerca" assegnato al Vice Presidente dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, Giuseppe Della Porta, e al Direttore Scientifico dell'Istituto Europeo di Oncologia, Umberto Veronesi, per aver dato alla ricerca oncologica la visione e il sostegno necessari per rendere il cancro più curabile.
 
Di seguito l’intervento integrale del Capo dello Stato Sergio Mattarella:
 
“Sono molto lieto di accogliervi al Quirinale, così come avviene ormai da molto tempo, per iniziativa dei miei predecessori - che pienamente condivido -, in occasione della celebrazione della giornata nazionale per la ricerca sul cancro.
 
Negli ultimi anni sono stati compiuti passi in avanti fondamentali nella lotta contro forme di malattia accomunate da questo nome. Il tasso di mortalità di chi è affetto da patologie oncologiche è sensibilmente diminuito. 
Molti tumori, un tempo considerati inguaribili, vengono ormai stabilizzati, curati e persino debellati. L'opera di prevenzione e di diagnosi precoce, resa possibile grazie al progresso scientifico, consente di ridurre l'impatto umano e sociale di quello che resta comunque la causa di drammi personali e familiari. Nuovi farmaci, nuove cure, nuove tecniche chirurgiche consentono, inoltre, un trattamento dei pazienti sempre meno invasivo. 
 
La parola "speranza" non è più un miraggio, ma una prospettiva concreta. Gli importanti risultati ottenuti ci dicono con chiarezza che finanziare la ricerca oncologica è stata, da sempre, la scelta vincente. E ci dicono anche che dobbiamo continuare, con determinazione, generosità, e lungimiranza, lungo questa strada. Alla ricerca sul cancro bisogna dedicare tutte le energie a disposizione, pubbliche e private. 
Questa 18ma Giornata si svolge in coincidenza di una importante ricorrenza. Sono passati cinquant'anni dalla fondazione dell'Associazione Italiana per la ricerca sul cancro.
 
La vostra Associazione, che ha destinato in questo cinquantennio quasi un miliardo di euro alla promozione della ricerca oncologica, ha svolto un'opera straordinariamente meritoria.
L'Airc rappresenta un modello di esemplare collaborazione tra settore pubblico e settore privato e, in una vera e propria gara di solidarietà, ha saputo coinvolgere i mondi della scienza, del volontariato, dei media, dello spettacolo, dell'economia, dello sport.
 
Nel sostegno alla ricerca contro il cancro siete stati capaci di fare sistema. Avete creato attorno a questa causa, nobile, una mobilitazione civile di imponenti dimensioni. Avete dimostrato, una volta di più, di cosa è capace di fare l'Italia quando si superano contrapposizioni, gelosie professionali, divisioni sterili se non addirittura pretestuose.
 
Nella lotta senza quartiere al cancro resta fondamentale che le risorse pubbliche indirizzino ampie opportunità di finanziamento alla ricerca. Va ribadito che anche la ricerca privata svolge, in questo settore, un ruolo sempre più decisivo.
 
La collaborazione tra pubblico e privato non soltanto è auspicabile, ma va favorita e diffusa a tutti i livelli, nazionale e internazionale. Naturalmente, le istituzioni pubbliche non possono venir meno al loro ruolo essenziale: quello di garantire una ricerca indipendente, slegata da ogni condizionamento di mercato, capace di dare risposte anche nei casi di malattie rare o molto rare.
 
Nella lotta al cancro la prevenzione svolge un ruolo decisivo. Appare, anche in questo senso, particolarmente apprezzabile il lavoro svolto dall'AIRC per informare l'opinione pubblica sulle scoperte della medicina e sulle nuove linee guida. E' importante che sul tema vengano veicolate sempre maggiori informazioni che devono essere chiare, corrette e misurate. Da qui si comprende il ruolo fondamentale dei media, anche loro chiamati a una grande responsabilità.
 
Particolare attenzione deve essere data, da parte di tutto il personale sanitario, al dialogo con il paziente oncologico. Il fattore psicologico conta moltissimo, anche nella risposta alle terapie. Il progresso della scienza, l'avanzamento della medicina, perderebbero di valore se non andassero di pari passo con quel di più di umanità e di sensibilità che è sempre richiesto a chi ha scelto la missione del medico e del sanitario. Ne parlava poc'anzi con efficacia il Ministro della Sanità.
 
Allo stesso modo bisogna adoperarsi con forza per lo sviluppo e la diffusione delle cure palliative, della terapia del dolore e di tutti gli strumenti, della medicina e sociali, che consentono alla persona colpita dal male di vivere con il massimo di dignità la sua difficile condizione. 
Il cancro non è, infatti, una questione "privata" tra il medico e il malato. E' un male di portata nazionale. E' una frontiera che riguarda tutti, con implicazioni scientifiche, mediche, psicologiche, sociali, economiche, familiari.
 
Penso da tempo, da quando, per seguire la persona che mi era più cara al mondo, ho trascorso a più riprese numerose settimane in ospedali oncologici, che per tutte le persone in buona salute sarebbe auspicabile che ogni tanto trascorressero qualche giorno, da visitatori, in ospedale. Il contatto con la sofferenza aiuterebbe chiunque a conferire a ogni cosa il giusto posto di importanza nella vita.
 
Compito dello Stato è quello di garantire a tutti gli ammalati livelli di cure appropriate ed efficaci. Compito di uno Stato è anche quello di non far sentire sole e abbandonate le persone ammalate e in difficoltà. C'è, nel nostro Paese, una rete robusta e diffusa di solidarietà: il mondo del volontariato, cui oggi voglio esprimere il ringraziamento di tutta l'Italia. E' una grande ricchezza, che non viene conteggiata nel Pil, ma che contribuisce in modo determinante all'aumento della qualità della vita.
 
Ci sono poi migliaia e migliaia di casi di persone che assistono quotidianamente, silenziosamente e con grande fatica e dedizione, familiari o persone care gravemente ammalati. Anche a loro, autentici eroi del quotidiano, deve andare la nostra riconoscenza.
 
Ai malati infine vorrei chiedere di non perdere mai la speranza. Di non lasciarsi mai prendere dallo sconforto. Non c'è persona che, per quanto colpita dalla sofferenza, debba sentirsi inutile, accantonata o tantomeno di troppo. A chi combatte il male, talvolta con comprensibile stanchezza, spesso con ammirevole coraggio, desidero rivolgere un saluto e un pensiero particolare di affetto e di vicinanza”.

30 ottobre 2015
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