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Ddl violenza contro operatori sanitari. Fnomceo in audizione alla Camera: “Applicare la procedibilità d’ufficio per tutti i reati”

"Il Parlamento unifichi gli sforzi per approvare in tempi brevi un provvedimento finalizzato a tutelare i medici e gli operatori sanitari, che svolgono un ruolo importante nella società e non possono essere esposti a rischi continui per la loro incolumità personale, da un lato attraverso l'inasprimento della repressione penale di alcuni specifici reati mediante l’ampliamento della procedibilità d’ufficio, e dall'altro con specifiche misure di sensibilizzazione". Questo l'appello del presidente Anelli audito dalle Commissioni Giustizia e Affari Sociali. IL TESTO DELL'AUDIZIONE.

22 GEN - Prevedere la procedibilità d’ufficio per tutti i reati commessi contro gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni. Ad auspicarlo è la Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, audita questa mattina alla Camera, dinnanzi alle Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali, nell’ambito dell’esame dei progetti di legge recanti "Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni", tra i quali il disegno di legge n. 2117, già approvato dal Senato. A rappresentare la Federazione, il suo Presidente, Filippo Anelli.

La Fnomceo, nel dettaglio, auspica un rafforzamento dell’articolo 4, laddove prevede che i reati di percosse (art. 581 c.p.) e lesioni (art. 582 c.p.) siano procedibili d'ufficio, quando ricorre l'aggravante del fatto commesso con violenza o minaccia in danno degli operatori sanitari e socio-sanitari.
L’applicazione della procedibilità d’ufficio andrebbe, secondo la Fnomceo, prevista per tutti i reati commessi contro gli operatori nell’esercizio delle loro funzioni. In questo modo, si solleverebbero le vittime dall'onere di denunciare i loro aggressori, che può rappresentare un pesantissimo condizionamento psicologico. Il più delle volte, infatti, il sanitario aggredito non denuncia, per vergogna, per rassegnazione, ma anche per paura di ritorsioni.

Un’attenzione particolare va riservata, sempre secondo la Fnomceo, ai reati di violenza sessuale e di atti persecutori, per i quali va implementata la disciplina già contenuta nella Legge 69/2019, il cosiddetto “Codice rosso”.

“Le condotte reiterate (molestie) di cui all’art. 612-bis c.p. – ha ammonito Anelli - possono cagionare nel professionista sanitario un perdurante e grave stato di ansia o di paura, tali da ingenerare un fondato timore per la propria incolumità. Di fatto alla reiterazione degli atti corrisponde nella vittima un progressivo accumulo del disagio, finché tale disagio degenera in uno stato di prostrazione psicologica in grado di manifestarsi nelle forme descritte”.

Altro versante su cui intervenire, quello strutturale – organizzativo, con interventi volti ad aumentare la sicurezza e la sorveglianza delle sedi, a implementare i sistemi di gestione e di controllo dei rischi, a formare i datori di lavoro e gli operatori, a ridurre le disuguaglianze di salute.

“La Fnomceo ritiene inoltre che dovrebbe procedersi ad una ricollocazione dei presìdi ambulatoriali di guardia medica in ambiente protetto e quindi idoneo a garantire un'adeguata tutela dell'incolumità e della sicurezza del personale – ha proseguito Anelli - Presso ogni pronto soccorso dei presìdi ospedalieri si potrebbe valutare l’istituzione di un presidio fisso di polizia composto da almeno un ufficiale di polizia e da un numero di agenti proporzionato al bacino di utenza e al livello di rischio della struttura interessata”.

E, ancora, occorre “un piano comprensivo di interventi, che contempli anche misure di sicurezza come videosorveglianza a circuito chiuso negli spazi comuni e altre idonee misure di protezione”.

“Si dovrebbe inoltre procedere alla stipulazione di una polizza di assicurazione in favore del personale medico e sanitario per la copertura dei danni derivanti da atti di violenza commessi nelle strutture ospedaliere e territoriali – ha aggiunto ancora Anelli - Si ritiene inoltre necessario favorire la definizione ed implementazione, all'interno delle strutture sanitarie, di misure di prevenzione - di tipo strutturale, logistico-organizzativo e tecnologico - e di controllo e gestione dei rischi, oltre che assumere iniziative per applicare in maniera organica e completa e implementare le disposizioni di cui al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. Appare necessario assumere iniziative per garantire una maggiore formazione e informazione per i datori di lavoro, i dirigenti e gli operatori sanitari, nonché individuare strumenti che valutino le difficoltà di accesso ai servizi da parte degli utenti e che compromettono l’equità del Servizio sanitario nazionale”.


“Questi aspetti – ha sottolineato Anelli - potrebbero trovare disciplina anche con un richiamo nel disegno di legge in esame all’emanazione di un successivo decreto attuativo”.

Infine, l’importanza della comunicazione, ‘spinta gentile’ verso quel salto culturale che porti a ricomporre la frattura tra la Medicina e la Società. È quello che la Fnomceo si propone di fare con le sue campagne di comunicazione e poi sostenendo la produzione del Docufilm “Notturno”, incentrato proprio su questa tematica, che sarà presentato il 5 febbraio proprio alla Camera dei Deputati.

“Occorre, soprattutto, nel medio e lungo periodo, un netto cambiamento di rotta a livello culturale per ricostruire il patto di fiducia tra medici e cittadini, che è imprescindibile per l’alleanza terapeutica – ha affermato Anelli -. Sono dunque necessari interventi di tipo divulgativo e comunicativo verso la popolazione, perché si riporti in Sanità il rapporto paziente-personale assistenziale a una corretta e produttiva forma collaborativa e a un giusto livello di tolleranza, che deve contraddistinguere una società civile, nel rispetto dei diritti di entrambi: sanitari e pazienti”.

In conclusione, un appello al Parlamento: “Perché, superando ogni possibile divisione e orientamento, unifichi gli sforzi per approvare in tempi brevi un provvedimento finalizzato a tutelare i medici e gli operatori sanitari, che svolgono un ruolo importante nella società e non possono essere esposti a rischi continui per la loro incolumità personale, da un lato attraverso l'inasprimento della repressione penale di alcuni specifici reati, se commessi a loro danno, mediante l’ampliamento della procedibilità d’ufficio, e dall'altro con specifiche misure di sensibilizzazione e disposizioni volte a migliorare la sicurezza all'interno degli ospedali e delle postazioni di guardia medica”.


Sono tre al giorno, 1200 l’anno, le aggressioni denunciate all’Inail dagli operatori sanitari, secondo gli ultimi dati disponibili, quelli relativi al 2018. Di queste, 456 si sono verificate al Pronto soccorso, 400 in corsia e 320 negli ambulatori. Molti di più gli episodi reali, considerando quelli non dichiarati: almeno tremila, secondo una stima della Fiaso, la Federazione di Asl e Ospedali. Mentre secondo un’indagine condotta dal sindacato della dirigenza medica Anaao – Assomed, su 1280 professionisti intervistati, il 65% ha dichiarato di essere stato vittima di aggressioni, verbali nel 66,19% dei casi e fisiche nel 33,8%.
 
Qui il testo della memoria depositato.

22 gennaio 2020
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