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Coronavirus. Zampa: “Su Rsa in Lombardia in corso verifiche su spostamento pazienti Covid dagli ospedali”. Pd: “Regione lo ha fatto”


Così la sottosegretaria alla Salute rispondendo alla Camera ad un’interpellanza del Pd sulla gestione delle Rsa in Lombardia durante l’emergenza. “Il Ministero della Salute ha immediatamente avviato un'attività di verifica ispettiva, tuttora in corso, in ordine alla congruità delle indicazioni fornite alla RSA da parte della regione”.

16 APR - “Il Ministero della Salute ha immediatamente avviato un'attività di verifica ispettiva, tuttora in corso, in ordine alla congruità delle indicazioni fornite alla RSA da parte della regione Lombardia e dalla rispettive ATS, e all'adeguatezza delle attività di prevenzione, vigilanza e indirizzo poste in essere nell'esercizio dei poteri di programmazione, indirizzo e coordinamento di competenza regionale rispetto alle indicazioni fornite dal Ministero della Salute con apposite circolari”. È quanto ha affermato la Sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa rispondendo alla Camera ad un’interpellanza del Pd sulla gestione delle Rsa in Lombardia durante l’emergenza.
 
“È anche oggetto di verifica – ha evidenziato Zampa - , allo stesso modo, verifica ispettiva, se la regione Lombardia abbia, nell'esercizio della propria autonomia organizzativa, chiesto effettivamente alle RSA di ampliare la loro ricettività in modo da ospitare, in funzione deflattiva sugli ospedali, i casi meno gravi di pazienti contagiati da Coronavirus, ferma restando la totale estraneità del Ministero della Salute rispetto alla eventuale adozione di iniziative in tal senso da parte della regione medesima”.
 
Il testo integrale della risposta della Sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa
Signora Presidente, onorevole interpellante, carissime colleghe, onorevole Carnevali, onorevole Quartapelle, in merito alle criticità che voi avete segnalato nel testo che ci è appena stato illustrato molto dettagliatamente, e segnatamente riguardo ai decessi di numerosi anziani presso la residenza sanitaria Pio Albergo Trivulzio di Milano, d'ordine del signor Ministro, in data 9 aprile 2020, è stata attivata la task force prevista dal regolamento di funzionamento dell'unità di crisi di cui al decreto ministeriale 7 agosto 2019.
 
Questa iniziativa ha avuto lo scopo di effettuare un audit presso questa struttura. In considerazione delle misure di contenimento della mobilità, ovviamente connesse alla situazione contingente, questa verifica ispettiva si è svolta in modalità di videoconferenza, con la contestuale presenza, però, del comandante dei NAS di Milano presso la struttura Pio Albergo Trivulzio. Sono stati auditi il direttore generale e il direttore del dipartimento socio-sanitario del Pio Albergo Trivulzio, il direttore generale dell'azienda territoriale sanitaria Milano Città metropolitana, che d'ora in poi citerò come ATS Città metropolitana.
 
La commissione task force ha richiesto ai vertici dell'azienda e ai vertici regionali una serie di atti, tra cui la documentazione clinica degli anziani ricoverati presso la struttura e ivi deceduti, nonché la documentazione che attesta l'attivazione delle misure di sicurezze necessarie poste in essere a tutela dei pazienti e degli operatori, con la relativa cronologia. Inoltre è stata richiesta al direttore generale dell'ATS una descrizione temporale delle attività svolte nel rispetto delle disposizioni emanate dal Ministero della Salute e dalla regione Lombardia in merito all'emergenza COVID-19. Allo stato, la Commissione ispettiva, sulla base dell'analisi della documentazione già acquisita, sta predisponendo una relazione sui fatti.
 
È in attesa infatti di acquisire ulteriore documentazione aggiuntiva, che, insieme all'analisi delle cartelle cliniche e dei certificati di morte dei pazienti, costituirà oggetto di valutazione con resoconto nella relazione finale. L'attenzione è focalizzata sulla presenza di criticità organizzative, che possono avere avuto potenziali ricadute sulla corretta presa in carico e sulla gestione degli anziani presso la struttura, relativamente appunto all'emergenza COVID. A ciò seguirà la formalizzazione alla regione Lombardia di specifiche azioni di miglioramento, rispetto all'emergenza COVID, da implementare presso il Pio Albergo Trivulzio.
 
 
Da quanto precede, e venendo al merito delle specifiche domande poste dalle onorevoli interroganti, emerge che il Ministero della Salute ha immediatamente avviato un'attività di verifica ispettiva, tuttora in corso, in ordine alla congruità delle indicazioni fornite alla RSA da parte della regione Lombardia e dalla rispettive ATS, e all'adeguatezza delle attività di prevenzione, vigilanza e indirizzo poste in essere nell'esercizio dei poteri di programmazione, indirizzo e coordinamento di competenza regionale rispetto alle indicazioni fornite dal Ministero della Salute con apposite circolari.
 
È anche oggetto di verifica, allo stesso modo, verifica ispettiva, se la regione Lombardia abbia, nell'esercizio della propria autonomia organizzativa, chiesto effettivamente alle RSA di ampliare la loro ricettività in modo da ospitare, in funzione deflattiva sugli ospedali, i casi meno gravi di pazienti contagiati da Coronavirus, ferma restando la totale estraneità del Ministero della Salute rispetto alla eventuale adozione di iniziative in tal senso da parte della regione medesima.
 
La task force ha già chiesto la documentazione attestante l'attivazione delle misure di sicurezza poste in essere a tutela dei pazienti e anche degli operatori, con la relativa cronologia; inoltre è stata richiesta al direttore generale dell'ATS una descrizione temporale delle attività svolte nel rispetto delle disposizioni emanate dal Ministero della Salute e dalla regione Lombardia.
 
Quanto al numero dei contagiati, dei decessi per COVID-19 e delle patologie simil-influenzali tra gli ospiti e il personale delle strutture RSA della regione Lombardia e alle proiezioni numeriche di tali dati rispetto al totale della popolazione residente presso le medesime strutture, un campione di dati è contenuto nella survey nazionale sul contagio COVID-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie curata dall'Istituto superiore di sanità, che lascerò e sarà consegnata, perché venga messa agli atti, a disposizione delle onorevoli interroganti.
 
Su 677 RSA pubbliche e convenzionate presenti nella regione Lombardia e contattate dal gruppo di lavoro dell'Istituto superiore di sanità, al 6 aprile hanno risposto all'indagine 164 strutture, pari al 24,2 per cento del totale.
 
Dall'indagine tuttora in corso emerge che il numero totale dei decessi nelle RSA lombarde, dal 1° febbraio 2020 alla data di stesura del questionario (26 marzo-6 aprile, questo è l'arco temporale durante il quale è stato steso il questionario), è pari a 1.822 su un totale di 13.287 residenti al 1° febbraio 2020 nelle predette strutture. Il totale dei decessi accertati con tampone e risultati positivi al tampone è pari a 60. Il totale dei decessi con sintomi simil-influenzali o simili a COVID-19 è pari a 874. I deceduti accertati positivi al COVID-19 con ferma da tampone più i deceduti con sintomi appunto simil-influenzali sono pari a 934, cioè il 51,3 per cento del totale dei decessi nelle RSA lombarde, ovviamente di quelle che hanno risposto al questionario.
 
Più in generale, nell'ambito delle strategie di prevenzione e di controllo dell'epidemia da virus, fin da subito è emersa la necessità di prestare massima attenzione nei confronti della popolazione anziana.
 
Già a gennaio, il 22 gennaio, con una circolare della Direzione della prevenzione si allertava, si segnalava la particolare predisposizione della classe di età “anziani”, della popolazione anziana a questo virus. E sin dall'adozione del DPCM del 1° marzo 2020 anche per la regione Lombardia è stata prescritta la rigorosa limitazione all'accesso dei visitatori agli ospiti nelle residenze sanitarie assistenziali, quale fondamentale misura di prevenzione del contagio.
 
Le persone anziane rappresentano la popolazione fragile per eccellenza, da proteggere con le più idonee cautele, anche e soprattutto nel corso dell'epidemia di COVID-19. Si è constatato infatti che la maggior parte dei casi di COVID-19 si manifesta con gravi risultati, con gravi conclusioni in persone anziane: circa il 60 per cento dei malati ha un'età superiore a sessant'anni. Inoltre l'infezione colpisce con esiti più gravi gli anziani con pregresse patologie; nell'ordine: cardiovascolari, respiratorie croniche e diabete; e la mortalità aumenta con il progressivo aumentare dell'età.
 
Tenuto conto di tali dati di contesto, sono state successivamente avviate le iniziative che di seguito sintetizzo. Per proteggere la popolazione anziana, l'Istituto superiore di sanità ha predisposto un documento, Indicazioni ad interim per la prevenzione e il controllo dell'infezione da SARS-COV-2 in strutture residenziali sociosanitarie, che tra l'altro verrà esaminato nell'odierna riunione del comitato tecnico-scientifico.
 
Inoltre lo stesso Istituto ha avviato iniziative volte a monitorare le attività svolte nelle menzionate strutture e a fornire raccomandazioni per azioni di formazione e di prevenzione finalizzate al controllo delle infezioni da SARS-COV-2, come la predisposizione e la diffusione di materiale comunicativo, la formazione a distanza per gli operatori di RSA e il survey nazionale sul contagio COVID-19. Inoltre, sempre con riferimento alle RSA, la Direzione della programmazione del Ministero della salute, conformandosi alle indicazioni contenute nella raccomandazione dell'OMS del 21 marzo ultimo scorso, con la circolare del 25 marzo 2020, recante l'aggiornamento delle linee di indirizzo organizzative dei servizi ospedalieri e territoriali in corso di emergenza COVID-19, nell'ambito delle strategie di prevenzione, assistenza e controllo del contagio, ha segnalato che l'emergenza connessa agli ospiti pazienti ivi ricoverati rende necessario attivare una stretta sorveglianza e monitoraggio, nonché il rafforzamento dei setting assistenziali.
 
 
Sono state altresì fornite specifiche indicazioni a tutela degli ospiti delle residenze sanitarie assistenziali, proprio in quanto considerati la popolazione più fragile ed esposta al maggior rischio di complicanze fatali associate all'infezione da COVID-19. Richiamata l'esperienza delle regioni precocemente colpite dalla pandemia, si è ritenuto necessario segnalare la necessità di individuare prioritariamente strutture residenziali assistenziali dedicate, dove trasferire i pazienti affetti da COVID-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero, proprio per evitare il diffondersi del contagio e potenziare il relativo setting assistenziale. Inoltre è stata ancora una volta ribadita l'importanza di predisporre percorsi formativi e di prevenzione specifica per tutto il personale ivi operante, segnalando inoltre la necessità di potenziare il personale in servizio presso queste strutture, anche attraverso i meccanismi di reclutamento straordinario già attivato per le strutture di ricovero ospedaliero, nonché la possibilità di ricorrere a personale già impiegato nei servizi semiresidenziali e domiciliari.
 
È stato raccomandato di effettuare in maniera sistematica tamponi per la diagnosi precoce dell'infezione a carico degli operatori sanitari e socio-sanitari e di dotarli dei dispositivi di protezione individuale, nonché di garantire la continuità dei servizi di mensa, lavanderia, pulizia e servizi connessi, estendendo anche a questi operatori le misure mirate a definire una eventuale infezione da SARS-COV-2.
 
Sul versante dell'effettuazione dei test, la circolare n. 11715 del 3 aprile 2020, recante Pandemia di COVID-19. Aggiornamento delle indicazioni sui test diagnostici e sui criteri da adottare nella determinazione delle priorità, ha raccomandato che l'esecuzione dei test venga assicurata agli operatori sanitari e assimilati a maggior rischio, sulla base di una definizione operata dalle aziende sanitarie quali datori di lavoro. Inoltre, tra gli operatori esposti a maggior rischio cui effettuare il test per tutelare prima di tutto loro stessi e per ridurre il rischio di trasmissione nosocomiale, sono stati individuati anche quelli delle RSA e delle altre strutture residenziali per anziani, ancorché asintomatici.
 
 
La replica integrale della deputata Lia Quartapelle Procopio.
 
Presidente, sottosegretaria, è successo solo in Lombardia, e oggi i numeri che ci dà la sottosegretaria provano finalmente una questione incontrovertibile. I numeri che ci ha dato la sottosegretaria sono numeri parziali, e sono i primi numeri che abbiamo da una fonte ufficiale su quello che è successo nelle case di riposo della Lombardia. Sono i primi numeri perché, come opposizione in regione Lombardia, più volte il Partito Democratico e gli altri partiti di opposizione hanno chiesto all'assessore Gallera, al presidente Fontana di capire qual era la reale situazione nelle case di riposo. Abbiamo ricevuto come risposta, in una delle tante conferenze stampa senza contraddittorio da parte dell'assessore Gallera, che quella delle RSA era semplicemente una montatura giornalistica.
 
I numeri che ci ha dato la sottosegretaria fanno parte di un campione, sono quindi un sottoinsieme di quello che è successo in Lombardia; non corrispondono, ce lo ha spiegato molto bene la sottosegretaria Zampa, ai pochissimi tamponi fatti, ai 60 tamponi fatti. Sono però numeri agghiaccianti. Nel periodo dell'emergenza COVID-19 il 15 per cento dei pazienti delle case di riposo sono morti, e almeno la metà di loro è morto a causa di sintomi riconducibili all'influenza, e quindi al COVID-19. È successo solo in Lombardia. Il livello di mortalità nelle case di riposo della nostra regione non è comparabile con nessun'altra regione italiana; e questo purtroppo è successo nonostante il lavoro, la cura, la dedizione dei tanti operatori, dei medici, degli infermieri, degli operatori sanitari, molti dei quali, come ricordava la collega Carnevali, si sono ammalati, e alcuni sono addirittura morti.
 
E non è solo, dati questi numeri, una questione di quello che è avvenuto al PAT; fa bene il Ministero a continuare nell'ispezione, ma non è solo una questione di quello che è avvenuto al Pio Albergo Trivulzio a Milano. Ci sono state tantissime morti, in tante case di riposo che sono diventate purtroppo tristemente famose: Mediglia, Quinzano d'Olgio, la Santa Chiara di Lodi, Lambrate, la provincia di Bergamo. Quello che è successo in Lombardia è così diffuso, in molte case di riposo della regione, perché è chiaramente il frutto di scelte politiche fatte dalla regione.
Che cosa ha fatto, o anzi che cosa non ha fatto la regione per iniziare? Prima di tutto ci ha messo molto tempo a chiudere alle visite dall'esterno le residenze sanitarie per anziani. Nonostante che lo avesse iniziato già a fare il Veneto, il 24 febbraio, nonostante che l'Emilia-Romagna lo avesse fatto il 1° marzo, la Lombardia, la regione con il focolaio più esteso, ha aspettato il 4 marzo per iniziare a limitare le visite dall'esterno nelle residenze per anziani.
 
E poi ha concluso la questione l'8 di marzo insieme al decreto del Governo. Lo stesso giorno, però, l'assessore Gallera proponeva ai colleghi della giunta una cosa inspiegabile, che ha avuto purtroppo gli esiti criminali di cui sopra. L'8 marzo la giunta Fontana, su proposta dell'assessore Gallera, decideva di chiedere alle residenze sanitarie per anziani di ampliare la ricettività dei pazienti per ospitare i casi meno gravi di persone infettate con il COVID e liberare così alcuni posti letto negli ospedali. Lo diceva prima la collega Carnevali: le RSA fanno parte del sistema sanitario nazionale: non possono rifiutare, se la regione chiede. Per rendere più persuasiva la proposta della regione, il 30 di marzo si è aggiunta una retta giornaliera di 150 euro a ogni RSA che accettava i pazienti COVID, pagata dalla regione. Di fatto quello che è successo è che la regione pagava le RSA per favorire il contagio, compiendo quello che è stato un atto gravissimo e irresponsabile.
Non basta dire, come prova a raccontare l'assessore Gallera, che la regione ha dato indicazioni di come trattare i malati COVID. La responsabilità della regione non è solo quella di dare indicazioni; la regione ha una responsabilità di sorveglianza, controllo e sanzione, che troppe volte nella storia della sanità lombarda è venuta meno. Soprattutto in questo caso regione Lombardia è venuta meno a quella responsabilità e non ha esercitato la propria funzione di sorveglianza, controllo e sanzione. E non basta, no, non basta, che ora, con le morti sospette, la regione disponga una commissione d'inchiesta, provando a scaricare i problemi sulla gestione delle RSA.
 
Il problema è a monte, è in quelle due delibere dell'8 di marzo e del 30 di marzo in cui Fontana, Gallera e tutti gli altri assessori della giunta predisponevano il trasferimento dei malati COVID nelle residenze per anziani. L'emergenza - è stato detto da tutti gli infettivologi in modo molto chiaro - doveva essere trattata come una crisi sanitaria, cioè doveva essere fatto tutto il possibile per evitare i contagi. E, mentre tutta Italia si fermava per attuare il distanziamento sociale, che cosa decidevano l'assessore Gallera e il presidente Fontana? Loro decidevano di portare i malati contagiosi nei luoghi dove più si sarebbe dovuto evitare il contagio, proprio dove ci sono i pazienti più fragili e più esposti. Il problema è tutto qui. Chi doveva gestire l'emergenza in realtà non ha fatto altro che rinfocolare il contagio, e questa è una precisa responsabilità della politica.
Questa è una sede politica, non è una sede giudiziaria. Ci sono già le inchieste, la Guardia di Finanza ieri è già stata al palazzo della regione per acquisire tutti i documenti; c'è l'ispezione del Ministero. Su tutto questo parlerà la magistratura e chi dovrà pagare pagherà, ma noi siamo qui per parlare delle responsabilità politiche; e noi, come Partito Democratico, come opposizione in regione, andremo fino in fondo. Non accettiamo le spiegazioni della regione, non accettiamo i tentativi di nascondere i dati che ci vengono finalmente forniti oggi, per la prima volta, in un'altra sede e non accettiamo di ascoltare parlare di montatura giornalistica. Troviamo scandalosa l'affermazione dell'assessore Foroni che ha detto: “in Lombardia, modestamente, noi le abbiamo azzeccate tutte”.
 
È un insulto alle famiglie di tutti coloro che hanno perso delle persone, in particolare alle famiglie di coloro che hanno perso delle persone nelle residenze per anziani. Noi abbiamo chiesto una commissione d'inchiesta regionale sulle RSA e lì, in sede politica, andremo fino in fondo; lo dobbiamo ai familiari, ai lavoratori, a tutti coloro che sono morti. E lo dobbiamo in particolare ai lombardi, che ogni giorno dalle loro case guardano con sgomento quegli amministratori regionali della Lega e di Forza Italia che sono incapaci di gestire l'emergenza, che sono incapaci di riconoscere i propri errori. Sono amministratori drogati della loro stessa propaganda e incapaci di mettersi a lavorare in silenzio per il bene di tutti.

16 aprile 2020
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